Il Castello perde spazio a vantaggio di una famiglia di contadini. L’Ente locale rivendica la bontà dell’operazione politica.
Voluto da Alfonso I d’Aragona, il Castello D’Alagno, spicca, imponente e maestoso, a ridosso del borgo antico Casamale e domina tutta la zona sottostante di Somma Vesuviana. Il suggestivo Castello si eleva a m 220 sul livello del mare, ha un impianto quadrangolare con torri tonde negli angoli e si sviluppa per un’estensione di circa 1000 metri quadrati, con un perimetro di circa 160 metri. Da cornice all’imponente struttura, un vasto frutteto che sottolinea l’eleganza della struttura.
Durante i secoli il Castello è stato ceduto a vari proprietari che sono intervenuti con alcuni interventi ma senza mai modificare l’originaria natura. Per qualche tempo è appartenuto a Giovanna III d’Aragona e a sua figlia Giovanna IV. Nel 1691 fu dato in affitto a Luca Antonio, Barone de Curtis di Napoli. Varie esponenti di questa famiglia si sono succeduti nella proprietà del Castello che a loro volta, negli anni, hanno ceduto piccole parti della proprietà ad altri, effettuando altre ristrutturazioni. Anche il nome di Antonio De Curtis, in arte Totò, ha dato lustro all’antica residenza: fu infatti in questo castello che egli trovò le prove documentate della sua nobile origine.
Dal 1946 è diventato di proprietà del Dott. Vernicchi di Montella e dei suoi eredi. Nel 1999 il Castello divenne proprietà del Comune per allocarvi dei servizi culturali. In realtà la storica dimora è rimasta per molti anni in uno stato di incuria e di abbandono e una parte del terreno circostante fu dato in fitto ad una famiglia che aveva la proprietà adiacente al castello. Grazie a fondi europei, l’attuale amministrazione ha fatto eseguire lavori di consolidamento e ristrutturazione delle struttura per utilizzarlo come centro museale e come biblioteca. A circa un anno dal completamento dei lavori, nonostante la presentazione di una bozza di regolamento in consiglio comunale, la struttura ad oggi non è stata ancora restituita alla città per gli scopi previsti.
Anzi, qualche mese fa l’amministrazione, al fine di compensare i costi di mantenimento della struttura, aveva avanzato l’ipotesi di voler utilizzare la storica dimora per cerimonie e serate di gala, magari affidando la gestione ad alcuni ristoratori locali. Cosa che provocò l’indignazione e la protesta dell’intera comunità e in particolare del partito la Sinistra per Somma, che si fece promotore di una serie di incontri e confronti, petizioni e proposte per tutelare e gestire in modo consono la storica struttura. Da allora sono passati circa 10 mesi e praticamente nulla è cambiato. Il Castello d’Alagno resta ancora chiuso ed inutilizzabile poiché, a quanto pare, mancherebbero ancora collaudo e certificazioni.
Tra l’altro, manca poco meno di un mese e mezzo alle nuove amministrative e la politica locale è immersa e impegnate nelle prove di alleanze per conquistare palazzo Torino, per cui i riflettori sul castello sono stati momentaneamente spenti e, sicuramente, si riaccenderanno in piena disputa elettorale. E probabilmente qualcuno si ricorderà che nell’ultimo consiglio comunale, l’esecutivo Allocca ha deliberato la cessione del suolo circostante il castello a titolo di indennità di colonia. In pratica, completata finalmente la tanta attesa ristrutturazione della storica struttura, che opportunamente gestita potrà favorire cultura e turismo, l’ente locale ha scelto, contraddicendosi, di liberarsi di una parte consistente del terreno che circonda il castello per una questione di opportunità di mercato.
Le motivazioni, illustrate dal Dirigente ai LLPP Eliani in consiglio comunale e fortemente contestate dal consiglieri di minoranza Alfonso Auriemma e Luigi Aliperta, “Accertano – si legge nella delibera – che la cessione del fondo agricolo di mq. 937 censito al Fgl. 31 p.lla n. 994, quale titolo di riconoscimento dell’indennità di colonia spettante alla Sig.ra C.R., risulta conveniente per l’Amministrazione in termini economici, rispetto all’importo di € 50.338,23 indicato nella determina n.31 del 13.04.1999, in quanto il valore venale attuale della p.lla 994 risulta essere, così come determinato a seguito di indagini effettate sul mercato di beni similari presso operatori specializzati ed agenzie immobiliari del territorio, pari ad € 29.984,00, per un costo di mercato al metro quadro pari ad €/mq. 32,00”.
A rimarcare la bontà dell’operazione politica anche l’assessore ai lavori pubblici Lello Angri, per il quale “ È stata una scelta politica ben ponderata, volta semplicemente a chiudere una storia risalente al 1999 e che avrebbe portato solo ad un estenuante dispendioso contenzioso. Abbiamo inteso risolvere la questione bonariamente e, soprattutto, ci è sembrato giusto tenere in considerazione il sacrificio e l’impegno profuso dalla signora che, per tanti anni, ha curato il terreno. E poi il suolo ceduto è solo una piccola parte di quello che circonda il castello”.
L’ente dunque rivendica l’operazione, sottolineando in particolare il risparmio di circa 20mila euro che ne deriverà per le casse comunali. Dimenticando, però che in futuro quel suolo avrebbe completato, magari con un parcheggio o un giardino frutteto, l’opera di riqualificazione di un monumento storico di impareggiabile fascino.




