CONDIVIDI

Cuono Pellini, condannato a 7 anni di carcere per il disastro ambientale in provincia di Napoli, sta aspettando, in regime di libertà, la decisione del Tribunale di Sorveglianza circa il suo rientro o meno in galera. Pellini è uscito di prigione nel marzo del 2018, dopo dieci mesi trascorsi in carcere a seguito della condanna definitiva. “Un periodo di tempo troppo breve, un’umiliazione e un’ingiustizia per tutto il popolo della Terra dei Fuochi”, il commento alla liberazione formulato dagli ambientalisti e dal vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. Della scarcerazione hanno beneficiato anche i fratelli di Cuono, Giovanni e Salvatore, condannati pure loro a 7 anni in via definitiva. Ammonta a 222 milioni di euro il patrimonio accertato dei tre, confiscato in primo grado, l’anno scorso. Intanto è spuntata un’altra grana per Cuono Pellini. Il 4 ottobre scorso la polizia municipale di Acerra, dopo una segnalazione, lo ha sorpreso in un cantiere in cui si stavano effettuando lavori difformi alla comunicazione inviata al Comune, lavori quindi abusivi. Nel cantiere di via Mulino Vecchio, all’interno del recinto di un capannone, una ruspa stava scavando un fosso, presumibilmente per metterci dentro una vasca di contenimento dei liquami. Ma quell’operazione è stata giudicata abusiva dagli agenti della municipale. Nello stesso recinto i caschi bianchi, comandati dal capitano Mimmo De Sena, hanno trovato anche un piazzale di cemento, ritenuto abusivo in quanto risultato privo di licenza edilizia. Ci sono stati attimi di tensione. Cuono, secondo indiscrezioni autorevoli, ha tentato di ostacolare i controlli dei poliziotti municipali impedendo inizialmente l’accesso al cantiere. Accesso che poi è stato reso possibile dal soccorso di due pattuglie della polizia di Stato e dei carabinieri. Quindi gli accertamenti di rito. Alla fine sono state denunciate la suocera di Cuono Pellini, proprietaria del sito, e le eredi, le due figlie, rispettivamente moglie e cognata del condannato per disastro ambientale. Il comportamento ostativo di Cuono Pellini è ora all’attenzione della magistratura. Accertamenti si stanno compiendo anche sulla ruspa rinvenuta nel cantiere per comprendere se faccia parte dei beni confiscati ai Pellini.