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Ancora una figuraccia alla Leonardo ex Alenia di Pomigliano: blackout di 5 ore. Chiusi due reparti. I dettagli

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Ieri c’è stato un blackout elettrico totale nella fabbrica Leonardo ex Alenia di Pomigliano, oltre 3.000 lavoratori tra diretti e indotto, lo stabilimento aeronautico più grande del Mezzogiorno, dove si producono i componenti del velivolo turboelica regionale ATR e dei grandi aerei commerciali Boeing. Ma alle 10 del mattino circa, nel perimetro dell’impianto, è stato tranciato un cavo elettrico dalla ditta edile che sta eseguendo, per conto dell’azienda, gli scavi per l’adeguamento della condotta di smaltimento delle acque reflue industriali, acque reflue che vanno al depuratore. Quasi tutti gli operai della Leonardo, a causa della mancanza di energia elettrica sono rimasti fermi per tre ore: attività paralizzate, interi settori al buio. Alle 12 e 45 la Leonardo ha comunicato che l’elettricità è tornata nel 90 % dello stabilimento di viale Impero, zona industriale di Pomigliano, nei pressi della fermata centrale della ferrovia Circumvesuviana. Il black out ha però costretto l’azienda a mettere in libertà, cioè a mandare a casa, un centinaio di operai di due reparti, il “Bonding fabbricazioni in clean room fream e shar tie”, dove si producono le strutture secondarie destinate alla fusoliera del grande velivolo commerciale americano Boeing 787, fusoliera in parte assemblata nell’impianto pugliese di Grottaglie, e il “Cap 29 fabbricazioni per Boeing 787 e 767”, dove si formano a caldo sempre i componenti secondari dei jet intercontinentali statunitensi. Qui il blackout è durato fin quasi alle 16. La manodopera rispedita a casa (non sono andati a lavorare in questi due reparti anche gli operi del secondo turno, quello dalle 14 alle 22) è però solo una piccola parte di quella rimasta al lavoro. Dunque, un inconveniente tutto sommato contenuto, peraltro causato da una ditta esterna. Nulla a che vedere con l’incidente ben più grave capitato la notte del 26 settembre del 2015, un incendio di proporzioni notevoli che danneggiò seriamente il reparto verniciatura, rimasto inagibile per diverso tempo e poi terziarizzato, cioè fatto gestire da una ditta esterna. Ma l’episodio di ieri costituisce pur sempre una figuraccia per l’azienda. Intanto si spera nel rilancio strutturale e delle attività. Appena un mese fa qui, nello stabilimento Leonardo di Pomigliano, il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha annunciato, durante una cerimonia sontuosa, una serie di nuovi investimenti pubblici di centinaia di milioni. Milioni che però rischiano di finire nel mare magnum di una fabbrica in cui si sono consumati episodi davvero deludenti. Non solo incendi e blackout. Nel dicembre del 2017 l’allora capo divisione delle aerostrutture, Alessio Facondo, aveva infatti accusato apertamente i lavoratori, durante un’assemblea nella fabbrica di Pomigliano, di essere assenteisti e poco affezionati all’azienda e ai suoi obiettivi di miglioramento.  In quello stesso periodo la Boeing aveva commissariato le produzioni di Pomigliano destinate al 787 e al 767 a causa di una serie di difetti riscontrati nei componenti. E a novembre 2017 e nel marzo del 2018 ci sono state diverse liti tra funzionari e operai, in fabbrica e davanti ai cancelli. Nel frattempo permane uno stato di tensione. Testimoni oculari sono pronti a dichiarare che sussistano gravi problemi organizzativi e produttivi nell’intero impianto.

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