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Tragedia di Casalnuovo: il racconto del testimone

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“Ho visto Luigi Esposito mentre il figlio scappava: aveva la camicia inzuppata di sangue”. Pietro D’Alise, vicino di casa del ferroviere suicida, spiega alcuni attimi terribili della sconcertante vicenda.

“Siamo stati io e mia moglie i primi a intervenire, abitiamo accanto alla famiglia Esposito. Quando ho visto Luigi sono rimasto di stucco: aveva la maglietta tutta inzuppata di sangue”. E’ da brividi il racconto di Pasquale D’Alise, il vicino di casa che insieme alla moglie è intervenuto per primo nel tentativo di fare qualcosa, di far allontanare dai suoi macabri propositi Luigi Esposito.

“Appena abbiamo sentito le urla del ragazzo siamo usciti sul ballatoio – racconta D’Alise – lì abbiamo trovato Luigi, fermo, la camicia bianca tutta inzuppata di sangue, mentre il figlio era già fuggito, era corso giù, al piano di sotto. Mia moglie – specifica il vicino – ha tolto dalla mano di Luigi la mazza di ferro. Poi lui ci ha detto così: “abbiate cura di mio figlio, io devo andare: non ce la faccio più”. E se n’è andato di sotto, ha preso l’ascensore”. Luigi Esposito aveva ben chiaro il suo disegno di morte, voleva togliersi la vita a tutti i costi. Non era riuscito a uccidere il figlio innocente ma non lo aveva inseguito.

Attimi che evidentemente gli sono serviti a ragionare, a ritrovare quell’amore filiale che la follia di quel momento gli stava nascondendo. Dopo aver chiesto ai vicini di prendersi cura del figlio, quello stesso figlio che pochi secondi prima aveva tentato di ammazzare in un modo atroce, il ferroviere 55enne ha subito guadagnato la strada che lo ha portato al cappio, nel buio di una cantinola, dove teneva pronta la fune con cui si sarebbe impiccato. Gesti chiaramente premeditati, secondo i carabinieri, follie intuibili dalla lettura della lettera trovata nei panni del suicida. Un messaggio di tre paginette e mezza da cui emerge il disagio familiare, il rapporto ormai in crisi con la compagna di sempre, un’insegnante solo di qualche anno più giovane di lui.

“Non sapevamo nulla – aggiunge il vicino, Pasquale D’Alise – qui siamo tutti amici ma non ci occupiamo dei fatti intimi, che riguardano le famiglie degli altri: siamo tutti riservati”. Luigi Esposito abitava al terzo piano di un piccolo condominio del centro di Casalnuovo, alle spalle del municipio. Con lui in casa vivevano il figlio quindicenne, avuto dalla compagna, e una delle due figlie di lei, avute da una precedente relazione con un altro uomo. La ragazza, 27enne, al momento della tragedia non era in casa, stava passando la notte altrove. La compagna di Luigi Esposito è un’insegnante che lavora in Toscana e che quindi è costretta a stare per lungo tempo lontana da casa. Non si sa bene che cosa sia successo tra i due.

Quel che è certo è che secondo quanto hanno dedotto dai carabinieri “Luigi Esposito aveva pianificato l’assassinio del figlio e poi il suo suicidio allo scopo di punire la compagna, ritenuta responsabile della crisi nella loro relazione”. “Non ne sapevo niente – spiega un’altra vicina di casa del ferroviere – Luigi era un uomo buono e tranquillo, tutti lo rispettavano e gli volevano bene. Inoltre a casa sua non abbiamo mai sentito liti, urla, litigi”. Una tensione che si è accumulata nel silenzio. Caratteri introversi e riservati dai quali non traspariva nulla. Poi la tragedia, esplosa in tutta la sua violenza mortale.

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