Il Metrò dell’Arte rappresenta un luogo espositivo unico nel suo genere: un museo aperto e diffuso nel sottosuolo di Napoli.
Non c’è sconcerto maggiore per il visitatore di un museo che trovarsi di fronte ad un campionario promiscuo di opere, “tumulto di creature congelate – scriveva Paul Valéry – ciascuna delle quali esige, senza ottenerla, l’inesistenza di tutte le altre”; la sfida lanciata alle strutture espositive contemporanee riguarda la capacità di costruire uno spazio unico, non invasivo né petulante, che sia in grado di consentire alle opere – e ai visitatori – di mantenere il giusto respiro, favorendo un reciproco vantaggio esaltante la specifica capacità di dialogo che si instaura tra chi guarda e ciò che viene guardato. Il luogo espositivo dei giorni nostri deve essere, insomma, un organismo dinamico e coinvolgente.
Muovendosi in questa direzione, Napoli, città caratterizzata da una tradizione artistica tanto gloriosa da competere con le maggiori capitali europee, oggi può vantare “l’unico museo d’arte contemporanea con pubblico garantito, a milioni, e a un costo sostanzialmente nullo” (Philippe Daverio). Si tratta del Metrò dell’Arte. Il progetto, che mira a riqualificare quartieri come Materdei e Salvator Rosa, è stato sviluppato con il coordinamento artistico del critico Achille Bonito Oliva, direttore di un’orchestra composta di 90 tra i più prestigiosi artisti contemporanei che hanno favorito – con oltre 180 opere site specific pensate per le stazioni – l’attuazione di un interessante esempio di museo decentrato, un percorso espositivo di fruizione dinamica del più originale luogo di concentrazione di opere d’arte al mondo.
La riqualificazione della metropolitana di Napoli viene sviluppata secondo la concezione in cui architetti ed artisti s’incontrano e cooperano ad un’impresa che imprime nuova identità allo spazio urbano grazie al nuovo tipo di museo all’aperto che scompagina e ridefinisce i termini dell’istituzione tradizionale.
L’ultimo progetto, inaugurato nel settembre scorso, è stato affidato all’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca: la stazione Toledo, sulla linea 1 della metropolitana, è stata trasformata in un immenso lucernario che filtra negli ambienti sotterranei del metrò la luce naturale, rivitalizzando uno spazio cupo per mezzo di infiltrazioni solari (foto). La moderna visione architettonica di Blanco non sconvolge il substrato della Napoli sotterranea. L’opera di bonifica della stazione, infatti, passa per il dialogo con la tradizione: al primo piano interrato sono integrati nel progetto i resti della cinta di mura di età aragonese, testimoni del passato glorioso della città partenopea che interagiscono con i grandi mosaici pensati da William Kentridge, opere che hanno come protagonista la città e la sua storia.
Il museo sotterraneo di Napoli è unico nel suo genere: seguendo l’intricata rete di trasporti sotterranei che attraversa il ventre della città, si snoda lungo l’area urbana accompagnando i viaggiatori in un percorso che li trasforma, anche se per pochi minuti, in turisti involontari. Stavolta è l’arte a fare il primo passo: prescindendo dall’intenzionalità della fruizione, le opere esposte invadono lo spazio quotidiano del metrò passenger, contribuendo a ridisegnare il concetto stesso di arte pubblica. Napoli riparte da qui: raccontare la città oggi significa, dunque, riflettere sull’inedito ruolo dell’arte nella nuova configurazione dell’area sub-urbana inaugurata dalle Stazioni dell’Arte.
(Fonte foto: Rete Internet)

