
Un anno e più di bugie, ripieghi, ritardi e tanta, tantissima ipocrisia sul caso dell’eternit tra via Pascoli e cupa Travi.
Dove eravamo rimasti? Ah! Bene, a circa un anno fa (in verità tutta la storia ha inizio molto prima con una prima denuncia del novembre del 2012 ed addirittura una segnalazione del 2009), allorquando la preside della “De Luca Picione – Caravita” istituto comprensivo di Cercola, minacciava provvedimenti severi nei nostri confronti perché avevamo mosso dubbi sulla sua gestione del caso eternit presso la sua scuola. Bene! Anzi, male! Nel senso che quel pericoloso materiale sta ancora là e nelle stesse condizioni (se non peggiori!) di dodici mesi fa, ad incombere ancora sugli alunni e su tutto il vicinato.
Siamo rimasti così, nonostante le promesse e il tempo disponibile per agire, ma nulla è cambiato, o quasi; c’è di nuovo infatti che una parte delle tettoie dei garage limitrofi è stata rimossa, a dimostrazione che, bene o male, le cose si possono fare; è cambiato che il comune di Cercola ha approvato uno stanziamento di 50.000 euro (poi pare portati a 67.000€) per agire in danno alla AMOG, proprietaria di quel grosso capannone e che questa abbia fatto ricorso al TAR per questioni di forma ma, a parte ciò, c’è di nuovo che, con addirittura un interpellanza parlamentare, firmata da ben 7 deputati, quell’amianto, mina ancora la salute dei cittadini e soprattutto dei loro figli, e, di quei lavori in danno, al momento, neanche l’ombra; saranno mai attuati?
Che dire allora?! Che siamo un paese ipocrita e che ci offendiamo se qualcuno ci tira in ballo? Minacciamo di querelarlo se dice la verità? Certo! Ma poi, tiriamo a campare come se quella tettoia non esistesse! Attendiamo che siano gli altri a muoversi come se il problema non fosse il nostro. Come se il problema fosse di chi scrive. Lo facciamo avvicinare da qualche amico per capire le sue intenzioni e questo perché non si capiscono le ragioni per cui si scriva di queste cose. E perché? C’è bisogno di una ragione che non sia quella della salute pubblica, per denunciare una montagna di eternit? Certo che no! E non è un giornalista il responsabile della salute pubblica di un paese! Il problema vero per loro non l’amianto ma è che non si capacitano del fatto che uno abbia a cuore, realmente e senza secondi fini, il bene comune e si guarda come al solito il proverbiale dito e non la luna che questo indica. Si minimizza la cosa e si criticano le modalità dei sopralluoghi delle forze dell’ordine, non il fatto che da anni persiste una tettoia di eternit e per giunta danneggiata, inquinando tutta la zona circostante; cosa per la quale, un intero quartiere dovrebbe sollevarsi e chiedere spiegazioni, invece no, è divenuta, al momento, solo una battaglia di pochi.
Sapete cosa vi dico? Vi dico che in questa storia, purtroppo non dissimile da tante altre, prevale l’estrema ipocrisia che ci caratterizza, estrema e colpevole ipocrisia, poiché le patologie da amianto non si manifestano subito ma subdolamente ci mettono anni per palesarsi e quando ciò accade è troppo tardi. Tardi sì, tardi quando di tempo e di amministrazioni, di presidi e di giudici del TAR ne saranno passati, e tardi per prendersela con qualcuno. Per questo parlo e scrivo, perché forse c’è ancora la possibilità di agire e lo faccio per chi, ignaro, gioca ancora in quel cortile o s’affaccia a quelle finestre; lo faccio per il bambino che insegue il suo pallone, per la mamma che stende i panni, lo faccio per l’operaio che non saprà mai se quel male incurabile sarà stato frutto di quell’amianto o delle sigarette che fuma fuori al suo balcone, mentre pensoso si rilassa dopo una dura giornata di lavoro, penso a loro, proprio a loro ma anche a me.



