Terra dei Fuochi, il giudice: processo Carosello è una priorità

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Il presidente della quarta sezione d’Appello ieri ha garantito “una corsia preferenziale” per il secondo grado del procedimento che vede alla sbarra smaltitori di rifiuti, carabinieri e parenti di camorristi.

“Questo processo avrà una corsia preferenziale: le udienze si terranno ogni settimana “. Parola di Eugenio Giacobini, il presidente della quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli, dove ieri mattina è iniziato il secondo grado del processo sul traffico di rifiuti più imponente mai scoperto nell’hinterland napoletano. Gli ambientalisti, accorsi ieri al tribunale, striscione in pugno contro il rischio insabbiamento, temevano che la prescrizione fosse dietro l’angolo.

Ma il calendario imposto da Giacobini sembra non lasciare spazio ai dubbi circa l’imminente stretta imposta ai tempi del procedimento. La prossima udienza infatti si terrà martedì 7 ottobre. Finora dei 28 imputati iniziali soltanto sei sono stati condannati in primo grado senza beneficiare della prescrizione. Si tratta dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, indicati nell’inchiesta Carosello Ultimo Atto, una gigantesca retata risalente al gennaio del 2006, come imprenditori del traffico illecito di rifiuti. Salvatore Pellini è anche un maresciallo dei carabinieri. Carabiniere come Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, accusato di aver insabbiato con false attestazioni l’inizio dell’inchiesta, e come Vincenzo Addonisio, altro sottufficiale dell’Arma finito nei guai per addebiti simili a quelli contestati a Curcio.

Nel processo c’è anche Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte, indicato dalla Direzione Distrettuale Antimafia come uno dei principali referenti della camorra casalese nel traffico di scorie tossiche dal nord al sud Italia. Sono stati tutti condannati in primo grado, nel marzo del 2013, a pene variabili dai quattro ai sei anni di reclusione. Pene che hanno considerato quasi esclusivamente il traffico di rifiuti sulla direttrice Toscana-Campania provato da un giro di bolla falso per nascondere l’effettiva origine dei rifiuti smaltiti in una serie di luoghi identificati: due impianti di Acerra, uno di Bacoli e un terzo di Qualiano. Nel primo grado i titolari degli impianti flegrei, i loro tecnici e i tecnici del comune di Acerra o sono stati assolti oppure hanno beneficiato della prescrizione.

Sempre il primo grado non ha riconosciuto il reato di disastro ambientale immane. Cosa che il procuratore generale Marilisa Rinaldi tenterà di dimostrare, anche grazie alle numerose prove integrate dalle parti civili, che sono il ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana e la famiglia di pastori acerrani Cannavacciuolo, le cui greggi furono abbattute a causa dell’eccessiva presenza di diossina nel sangue. La Ragione Campania non è parte civile al processo. Sullo sfondo si staglia l’opera di un ambientalista coraggioso, il giovane Alessandro Cannavacciuolo, grande accusatore dei Pellini e guardia ecologica del territorio a nord est di Napoli. Finora con le sue denunce la Forestale e la polizia municipale di Acerra hanno sequestrato almeno una ventina di grandi terreni, inquinati da scorie triturate che ormai si sono perfettamente mescolate al terreno naturale.

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