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Almaviva addebita spettanze “non dovute”: l’ira dei lavoratori minacciati dai licenziamenti

Gli addetti: “Ci mettono le mani in tasca proprio durante la procedura di mobilità”. 

Oltre un milione di euro di addebiti per “spettanze non dovute” da prelevare dai prossimi stipendi dei lavoratori dei call center di Napoli, Roma e Palermo. Lo ha deciso Almaviva a settembre ma la comunicazione della quantificazione degli addebiti ai 6mila dipendenti delle tre sedi è giunta ieri, provocando l’ira delle maestranze. Comunicazione (sono state calcolate cifre da un minimo di 60 euro a un massimo di 600, per un importo medio di circa 250) che spunta proprio mentre è in atto uno scontro fortissimo con i sindacati sulla questione dei 2511 licenziamenti di tutti i dipendenti delle due sedi di Roma e Napoli e dei 400 trasferimenti dalla sede siciliana di Palermo a quella calabrese di Rende. Intanto il tam tam dei social punta sullo stesso argomento: gli addebiti da sottrarre ai già magri stipendi. “Ci licenziano ma prima ci vogliono mettere le mani in tasca: è un sopruso”, alcuni dei commenti più “benevoli” nei confronti dell’azienda. Tutto nasce da un’interpretazione aziendale. Almaviva ha fatto usufruire ai lavoratori una montagna di ferie nei periodi non coperti dai contratti di solidarietà, che sono in buona parte finanziati dall’Inps, cioè con i soldi dello Stato. Danaro che nel frattempo è stato anticipato dal gruppo. Ma quando poi l’Inps ha liquidato l’azienda per gli anticipi erogati ci si è accorti che tra il dare e l’avere mancava più di un milione di euro nelle casse di Almaviva. Questo perché l’impresa ha voluto pagare al cento per cento ferie che invece doveva pagare solo in parte, grazie al sostegno degli ammortizzatori sociali, inserendole esclusivamente nei periodi coperti dal contratto di solidarietà, cosa che però non è avvenuta. Intanto i lavoratori sono inviperiti. Sullo sfondo c’è una tensione più complessiva e drammatica. I sindacati nazionali hanno appena proclamato lo sciopero in tutto il gruppo per il 10 novembre perché il confronto di giovedi al ministero dello Sviluppo sui licenziamenti è terminato con un nulla di fatto. “E’ una cosa gravissima mettere le mani in tasca ai lavoratori mentre c’è una  mobilità aperta – riferisce Francesco De Rienzo, rsu della sede di Napoli per la Slc Cgil – Ci tolgono soldi dalla già magra busta paga per palesi errori aziendali”. Il recupero degli addebiti sarà rateizzato per 18 mesi a partire dalla busta paga di novembre per i full time e da quella di gennaio per i part time. Ai full time saranno detratti fino a 50 euro a rata e ai part time fino a 25 euro. Le modalità della rateizzazione dipenderanno dal quantitativo dell’addebito individuale. Ora però la domanda sorge spontanea: se dopo il 18 dicembre, data di scadenza della procedura di mobilità, i 2511 dipendenti delle sedi di Roma e Napoli saranno licenziati come farà Almaviva a recuperare i soldi? “Valuteremo al momento in cui questo succederà”, risponde l’azienda. Che però puntualizza: “Nessun errore da parte nostra: Almaviva ha fatto il conguaglio tra ferie e solidarietà e il conguaglio si può fare al termine della solidarietà. Si tratta di spettanze non dovute: abbiamo anticipato giorni di ferie non spettanti. E’ una normale prassi”. Ieri intanto esponenti di Almaviva sono stati ricevuti a Napoli dall’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri, che ha offerto al gruppo il suo pieno sostegno a un piano di formazione. “Ma l’azienda – spiega Palmeri – mi ha riferito che se non si applicherà nei luoghi di lavoro il telecontrollo individuale non potrà attuare la formazione sulla base delle capacità di ogni dipendente”.

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