Sit in nella capitale dei parenti delle vittime innocenti di violenza assurda
Si chiamavano Simone Frascogna, Gianluca Coppola, Patrizio Falcone, Maurizio Cerrato. Per ricordarli e per lanciare un appello allo Stato oggi andranno a manifestare a Roma le mamme, i parenti e gli amici di queste vittime dell’assurda violenza di strada che sta flagellando il Napoletano da troppo tempo. “Saremo in piazza Santa Apostoli. Volevamo andare davanti al parlamento, ma non ci hanno dato il permesso”, anticipa Natascia Lipari, l’inconsolabile e ultra combattiva mamma di Simone Frascogna, lo studente di 19 anni ucciso a coltellate per un sorpasso da una banda di ragazzi, la sera del 3 novembre 2020, a Casalnuovo. “Continuano a tutelare i minori che uccidono – denuncia intanto Natascia – loro commettono il più grave dei reati e subito li rilasciano o li condannano a pene lievi grazie a benefici di legge iniqui. Però non pensano che è impossibile elaborare il lutto di un figlio. Gli assassini mi hanno condannato all’ergastolo più atroce. Ma non mi fermerò. Io non mi fido della legge, che deve cambiare: costruite carceri, non cimiteri”.
Natascia Lipari stamane si recherà nella capitale insieme con Elisa Ciliento, mamma di Gianluca Coppola, giovane di 27 anni ucciso a colpi di pistola sempre per futili motivi la sera del 18 maggio 2021, a Casoria. Con Natascia ed Elisa ci saranno Anna Gaeta, moglie di Patrizio, ammazzato a Piscinola il 23 maggio del 2020 per una lite condominiale, e Tania Sorrentino, moglie di Maurizio Cerrato, ucciso il 7 aprile dell’anno scorso a coltellate, per un posto auto, a Torre Annunziata. Morti assurde scaturite da una mentalità criminale. “Andremo a Roma – specifica Natascia – pure per aiutare Elisabetta, la mamma di Lorenzo Casini, che sarà là con noi. Elisabetta vuole far riaprire il caso del figlio, trovato morto nel 2019 in un’abitazione, in Veneto, ma dato per suicida”.
Ieri la signora Lipari era più scossa del solito. La notizia dell’assassinio del giovanissimo Giovanni Guarino, avvenuto il giorno prima nella vicina Torre del Greco, l’ha fatta subito ripiombare nell’incubo dell’omicidio di suo figlio. “Ho pensato alla mamma di Giovanni – racconta la donna – io ormai non vivo più e per lei sarà la stessa cosa. Intanto le leggi sono troppo permissive per cui aspettare che un giorno la società migliori senza fare niente significherà vedere ancora tanti innocenti ammazzati”. Per l’omicidio di Simone è stato condannato a 30 anni il diciottenne Domenico Iossa, fratello di un pregiudicato. E’ a Poggioreale. I suoi due complici, anche loro reclusi, minorenni all’epoca dei fatti, hanno avuto 10 e 7 anni. “Non mi basta – la tigna di Natascia – dovevano avere l’ergastolo quelli che hanno condannato alla pena di morte un figlio e una mamma. Ma il nostro sistema non riesce a rieducare nessuno. Nel frattempo le comunità sono sguarnite, impreparate a garantire la cosiddetta “riabilitazione”.
Quando questi soggetti escono dal carcere, magari con i permessi premio, sono più criminali di prima. Per non parlare dei minori che dopo aver ucciso vanno ai domiciliari oppure nelle case famiglia”. Le condanne degli assassini di Simone sono giunte dopo una serie di manifestazioni e una battaglia mediatica quotidiana della mamma e degli amici dello studente ucciso.







