L’azienda: “Le regioni non hanno fatto nulla”.
Partire dalla vertenza Almaviva per dare il via al riassetto del settore nazionale dei call center, flagellato dalle delocalizzazioni all’estero e dalle gare al massimo ribasso. E’l’obiettivo del confronto che oggi si apre (inizio fissato alle 15) al ministero dello Sviluppo Economico sulla chiusura annunciata delle due sedi Almaviva di Napoli e di Roma e sul contestuale licenziamento, entro il prossimo 18 dicembre, dei 2511 addetti che vi lavorano. Intanto il governo oggi sarà impegnato su un doppio fronte nell’ambito di questa vertenza. La vice ministro allo Sviluppo, Teresa Bellanova, sarà infatti chiamata a mediare l’inizio della trattativa al Mise mentre il ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, risponderà in Parlamento al question time richiesto dai 31 deputati di Sinistra Italiana (primi firmatari del quesito a risposta immediata gli onorevoli Arturo Scotto e Giorgio Airaudo). Sinistra Italiana nel sottolineare “l’assoluta estraneità dei lavoratori e del sindacato alle responsabilità della crisi lamentata da Almaviva” oggi chiederà all’esponente del governo Renzi “che cosa l’esecutivo nazionale intenda fare proprio sul fronte del contrasto alla delocalizzazione all’estero dei call center (magari dove il costo del lavoro e il rispetto delle normative europee sulla privacy dell’utente sono praticamente un “inutile optional” )”. L’altro quesito che Scotto e i suoi colleghi di partito porranno a Calenda è relativo alle azioni che “il governo può mettere in campo contro le gare al massimo ribasso, varate anche da enti pubblici e società partecipate dallo Stato”. Gare per l’affidamento dei servizi di call center ma che finiscono col favorire le delocalizzazioni perché spesso prevedono basi d’asta del tutto incompatibili con il costo del lavoro degli addetti italiani del settore, i cui salari sono regolati dal contratto nazionale delle telecomunicazioni. Proprio per contrastare le delocalizzazioni i sindacati, ma anche le stesse aziende che continuano a operare in Italia senza trasferire lavoro nei paesi in via di sviluppo, ed è il caso di Almaviva, stanno sollecitando l’effettiva applicazione dell’articolo 24 bis della legge di Sviluppo del 2012. Una norma che non è attuata ma che prevede l’inserimento nella chiamata del cliente di una segreteria telefonica con cui viene richiesta l’opzione di rivolgersi a un operatore di call center italiano oppure a uno straniero. La norma prevede una sanzione di 10mila euro al giorno alle aziende di call center che non la applicano. Finora però la segreteria tanto agognata non compare nelle chiamate dei clienti mentre le sanzioni rimangono le solite chimere. Almaviva lamenta poi il sostanziale disimpegno delle regioni sul fronte dei fondi per la formazione professionale. “Il primo agosto abbiamo presentato i piani di fabbisogno – fa sapere il gruppo romano – ma finora le regioni non hanno fatto nulla”. Spinosa pure la questione legata al telecontrollo dei singoli dipendenti, prevista dal jobs act, per aumentare la produttività e la qualità del servizio. “Noi – aggiungono da Almaviva – chiediamo solo che le leggi vengano applicate”. I sindacati nel frattempo si preparano a questo appuntamento di oggi con un solo sciopero, quello deciso dalla Slc Cgil di Roma per la sede capitolina. “Per noi Almaviva sta bleffando – anticipa Salvatore Topo (Fistel Cisl Campania) – oggi dovrà svelare i veri motivi della sua decisione”. “L’azienda dovrà giocare a carte scoperte”, aggiunge Massimo Taglialatela (Uilcom). “Chiederemo la revoca immediata della procedura di licenziamento”, conclude Alessandra Tommasini (Slc Cgil Campania).



