Pozzetti intasati di terriccio, rampe carrabili abusive, scarsa manutenzione. Pochi minuti di pioggia creano inevitabili pantani. Un nostro lettore, il prof. De Stefano, ci segnala il dissesto del sistema di raccolta delle acque in città.
«Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?». La citazione è tratta da Dante (Purgatorio XVI,97). Cioè: le leggi ci sono, ma chi le applica e chi ne controlla il rispetto? Analoga domanda ci viene da fare osservando quel che succede nel nostro paese in occasione delle piogge: le fogne ci sono, ma chi le gestisce? Chi provvede a tenerle pervie?
Immancabilmente, a Somma, quando piove, sebbene ci sia una sufficiente rete fognaria, le acque allagano strade e piazze ed, a volte, perfino fanno saltare i chiusini. Ciò avviene perché, come ognuno può constatare, i pozzetti intasati di terriccio e di stipa non lasciano influirvi l’acqua. La vegetazione erbale nelle fessure delle caditoie testimonia da quanto tempo quelle non vengono evacuate. Eppure c’è chi riceve denaro dall’Amministrazione Comunale proprio per disoppilare le fogne e c’è qualche assessore, anch’esso remunerato con denaro della comunità, che dovrebbe invigilare sull’attuazione di tale impegno contrattuale.
A proposito di regimazione delle acque pluvie, perché si tollera che in corrispondenza ad accessi ad abitazioni e fondi (ed ad aree pubbliche di fatto sequestrate ad uso privato), siano costruite, tra strada e marciapiedi, rampe che, interrompendo le zanelle, danno luogo a pantani?
Autorità ed Amministratori questi sconci non li vedono? O forse li vedono, sì, ma sanno che presso la cattiva cittadinanza la tolleranza di comportamenti illegali crea consenso?
(Foto generica. Fonte Internet)
Salvatore De Stefano




