All’ “Olivella” di Palma Campania il  panino d’autore di Nando Bifulco

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Il pubblico e le “creazioni” degli chef hanno sancito il successo dell’evento “Olivella” che si è svolto a Palma Campania, nel Palazzo Aragonese. Nando Bifuco, patròn della “Bif Burger Exclusive”, che ha sede in Ottaviano, ha fatto gustare ai visitatori un raffinato panino d’autore, attento all’innovazione, rispettoso della tradizione e dei prodotti del nostro territorio, “segnato”- i segni “parlavano” alla vista, al gusto e all’olfatto – dal tocco dell’artista.

 

La seconda edizione dell’evento enogastronomico “Olivella” che si è svolta lunedì sera a Palma Campania ha avuto un notevole successo di pubblico. E l’Amministrazione Donnarumma sa che ora iniziano i problemi, perché sarà indispensabile, per la terza edizione, regolare rigorosamente l’accesso del pubblico ai banchi degli chef e delle aziende del settore e coordinare con metodo e con precisione i vari momenti della “serata”, il cui “segno” primo resta la beneficenza. E’ superfluo parlare dello splendore del Palazzo Aragonese, che è stato “teatro” dell’evento, ma anche protagonista, perché, sosteneva Folco Portinari, il piacere della gola trae conforto anche dal “luogo” in cui si consuma il “piatto”: e Ferdinando Russo e Giuseppe Marotta avevano sentenziato, prima di lui, che mangiare spaghetti a vongole di fronte al golfo di Napoli e al Vesuvio è una magia irripetibile. L’evento è stato intitolato “Olivella”, per ricordare che il vitigno era diffuso, secondo il Semmola, “sulle colline di terra vulcanica alle spalle di Palma Campania (Carbonara di Nola, Castello ecc.)”. Ma non bisogna dimenticare che sulla strada Nola – Palma – Sarno, già nella seconda metà del Settecento percorsa ogni giorno da decine di carri in entrambi i sensi, si affacciavano, “tenevano frasca”, cantine e taverne, in cui i carrettieri che non avevano portato con sé “’a marenna ‘e pane” potevano consumare vari tipi di minestra. Alla cultura e alla simbologia del pane sono stati dedicati studi importanti e libri densi di sapienza, anche se la parola “pane” mi fa ricordare immediatamente l’incipit di una poesia di Rodari, intitolata appunto “Il pane”: S’io facessi il fornaio /vorrei cuocere un pane/ così grande da sfamare /tutta, tutta la gente /che non ha da mangiare…..”.Una poesia sempre attuale, come ci sta dimostrando anche questo nostro amaro tempo. E meriterebbero uno studio approfondito  le decine di nomi con cui le comunità italiane chiamano il pane. Dell’ epopea della “marenna”, del “cuzzetiello” e del panino, che hanno confortato e sostenuto generazioni di operai, di impiegati e di studenti, è stato scritto poco. Ricordava Alberto Capatti, nel 2015, che il primo ricettario del “panino” “risale al 1972 ed è compilato da Cesare Cremoni, che gestisce un bar milanese, e da Anna Maria Mojetta. Milano è la prima città italiana a ospitare” gli hamburger delle società americane del fast food e anche i panini d’autore “ rinunciando alle sue patetiche michette con 2 fette di salame, massimo 3, o la spalmata di gorgonzola.”. Qual è la ragion d’essere del panino? E Capatti risponde: “Sostituisce il pasto, si mangia ovunque, solo con le mani, si porta con sé, incartato o imballato, e anche a casa ha una sua ragion d’essere, in una casa in cui il cibo è componibile”. Era fatale che le società americane del fast food arrivassero al punto di “assemblare il panino come un’auto”: è questo il titolo di un articolo pubblicato su “la Repubblica” del 29 settembre 2020 in cui Giacomo Barbieri cerca di spiegare come sia possibile che “un modello di produzione industriale adottato da Toyota sia applicato alla ristorazione per preparare un panino in 50 secondi e ridurre gli sprechi”. Il “Bif nostrum”, il panino che il pubblico dell’ “Olivella” ha potuto gustare, è stato creato da Nando Bifulco come un panino d’autore, aperto alla modernità e rispettoso della tradizione: un panino fatto “con farina di kamut biologico”, in cui trovi “hamburger di angus dei nostri allevamenti, fonduta di provola dei Monti Lattari, emulsione di pomodoro secco del Vesuvio, bacon croccante di nostra produzione e verdure carpionate”. Ma tutti questi ingredienti, tutti “nostri”, non sono assemblati da un robot. E’ la mano dell’artista, dello chef autore, che trova il punto in cui profumi, sapori e anche colori costituiscono un’armonia:e il panino, il “Bif nostrum”, diventa così immagine concreta e saporosa della perfezione che è propria, dicevano gli artisti del ‘500,  del cerchio e della sfera.

(fonte foto: rete internet)