E’ l’espressione usata dal presidente Eugenio Giacobini nell’udienza d’appello di ieri. Dibattimento alle battute finali. Domani un altro appuntamento in tribunale. Sentenza sempre più vicina.
A giudicare dalle tante premesse a cui ci ha ormai abituati pare proprio che Eugenio Giacobini voglia fare giustizia al meglio e nel più breve tempo possibile. Prima aveva parlato di “processo prioritario”.
Poi ha spesso bacchettato gli avvocati della difesa, “rei” di voler perdere tempo con cavilli e cavillucci. Ieri, infine, l’espressione che ha lasciato molto soddisfatte le parti civili: “procedere a tambur battente”. Insomma, il magistrato della quarta sezione d’Appello del tribunale di Napoli dà tutta la sensazione di voler evitare la prescrizione nel secondo grado del procedimento a carico dei protagonisti del più imponente traffico di rifiuti scoperto nel Napoletano, processo che vede tra i principali imputati tre fratelli acerrani che si occupano di smaltimento dell’immondizia, il cognato del boss di Marcianise ed alcuni esponenti delle forze dell’ordine (sono tre e tra loro c’è proprio uno dei fratelli acerrani).
In questo secondo grado le parti civili hanno portato altre prove, quelle che secondo loro sono le testimonianze inconfutabili del disastro ambientale provocato dallo sversamento nei terreni di Acerra e nel canale dei Regi Lagni di scorie tossiche, parte delle quali provenienti dai grandi stabilimenti chimici di Porto Marghera. Domani intanto nuova udienza. Corre voce che possa essere l’ultima di questo processo, il cui primo grado si è risolto l’anno scorso con condanne variabili, per i sei soggetti in questione, tra i quattro e i sei anni. Tante le prescrizioni decise il 30 marzo del 2013.
Ne hanno beneficiato anche tecnici comunali del municipio di Acerra. In primo grado, inoltre, non è stato riconosciuto il disastro ambientale. Una sentenza che ha lasciato tanto amaro in bocca tra i militanti della Terra dei Fuochi.






