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Terra dei Fuochi, in piazza cinquemila no all’inceneritore

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Ieri mattina migliaia di persone hanno invocato nelle strade di Acerra la chiusura dell’impianto brucia rifiuti. “Non ci fermeremo”, giurano gli ambientalisti. Fotogallery

E’ impressionante osservare i bambini delle scuole elementari che gridano per le strade di Acerra slogan a raffica come se fossero degli adulti consumati. “Vogliamo vivere, ne abbiamo diritto”, “Aria pulita, aria da poter respirare”, le frasi scandite da quegli scriccioli che ormai si ritrovano inculcata nella mente una paura che non dovrebbero avere a quell’età, la paura di potersi ammalare di cancro.

Bimbi di sei, sette, al massimo di otto anni che sfilano ordinati in corteo, con i grembiulini, guidati dalle loro mamme, le mamme coraggio di Acerra, oppure sorvegliati a vista dagli insegnanti, divenuti anche loro militanti ecologisti, per passione o per forza . Bimbi che, a dispetto di quanto sia pure ironizzato nel recentissimo film comico ambientato proprio ad Acerra di De Sica e Papaleo, non indossano il passamontagna dei banditi di mafiosa memoria e non parlano un volgare dialetto incomprensibile. Bambini che alla faccia dei cliché mediatici riescono a scandire la loro consapevolezza ambientalista in un disarmante italiano perfetto, privo di accenti. Non c’è che dire: quello che sta succedendo da queste parti presenta tutti i sintomi di un fenomeno che non si potrà arrestare facilmente.

“Sì, l’inceneritore deve chiudere: è il nostro obiettivo”, conferma Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori di Acerra le cui greggi, tremila capi, furono abbattute per la presenza della diossina nel sangue. Alessandro, insieme a tanti altri esponenti dei vari comitati anti roghi e anti “cancroiceneritore” , si trova in mezzo a un corteo davvero da fiume in piena. Cinquemila persone, in grande prevalenza studenti. Ragazzi provenienti da vari istituti della zona, da Acerra, Pomigliano, Casalnuovo, Caivano. Si distinguono quelli del liceo di Acerra Alfonso Maria de’Liguori, quelli dell’istituto statale d’arte, sempre di Acerra, e dell’istituto tecnico industriale “Barsanti”, di Pomigliano.

Tutti giovanissimi. Ed ecco l’altro dato impressionante dopo quello dei “bimbi militanti”: tutti ragazzi che non hanno approfittato del corteo cittadino per darsi al più classico dei filoni parassitari. Migliaia di studenti che invece hanno voluto coprire le ore di scuola perse con una protesta minuziosa, organizzata nei minimi particolari, faticosa, impegnativa. “Non bruciate i nostri sogni”, “Stop biocidio”, le parole scritte a pennello su struscioni preparati per ore. “No inceneritore”, il disegno che indica una ciminiera fumante coperta da un cartello di divieto e pitturato per giorni da Pasquale “Lemonfree” Buonincontro, giovane operaio cassintegrato della Montefibre di Acerra, l’impianto, ormai dismesso, che con la sua sola presenza ha dilaniato per decenni l’identità agricola di un intero territorio.

Pasquale, come tanti altri qui, sembra ormai voler andare contro i suoi stessi interessi, nonostante la diffusa necessità di continuare a lavorare, anche se in un’industria inquinante, nonostante il popolare bisogno di scendere a compromessi per “campare”. Stavolta però no, stavolta si combatte ad Acerra, si lotta contro tutto e tutti, a ogni costo. Pacificamente, comunque. Lo hanno sottolineato le stesse forze di polizia, guidate ieri magistralmente in piazza dal nuovo vicequestore di Acerra, il dottor Antonio Cristiano.

Certo, ieri le cose sono filate lisce anche sotto il profilo dell’ordine pubblico. Ma il sentimento diffuso era puntato a bloccare l’inceneritore, com’è successo il 2 novembre: tre giorni di picchetti che hanno fatto temere scontri imminenti con le forze dell’ordine. “Hanno messo troppa polizia oggi davanti al cancroinceneritore: non possiamo andare lì”, la conclusione, fredda ma logica, dei tanti che ieri avrebbero voluto ma che non hanno potuto.

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