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Per il governo è sceso in campo il ministro Carlo Calenda.  

I ragazzi di Almaviva sono rimasti fino a notte davanti alla sede del ministero dello Sviluppo Economico. Sindacati e azienda per ore ed ore hanno tentato di strappare al ministro Carlo Calenda e alla viceministro Teresa Bellanova precisi impegni finalizzati al rilancio di un settore costretto in Italia alla caduta libera a causa di una deregulation imposta dalla globalizzazione selvaggia e di politiche aziendali molto aggressive sul fronte del salario e dell’organizzazione del lavoro. Di fronte a una tale situazione l’obiettivo in questa vertenza difficile è comunque di prendere tempo quel tanto che basta per dare la giusta risistemata a un comparto, quello dei call center appunto, che nel nostro Paese non può più affidarsi ai capricci del mercato e che per questo deve essere controllato e gestito da una seria programmazione politica, normata e vincolata. Pena la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro. Sono 2988 i licenziamenti annunciati da Almaviva a marzo: 400 a Napoli, 918 a Roma, 1670 a Palermo. Intanto il prossimo sabato 4 giugno scadrà la procedura di mobilità. Se non dovesse essere revocata si darebbe il via alla più copiosa ecatombe occupazionale degli ultimi decenni in Italia: in un sol colpo quasi tremila posti sarebbero cancellati. E nel Mezzogiorno, vale a dire nella regione europea che in base all’ultimo, agghiacciante rapporto Svimez, sta andando peggio della Grecia.