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Tragedia nel napoletano: tenta di uccidere il figlio a sprangate e poi s’impicca

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Agghiacciante la ricostruzione dei carabinieri. L’uomo voleva assassinare il ragazzo di 15 anni e poi suicidarsi. Motivo: punire la compagna perchè la relazione tra i due era in crisi da tempo.

Tragedia familiare in un condominio di Casalnuovo: tenta di uccidere il figlio a sprangate, sorprendendolo nel sonno, e poi s’impicca. Protagonista dell’assurda vicenda un capotreno delle Ferrovie dello Stato, Luigi Esposito, 55 anni.

Agghiacciante la ricostruzione emersa dall’indagine dei carabinieri, che hanno analizzato una lettera di quattro pagine lasciata dal suicida. Luigi Esposito avrebbe infatti premeditato tutto, l’assassinio del figlio, poi fortunatamente fallito, e il suo suicidio, purtroppo messo a segno. Obiettivo: punire la compagna, la mamma del ragazzo, a causa di una relazione ormai entrata in crisi. Intanto il giovane innocente, D.E., 15 anni, ieri è stato dimesso dall’ospedale in cui era stato ricoverato per le ferite riportate. I medici del pronto soccorso hanno dovuto praticargli quaranta punti di sutura alla testa a causa dei colpi di mazza subiti dalla furia del padre, mentre dormiva. A ogni modo il giovane è fuori pericolo.

Adesso si trova con la madre, rientrata ieri in tutta fretta dalla Toscana, dove lavora, in un’abitazione diversa da quella in cui si è consumata la tragedia. Una scelta, questa, evidentemente dettata dalla voglia di allontanare lo spettro di ciò che è accaduto ieri mattina. Lo spettro di scene terribili, scene da storie di “ordinaria” follia. Sequenze da pelle d’oca. Alle cinque e trenta il sole sta appena sorgendo. Luigi Esposito non ha chiuso occhio per tutta la notte. Entra nella stanza del figlio, che invece sta dormendo. Nella mano destra Esposito impugna una mazza di ferro, nella sinistra una fascetta stringente. L’intenzione è di tramortire il ragazzo colpendolo con la mazza per poi finirlo soffocandolo con la fascetta.

E’ un attimo: il ferroviere inizia a colpire il figlio alla testa. Si apre subito un taglio profondo nel capo del ragazzo, da cui schizza molto sangue. Fortunatamente però la botta non tramortisce il giovane, che invece si sveglia di colpo e urla. Il papà non si ferma, tenta di bloccarlo, di colpirlo ancora, ma il figlio riesce a divincolarsi e a scappare. Il quindicenne apre la porta di casa, ancora urlando. A quel punto alcuni vicini, marito e moglie, escono sul ballatoio. Sono inorriditi. Luigi Esposito indossa una maglietta bianca tutta inzuppata di sangue. Tiene ancora nel pugno la mazza di ferro e allora la vicina di casa, con un gesto deciso, gli strappa di mano la spranga. Nel frattempo il ragazzo, sanguinante, trova rifugio più giù, al piano di sotto. Quindi il marito della donna tenta di parlare ad Esposito, ormai in totale stato confusionale.

“Occupatevi di lui, di mio figlio, io devo scendere”, le ultime parole del ferroviere. Luigi Esposito scende al pianterreno del palazzo ed entra nella sua cantinola. Annoda una fune a uno scaffale del box e s’impicca. Dopo alcuni minuti arriva l’ambulanza, cha trasporta il figlio del suicida in ospedale. Sul posto giungono i carabinieri della tenenza di Casalnuovo, diretti dal luogotenente Fernando De Solda, e della compagnia di Castello di Cisterna, comandati dal maggiore Michele D’Agosto. Le indagini sono facilitate dal ritrovamento di una lettera, che Luigi Esposito aveva addosso, chiusa in un taschino del pantalone.

E’ una lettera di quattro pagine, il cui contenuto esatto non è stato rivelato dai militari per rispettare la volontà delle quattro sorelle del ferroviere suicida. Comunque dall’indagine è ufficialmente emerso che Esposito aveva premeditato tutto, che voleva uccidere il figlio innocente e poi suicidarsi per punire la compagna, un’insegnante che esercita in Toscana e che per lavoro è quindi costretta a stare molto tempo lontana da casa. Sempre secondo quanto riferito dagli investigatori la relazione tra Luigi Esposito e la donna era ormai in crisi da tempo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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