Anche quest’anno, grazie all’impegno di tutti, l’Associazione “Fonte Nova” ha ricostruito il clima sociale e culturale del borgo antico e una realtà quotidiana fatta di voci, gesti, sapori, profumi...
Certe storie nascono così … per caso … Nascono cioè dal nulla, quasi per gioco e con poche aspettative per trasformarsi insperabilmente in realtà imponenti …. Progetti importanti. E’ questo il caso di C’era una volta al borgo!
Nell’ aprile del 2013 si preparavano nel piccolo borgo di Fontenovella, alle porte di Lauro, i festeggiamenti in onore di Sant’ Antonio da Padova, patrono del paesello, e in seno al comitato si meditava di organizzare ed inserire nel programma della festa del Santo una “sagra particolare” … che avesse qualche ingrediente in più rispetto al solito panino con salsiccia in piazza accompagnato dal sottofondo di musica leggera. Nasce così, poco a poco, l’idea di costruire un evento che potesse in qualche modo raccontare quel passato fatto di fatica, piccole gioie, tradizioni che rappresentano l’inestimabile eredità dei nostri avi … i tesori di umiltà e saggezza che ai nostri occhi cominciano finalmente ad apparire come virtù e ricchezze rivelandoci la nostra storia e aiutandoci a rinsaldare il legame con le nostre radici. Il successo inaspettato della prima edizione di C’ era una volta al borgo suggerì poi agli organizzatori uno spunto importante che li incitò a rendere il suddetto evento un appuntamento fisso dell’ estate per dare continuità ad un progetto che già dal suo nascere si era rivelato produttivo … Nel giro di qualche mese, e in maniera quasi automatica, da quel gruppo che aveva voluto sostituire un’ ordinaria sagra di paese con qualcosa di culturalmente più alto, nasce l’ Associazione Fonte Nova, che si rende promotrice non solo di C’era una volta al borgo per gli anni a venire, ma si propone di riscoprire, rivalutare e custodire la storia, le tradizioni e le ricchezze svelate dal passato che insegna e rivive.
La manifestazione, giunta quest’ anno alla sua terza edizione, è oggi divenuta una sorprendente e tangibile realtà, un progetto in repentina crescita che va evolvendosi di anno in anno arricchendosi di elementi che raccontano in modo sempre più esaustivo, storie ed aneddoti di un tempo che oggi non sembra più così lontano ed impenetrabile. Così il 4 e il 5 luglio scorsi, il piccolo borgo di Fonte Nova ha indossato il suo vestito antico, ha colorato di sapienza e tradizione le sue strade, i suoi vicoletti, i suoi portoni, le sue cantine … i suoi cortili …. Ha aromatizzato di genuinità le sue cucine e i suoi forni, ha echeggiato di suoni antichi e coinvolgenti. Visitare il borgo ha significato ritrovarsi proiettati nella realtà quotidiana di un tempo, un tempo in cui i gesti degli artigiani risuonavano di sapienza e umiltà … Un tempo in cui i rumori provenienti dalle botteghe non erano frastuoni ma sonore melodie che raccontavano il sacrificio e la passione … Un tempo in cui la parola “umanità” non risuonava come una bestemmia ma s’ imponeva con la sua naturale essenza e sgorgava dai gesti di un umile fabbro, un paziente cestaio, un mite arrotino o un allegro vinaio … un tempo in cui inoltrarsi nella piccola e discreta Montagnola, significava imbattersi in maliziose capere o in pazienti e sorridenti massaie intente a lavare, stirare, cucire, ricamare, impastare … senza mai perdere quel senso di aggregazione che nell’ epoca antica costituiva il sale della quotidianità …. Un tempo in cui i ragazzini scalzi si riversavano in piazza o nei cortili inondandoli di spensieratezza … E ancora … Un tempo in cui le cantine odoravano di mosto, le taverne profumavano di pietanze genuine preparate con ingredienti provenienti dagli orti dei contadini. La Taverna di Fonte Nova quest’ anno odorava di “rapeste” servite con patate e frittelle di granturco e di fagioli freschi appena sgusciati; il forno a legna della signora Maria invece fumava e sfornava la vecchia e intramontabile pizza della nonna … E c’era il Vascuotto col pomodoro fresco, la sostanziosa “Marenna ‘e pane” con salsicce e verdure fritte o grigliate che gli antichi contadini erano soliti portare con sé nei campi come alimento da consumare nell’ intervallo di mezzogiorno. C’ era poi il mellonaro che con voce stridente richiamava i passanti al proprio banco … e la caffetteria, posta in luogo appartato, dove gentili donzelle offrivano il buon caffè preparato con la vecchia caffettiera napoletana. E non potevano mancare i racconti delle nonne, le perle di saggezza e i singolari aneddoti custoditi gelosamente in un video che non narra leggende ma racconti di vita … Memorie di chi non è più ma vive attraverso la sua testimonianza, il suo vissuto, la sua storia … Una storia quella del borgo di Fontenovella che pian piano sta venendo alla luce, grazie a studiosi come il dottor Severino Santorelli, che nel suddetto paesello è nato e cresciuto e che oggi dedica parte del suo tempo alla ricerca delle proprie origini volendone poi condividere, nell’ ambito di C’era una volta al borgo, i frutti attraverso “Un’ inchiesta del 1582, le origini dell’ Annunziata di Fontenovella”.
Matilde Schiavone






