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Sulla archeologia ottavianese l’attenzione dei geofisici del CNR. Grazie al dott. Barbato

In un incontro con Gennaro Barbato i geofisici del CNR hanno discusso della possibilità di usare anche nel territorio dell’antica Octavianum le nuove metodologie di indagine per individuare i reperti da portare alla luce.

La bella notizia ci è stata comunicata dal dott. Barbato, che si è incontrato, a Ottaviano, con il personale del CNR coordinato dal dott. Ennio Marsella. Nell’incontro, a cui hanno partecipato il dott. Antimo Angelino e il sig. Aniello Pietropaolo, è stata esaminata la possibilità di creare sinergie nell’ attività di ricerca e di valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della città. Il dott. Antimo Angelino ha illustrato le potenzialità delle attrezzature geofisiche di cui dispone lo IAMC, l’ Istituto per l’ Ambiente Marino Costiero del CNR di Napoli, e ha spiegato le metodologie geofisiche che possono essere adottate per individuare strutture e reperti archeologici sepolti.

Queste tecniche di indagine credo che siano della massima utilità in un territorio come quello ottavianese, in cui sui resti del passato si sono accumulate le coltri di cenere e di lapillo. Negli anni ’30 gli archeologi “pompeiani” sostenevano che a Ottajano non si potesse avviare una seria compagna di scavo, proprio perchè gli strati e la natura di detriti vulcanici non consentivano di “saggiare” il territorio per individuare la posizione e definire l’estensione dei “giacimenti” di antichità.

La geofisica può risolvere scientificamente non solo questo primo problema, ma anche un secondo , creato dal fatto che i “giacimenti” dei reperti nel territorio dell’antica Octavianum sono essi stessi stratificati, modello tangibile di una storia archeologica che si svolge senza soluzione di continuità dagli insediamenti osco- sanniti fino all’ Alto Medio Evo. Mi pare che gli scavi di Somma abbiano fatto definitivamente a pezzi la mappa “pompeiana” del Vesuviano interno disegnata da alcuni archeologi: da una parte Pompei, dall’altra Nola, e in mezzo una vasta e disabitata campagna, interrotta qua e là da piccoli nuclei di case e di pagliai agglutinati intorno a qualche villa rustica. Proprio la struttura complessa dei resti delle ville portati alla luce a Terzigno e a Ottajano, e gli scavi di Palma e quelli di Sarno e della Longola hanno definitivamente dimostrato che quella mappa non corrispondeva, da nessun punto di vista, al reale sistema territoriale.

Allo stesso risultato erano arrivati nei primi anni ’40 i giovani ottajanesi che si interessavano di archeologia e che però conoscevano la geografia storica del Vesuviano. Octavianum fu un “castrum” longobardo: i Longobardi non avrebbero occupato e fortificato questo “castrum” se in pianura non si fossero annodate strade importanti, che congiungevano Nola e il mare. E le strade importanti non attraversano mai i deserti. Octavianum è un centro di tale rilievo che nell’ottobre del 1270, mentre la carestia affligge la Terra di Lavoro, la cancelleria angioina confronta i prezzi del grano che si praticano sui mercati di Ottajano Somma Scafati Sarno e Nocera. Nel 1289 Ottajano fornisce soldati al ducato di Amalfi, e ai piedi del castrum si fanno le trattative tra le parti che si contendono le spoglie del potere angioino.

Se poi ricordiamo che nei giorni nefasti dell’eruzione del 1906 venne portata via dal Municipio di Ottajano una importante collezione di monete bizantine, e se diamo uno sguardo alle fotografie dei monili preziosi trovati nelle ville romane di Terzigno, la continuità della storia e delle storie si disegna con tratto nitido. E’ compito dell’archeologia ricostruire un attendibile modello del sistema sociale e economico che si dispiegò, prima e dopo l’eruzione del 79 d.C., tra Nola, Pompei, e le pendici sommesi e ottajanesi del Vesuvio; di portare alla luce resti e strutture che riteniamo cospicue per mole, estensione e per ricchezza di ornamenti e forse di arredi: e, infine, di collocare in queste “meraviglie” riemerse il gran numero di oggetti che la terra ha restituito, per caso o durante scavi episodici e di corto respiro, e che oggi sono custoditi nei depositi delle Soprintendenze. Forse la geofisica metterà a posto le cose. Ogni cosa al suo posto. E forse si saprà con certezza in quali punti del loro “Octavianum” gli Ottavii costruirono le residenze ufficiali e i “casini” da caccia e da riposo.

 LA STORIA MAGRA

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