Momenti da operetta e colpi di teatro, scintille tra gli aspiranti candidati sindaci che si sottoporranno al giudizio degli elettori domenica prossima per scegliere chi tra loro correrà per Palazzo Torino.
A prescindere da chi uscirà vittorioso dalle primarie domenica prossima, hanno “vinto” tutti la palma di un confronto a tratti surreale. Tutti e sei. Il confronto moderato dalla giornalista Nicoletta Romano e andato in scena ieri sera nella sala Santa Caterina può vantare momenti da operetta. Ma è proprio così, hanno vinto tutti: Crescenzo De Falco per il “colpo di teatro” (ha chiesto di non votare per lui e ha annunciato che sta meditando di abbandonare la competizione), Lorenzo Metodio (per la migliore dialettica in campo e per la claque, la più nutrita), Giuseppe Auriemma (perchè, unico, ha potuto dal pulpito rivendicare la “migliore opposizione” al motto di “Non faccio parte degli apparati, sono con voi per restare con voi in nome dell’amore per la città e la gente”), Salvatore Esposito, l’architetto che ha inneggiato ai tempi di Vincenzo D’Avino ricordando che “Somma ha un piano colore che tutti ci invidiano”, attirandosi l’ironia del più giovane dei candidati il quale ha preso la palla al balzo per ricordare che “i problemi sono altri”.
Gennaro Auriemma, l’unico ad aver ricordato che gli avversari non erano certo lì, in quella sala, ieri sera. E anche l’unico, oltre a Metodio, ad aver ricordato il patto di lealtà stretto tra tutti loro. Chi vince sosterrà l’altro. Almeno così dovrebbe essere. E infine Salvatore Rancella, che ha dribblato le domande finendo per dire solo e soltanto quello che voleva. Le scintille certo non sono mancate, tra Auriemma e Metodio, tra Rancella e Metodio, tra Auriemma e Esposito. L’impressione generale, e anche quelle raccolte fuori dalla sala mentre era in corso il confronto, non restituisce le immagini di una coalizione forte, comunque finisca. Ha pesato, ancor prima di questo confronto che poche note programmatiche concrete ha visto, l’esclusione dalle primarie di Umberto Maione (presente in sala) e di Salvatore Rianna. A farlo pesare ancor di più è stato De Falco che già nel corso della presentazione ha esordito: “Ero in dubbio se venire o meno qui stasera, ma nonostante tutto credo che debba essere una festa, auguro a tutti coloro che parteciperanno di evitare di spargere ulteriore “sangue” e di essere seri”.
Più tardi, dopo aver utilizzato il tempo a sua disposizione per il confronto, ha annunciato il possibile ritiro. Ma vediamo cosa hanno detto, i sei aspiranti candidati sindaci dei quali uno solo dovrà confrontarsi, dopo il risultato di domenica, con i già ufficiali Pasquale Piccolo e Antonio Granato. “Sono qui per contribuire al bene comune” – ha detto Giuseppe Auriemma. Che ha poi, come detto, rivendicato di aver levato la sua voce in consiglio comunale contro chi “sta uccidendo l’economia”, di aver “levato la maschera” agli attuali amministratori, di aver nel suo programma proposte come gli orti di solidarietà su terreni demaniali perchè le persone “possano coltivare da soli la propria libertà e liberarsi dalla mentalità del pacco alimentare che crea dipendenza politica dalla gentaglia che in questi anni ha gestito la carità pelosa”. Ha asserito che Somma necessita di un Puc serio, partecipato e poi ha fatto il suo appello: “Non favori, ma diritti. Io ci sono, per non lasciare il territorio ai potenti di turno”.
Lorenzo Metodio, anche lui come Auriemma candidato sindaco alla scorsa tornata elettorale, ha sottolineato di non essere espressione del Pd ma del movimento La Città Cambia e ha poi lanciato la prima freccia rispondendo alla domanda sulla Tares, tra i temi più gettonati della scena politica recente: “La sua approvazione è la dimostrazione del pressapochismo dei nostri amministratori”. Poi ha ripreso uno dei suoi cavalli di battaglia del 2013: la ridiscussione dell’aggio concesso alla Geset che va, secondo lui, “rimodulato”. Proponendo inoltre un team di persone competenti che possano scrivere progetti capaci di intercettare finanziamenti europei. “Non possiamo perdere anche questo treno”. Il candidato del movimento ha parlato anche del recente scandalo dei pacchi alimentari: “Se ci fosse stato un piano serio di politiche sociali a Somma Vesuviana questa cosa non sarebbe accaduta, occorreva un monitoraggio”.
In più il progetto a costo zero: “Somma non spreca”, con protocollo d’intesa tra media e grande distribuzione; la rivendicazione della lotta che ha impedito al castello d’Alagno “di diventare un ristorante”, il supporto da dare ai talenti cittadini. E l’appello: “Queste primarie avrebbero potuto essere altro, forse non saranno efficaci ma sono un inizio e altrettanto francamente un modo per contarsi. La mia non è una candidatura di partito, ma il grido di dolore di una generazione fregata dai propri genitori: riprendiamoci il futuro”. Gennaro Auriemma invece, candidato sindaco non lo è stato mai ma ora scende in campo, ha detto, “per battere chi fa della politica solo una questione di affari”. Ha inneggiato alla lotta all’evasione fiscale, ha prudentemente detto che prima di lanciarsi in ricette su eventuali tagli alle tasse “va visto il bilancio del Comune” ma che il lavoro da fare deve andare in supporto di quelle famiglie che “non arrivano nemmeno a metà mese”.
Si è poi impegnato, nel caso fosse lui a vincere le primarie prima e le elezioni dopo, a far decollare immediatamente i Pip, a lanciare cooperative di giovani che possano magari fare da guide turistiche, a implementare il verde attrezzato, a intervenire sulle strade malandate, sul dissesto, sugli alvei. Se fosse lui a spuntarla ha già detto come la pensa: “Andrò oltre il centrosinistra, allargando la coalizione con una lista del candidato sindaco fatta da moderati di centro e per bene”. Crescenzo De Falco: di lui non si può certo scrivere che la mandi a dire. La dice e basta. Come è accaduto anche stavolta. Sulla gara per la raccolta dei rifiuti, per esempio. “Oggi paghiamo più di otto milioni di euro, c’è un carrozzone di dipendenti messi lì per clientelismo, per prendere i voti in campagna elettorale e la storiella del rimborso su chi ha utilizzato le colonnine nell’isola ecologica è solo, infatti, una storiella elettorale”.
Da buon outsider ha rilanciato: “Le filosofie non interessano a chi non arriva a fine mese, da chi si aspetta non soldi ma dignità, cose banali come asili nido che qui non ci sono come campetti di quartiere. Un centro commerciale aperto, una fondazione che prenda il cinema Arlecchino e vi crei una compagnia stabile, che curi l’immagine di Somma Vesuviana, che porti la città a comparire sui giornali per cose belle e non solo per fatti di cronaca e di droga”. Infine, l’annuncio: “non dovete votare per me”. La ricetta di Salvatore Esposito è fatta di revival agricolo: “Grosse zone a vocazione agricola sono ancora un grosso serbatoio di voti per gente poco affidabile, da questo settore possiamo incentivare un commercio che privilegi una filiera corta, i prodotti locali riconosciuti ovunque”. Anche però di “manutenzione ordinaria”: “le strade di Somma sono un gruviera interminabile, non è possibile giustificare la mancanza di interventi con la mancanza di soldi in casse che invece dovrebbero essere piene”.
Sulla Tares, Esposito parla di “irresponsabilità dell’amministrazione”. Aggungendo: “tanto più che è stata poco controllata da parte dell’opposizione”. Parla di bilancio trasparente, di interventi di sostegno per i meno abbienti, di servizi per la prima infanzia e dell’invidiatissimo “piano colore” varato dalla giunta D’Avino. Il suo appello è all’insegna della semplicità: “Sono una persona libera che ha avuto grandi maestri, ho appreso da loro la dignità, la lealtà e l’amore per la nostra terra”. Infine, Salvatore Rancella che, giunto tardi in sala ha esordito con le sue priorità: una di queste è la scuola. “I nostri bambini non hanno praticamente nulla, nè libri, nè sussidi, nè computer”. Un’altra è la necessità di incrementare i sistemi di videosorveglianza.
Però ha pure rivelato di essere stato contrario al confronto cui ha preso parte ieri sera. “Noi dovremmo per definizione già essere tutti d’accordo sulle problematiche che ci assediano da anni”. E per dimostrare che effettivamente tutti d’accordo non sono per nulla, sulle infrastrutture non sono mancate le scintille con Metodio, in particolare rispetto a castello d’Alagno: “Lo pagammo circa 400 milioni di oggi, andrebbe recuperato, utilizzato per manifestazioni, per affittare gli spazi”. Sull’appello, Rancella si ritagliato lo spazio per leggere una lettera di presentazione agli elettori e ha sottolineato di non essere iscritto al Pd ma “sentimentalmente legato a quest’area”. Nel suo programma: mettere mano alla macchina amministrativa e sveltire le pratiche di condono.




