Tra i duemila in corteo ieri sera le mamme e i papà dei tanti ragazzi e bambini portati via dal cancro. Urla e invettive all’indirizzo di un gruppo di imputati in un processo per traffico di rifiuti.
Il minuto di silenzio programmato davanti alle case degli imputati nei processi di reato ambientale si è trasformato in una bolgia. “Assassini, assassini !”, l’urlo della folla. C’era chi a capo chino ha pregato davanti alle proprietà di coloro che hanno fatto delle scorie un business. Ma quasi tutti hanno preferito l’invettiva ai comportamenti più moderati. Dunque, quasi duemila persone ieri sera hanno voluto caratterizzare così la Fiaccolata per la Vita, il corteo cittadino organizzato ad Acerra dalle varie associazioni ambientaliste dell’hinterland napoletano, ancora devastato dall’inquinamento.
Sotto i palazzi realizzati da chi ora è alla sbarra con l’accusa di traffico di rifiuti si sono fermate le mamme e i papà dei ragazzi e dei bimbi morti di cancro. Alcune di queste mamme sono riunite nell’associazione “Noi Genitori di Tutti”. Stringevano nella mani le foto dei loro figli portati via dal male impietoso. Insieme ai genitori c’erano gli alunni delle scuole elementari della zona, che mantenevano grappoli di palloncini segnati da una scritta eloquente: “basta ecomafia”. Mobilitata anche la chiesa. Gli alunni delle scuole sono stati accompagnati da alcune suore, le suore di San Giuseppe.
Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha lanciato un messaggio di “solidarietà e unità”. A coinvolgere le tante persone che hanno partecipato alla fiaccolata sono stati gli attivisti che un giorno si e l’altro pure denunciano gli scempi che si consumano nei territori campani. E alla fine la gente ha risposto all’appello, probabilmente anche sull’onda emotiva del terribile lutto che ha colpito venerdì don Maurizio Patriciello, il sacerdote del parco Verde di Caivano che ha dato via web la notizia della morte per leucemia del fratello Giovanni. Ieri ad Acerra migliaia di persone hanno infatti riempito le strade di una delle città simbolo dello sfregio ecologico, la città dell’inceneritore e dei tanti siti inquinati, identificati, sequestrati ma mai bonificati.
Il corteo è passato per le vie del centro, accompagnato dai suoni di due artiste, una soprano e una violinista. In mezzo alla folla quindici volontari hanno raccontato esibendo altrettanti cartelloni la storia dell’inquinamento della Campania. Domina la delusione nel popolo della Terra dei Fuochi. Si chiedono le bonifiche ma si chiede anche giustizia attraverso l’abolizione della prescrizione per il reato di disastro ambientale “immane” e anche per quello “semplice”, cioè di dimensioni più ridotte. ” Senza giustizia – spiega Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori locali le cui greggi furono sterminate dalla diossina – non potremo vivere in un territorio migliorato anche dal punto di vista ambientale “.





