La disoccupazione e la mancanza di aiuti al centro dell’omelia di Di Donna.
Si dice sempre che la speranza sia l’ultima cosa a morire. Del resto la speranza è un caposaldo della dottrina cattolica. Non a caso l’altro ieri mattina il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha incontrato gli studenti del Liceo “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” e gli operai in cassa integrazione della ex Montefibre. L’incontro è stato organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. Di Donna ha sottolineato l’importanza dell’incontro tra studenti ed operai che vivono il dramma della chiusura delle fabbriche. Per Di Donna “la mancanza di lavoro è un attentato alla dignità della persona umana”, come dicono anche i vescovi italiani nel messa. Non ggio scritto per il Primo maggio dal titolo “Il lavoro: libertà e dignità dell’uomo in tempo di crisi economica e sociale”. Storie drammatiche. Il vescovo di Acerra ogni giorno è testimone di persone disperate che si rivolgono a lui non chiedendo soldi ma un lavoro. Per questo ha scelto di leggere una lettera di un uomo con più di 50 anni, che ha perso il lavoro, e che pur avendo maturato tanta esperienza non riceve chiamate. Questa situazione lo porta a chiudersi in se stesso, perché “la mancanza di lavoro significa depressione, famiglie che si sfasciano e in alcuni casi addirittura suicidio”.








