Ai funerali del ragazzo di 15 anni, è stata letta la sua lettera lasciata alla mamma. Parole affettuose, ma che denunciano anche la solitudine in cui era crollato.
Circondato da tante immagini della Madonna dell’Arco, abbracciato dalla sua famiglia e accompagnato dai suoi tantissimi amici nella chiesa di Santa Maria del Pozzo. É stata questa l’ultima volontà di Cristian, 15 anni, il ragazzo di Somma Vesuviana che due giorni fa ha voluto rinunciare alla vita, lanciandosi sotto un treno in corsa. In quella chiesa, dove Cristian, per gli amici Cri, ha vissuto il momento più bello della sua vita, quello della prima comunione, dove ha fatto il ministrante e dove si andava a rifugiare ogni mattina per cercare un po’ di pace, si sono svolti ieri pomeriggio i suoi funerali. In quella chiesa, che lui stesso ha scelto, gremita fino all’esterno ed oltre di adolescenti, di amici, di compagni di classe e di docenti del Liceo Diaz, di tutti i residenti del parco Fiordaliso, Cristian ha ricevuto l’ultimo saluto da quanti lo hanno amato e ne hanno testimoniato la delicatezza, la gentilezza e il garbo che lo contraddistingueva e ne faceva un ragazzo speciale.
Un bravo ragazzo, sveglio ed intelligente, costretto a fare i conti con l’assenza di una figura paterna, a convivere con le grandi difficoltà che questo difficile momento storico ci pone quotidianamente. É Cristian stesso che, in una lettera indirizzata alla sua mamma, ha spiegato i veri motivi del suo estremo gesto, che nulla hanno a che vedere con un amore deluso e che anzi riscatta la giovane fidanzatina, a cui ha dichiarato il suo amore. In quella lettera, che ci invita a riflettere e che fa di lui il figlio di tutte le famiglie di questa città, Cristian esprime il suo disperato senso di impotenza e di solitudine di fronte a una vita difficile, che non gli permetteva di essere sereno e di vedere felice la sua famiglia. La mamma di Cristian ha voluto condividere quella lettera con tutta la comunità presente in chiesa.
In un’atmosfera di toccante raccoglimento, scandita solo da singhiozzi ed applausi, una voce tremante e commossa ha letto la dolcissima e drammatica lettera di Cristian, di cui riportiamo solo ciò che chi scrive, inevitabilmente commossa, è riuscita a cogliere:
“Ciao mamma, non voglio farti stare male ma non posso continuare così (….). Ti ringrazio di avermi cresciuto così bene, con amore e con pazienza (…). Ti chiedo di non seguirmi, di essere felice, di andare avanti anche senza di me, di vivere la vita che io invece ho bisogno di abbandonare: una parte di me mi chiede di farlo. Ti chiedo di essere felice e io ti aiuterò ad esserlo anche da lassù. Ho provato ad essere felice ma non ci sono riuscito (…). So che non ho fatto che perdere tempo, ho fatto cazzate e non ti ho dato l’affetto che un figlio deve dare alla mamma. Scusa se non sono stato il figlio che tu volevi, servizievole a casa e bravo a scuola. Scusa se non ti ho dato mai soddisfazioni, scusa per tutti gli abbracci e i baci che non ti ho dato (…). Ti voglio bene, sei stata una mamma eccezionale, stupenda, magnifica, migliore anche di un padre, perché non è facile crescere tre figli senza nessuno che dia un aiuto, neanche dal cielo. Scusa mamma, ti voglio bene, vi voglio bene tutti. Porta il mio saluto a tutti i miei amici e abbi cura di te”.
É difficile anche per il celebrante riprendere dopo aver ascoltato il vero tormento di Cristian, ma tanti sono stati gli amici che hanno voluto salutare Cristian in modo affettuoso. “Cristian ci ha voluto lasciare un grande messaggio, soprattutto ai papà, ai quali dico, abbracciate i vostri figli, donate quell’abbraccio che Cristian ha sempre desiderato!”; “Cri rimarrai sempre nei nostri cuori, grazie per il tuo essere solare, per i consigli che ci hai dato”; “Ricordi quando andavamo allo stadio per andare a vedere la partita del nostro grande Napoli? Non sarà più lo stesso senza te, ma continueremo ad andarci e ti porteremo sempre con noi”: “Cri hai superato tante cose nella tua vita e a nessuno di noi sei riuscito a dire tutto quello che avevi dentro. Sei e resti una bella persona”.
Tanti gli amici del giovane che avrebbero voluto dire qualcosa ma non ce l’hanno fatta perché tormentati dal rammarico di non aver saputo cogliere il malessere del loro amico. Rammarico che si è insinuato sicuramente nel cuore di tutta la comunità presente, troppo spesso sorda ed indifferente al punto di non accorgersi dell’essenziale. Di fronte a quei giovani smarriti e addolorati, che si stringevano nei loro giubbotti scuri abbottonati fin quasi agli occhi come a nascondere le lacrime, una voce si è levata forte e coraggiosa: “ragazzi amate la vita! Cristian vi invita a non seguire il suo esempio, vi chiede di essere coraggiosi. Vivete la vita e raccontate le vostre ansie”.
Poi il momento più difficile: la piccola e fragile bara bianca, avvolta dalla sciarpa della squadra del Napoli, grande passione di Cristian, dall’ abbraccio pietoso di una bandiera della Madonna dell’Arco, seguita dallo sguardo dignitoso e straziante della mamma dello sfortunato ragazzo, ha lasciato la chiesa che tanto amava. E lo ha fatto attraversando un corridoio composto da una lunga catena di mani amiche, unite, strette, forti, rassicuranti. Forse era tutto ciò che Cristian aveva sempre desiderato.
Piove, fa freddo e gli sguardi seguono un palloncino blu che, superando tutti quelli bianchi, svanisce oltre le nuvole. Proprio come Cristian.





