Nel complesso monumentale fino al 13 gennaio in esposizione i 170 scatti vincitori dell’edizione 2011. Immagini di guerre, sport, miserie e insurrezioni.
E poi c’è qualcosa che mette sulla stessa linea di mira testa, occhio (soprattutto) e cuore: la fotografia. Ed è da quello che nel 2013 intendiamo cominciare. La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha, e non esiste la fotografia artistica: come in tutte le cose, vi sono soltanto delle persone che sanno vedere, altre che non sanno nemmeno guardare.
In teoria lo scatto riproduce all’infinito ciò che ha avuto luogo una sola volta: ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente. E ancora in teoria, la sfida consiste nel creare attraverso di esso quella combinazione tra verità e bellezza che tutti chiamiamo arte. Eppure, alcuni vanno ben oltre: restituiscono mondi lontani, forse poco conosciuti, ma inconfondibilmente legati al nostro. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena immergersi ogni anno nell’esperienza di quella che è sicuramente la più importante rassegna fotografica itinerante al mondo: fino al 13 gennaio il complesso monumentale di Santa Chiara (dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19, info 081 797 12 24) ospita la mostra del «World Press Photo», progetto di fotogiornalismo che per il terzo anno consecutivo porta nel golfo partenopeo scatti di miserie e ribellioni, successi sportivi e fenomeni di costume, a cura dell’associazione Neapolis.
La giuria premia quest’anno cinquantasette fotografi di 24 nazionalità, che la rassegna riconosce in una vetrina internazionale con le 170 fotografie vincitrici esposte in più di cento città nel mondo. Sette gli italiani sul podio e in mostra con le immagini premiate: Eduardo Castaldo, Simona Ghizzoni, Emiliano Larizza, Alex Majoli, Pietro Paolini, Paolo Pellegrin, Francesco Zizola. In particolare, foto dell’anno è l’immagine dello spagnolo Samuel Aranda, nello Yemen per il The New York Times, che ritrae l’intimità di un abbraccio tra una madre e il figlio (foto), ferito in una manifestazione di piazza a Sanaa, durante la primavera araba.
Ma il «World Press Photo» non racconta soltanto la grande storia, la storia che fa la storia, ma anche la piccola storia, la storia che non fa la storia ma che vive e respira negli sguardi di ogni persona che incrociamo, e così il viaggio continua in ogni angolo del globo e si possono incontrare le belle immagini di riti di purificazione a metà strada tra cristianesimo e vudù nell’isola di Haiti (foto di Emilio Carizza), il reportage sui matrimoni combinati in Etiopia, indignazioni e protesta dall’ex area sovietica. Insomma, la pelle umana delle cose, il derma della realtà: fino al 13 gennaio, nel complesso del centro storico, troverete soprattutto questo.
(Fonte foto: Rete Internet)




