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Se c’é camorra nei comuni, i politici non possono non sapere

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La camorra è diventata “sistema” al quale partecipano dipendenti della Pubblica Amministrazione, imprenditori, politici. Si combatte con la trasparenza. Di Amato Lamberti

L’operazione” Due Torri”, portata avanti dalla magistratura salernitana, è fondamentale per capire quali sono oggi i rapporti tra politica, pubbliche amministrazioni, imprenditori e camorra. In breve, per riassumere la vicenda, in merito agli appalti della Provincia di Salerno, nel corso di alcuni anni, i magistrati ipotizzano un sistema per l’assegnazione degli appalti, ma anche dei subappalti, che coinvolgeva dipendenti dell’amministrazione, alcuni imprenditori, alcuni amministratori, alcuni politici. In particolare, i magistrati, dopo l’arresto di due funzionari della Provincia e di quattro imprenditori, sono alla ricerca dei referenti politici.

Appare chiaro, infatti, che quello scoperto fino ad ora dalla DDA di Salerno sugli appalti truccati potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più ampio. Non appare credibile che i politici non fossero a conoscenza di quello che, per almeno sette anni, è stato il sistema di assegnazione degli appalti pubblici. Non è credibile che nessuno, degli amministratori e dei politici, si sia mai interrogato sul perché i lavori di sistemazione di edifici scolastici, di realizzazione o di manutenzione delle strade venissero sempre affidati agli stessi costruttori o a ditte ad essi collegati, oltre al fatto che i cugini Rino e Giovanni Citarella avevano sempre le porte aperte in Provincia ed “erano molto inseriti”, come ha confessato un indagato.

I reati contestati a vario titolo agli indagati sono turbata libertà degli incanti; inadempimenti di contratti in pubbliche forniture; frode nelle pubbliche forniture; corruzione per atto d’ufficio; corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; abuso d’ufficio; rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità in registri e notificazione; falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico; violazione delle norme relative al subappalto e altri illeciti minori. Tutti reati che senza il sostegno degli uffici pubblici e degli amministratori competenti non si sarebbero neppure potuti realizzare.

Gli imprenditori ascoltati hanno rivelato agli inquirenti che quello di partecipare alla turbativa d’asta era l’unico modo per poter lavorare in quanto il “sistema” riusciva a gestire tutto. Tra gli appalti vinti dal “sistema” anche la sistemazione della rete viaria nella zona dell’Università di Fisciano. I lavori furono assegnati al capocordata Citarella, vinti assieme alla Capretto costruzioni. Non solo strade ma anche strutture. Il gruppo aveva anche realizzato i lavori per i centri per l’impiego di Sapri, Roccadaspide; Agropoli e Mercato San Severino. Strutture realizzate dalla cordata di Rino Citarella.

Dal mio punto di vista questa indagine è importante perché dimostra che la camorra, intesa come corpo estraneo che bisogna solo espungere dalla società perché blocca ogni sviluppo economico e sociale, non esiste più. La camorra si è dissolta nella società ed è diventata “sistema” al quale partecipano imprenditori, personale della Pubblica Amministrazione, amministratori pubblici, politici di ogni livello. Questo spiega la capacità di diffusione su tutto il territorio nazionale anche in regioni con cultura amministrativa e politica del tutto diversa dal Mezzogiorno, e penso a regioni come l’Emilia, la Toscana, il Veneto, la Lombardia.

Dovunque ci sono appalti il “sistema” ha la capacità di riprodursi con estrema velocità perché trovare impiegati, funzionari, dirigenti, amministratori disponibili a fare sistema con imprenditori con grandi capacità di corruzione, si è rivelato estremamente facile. I casi registrati a Milano e in molti Comuni della Brianza sono emblematici: imprenditori calabresi e imprenditori locali hanno occupato letteralmente alcune amministrazioni con la complicità di funzionari, dirigenti, pubblici amministratori, al di là di ogni collocazione politica, realizzando un sistema di controllo totale dei pubblici appalti. Un ”sistema”, quindi, difficile da combattere se non a partire dalla trasparenza dei pubblici incanti, delle forniture, degli appalti, ma anche delle assunzioni e delle autorizzazioni, a partire da quelle urbanistiche.

Ma questa trasparenza, al di là delle declamazioni continue di volerla realizzare e dei convegni per dimostrare che già la si sta perseguendo, ha difficoltà a realizzarsi perché ogni amministratore vuole sempre ritagliarsi lo spazio per “fare politica”, cioè la possibilità di mediare in prima persona le richieste che vengono dalla società nei modi più diversi, compresi quelli di fare “sistema” per lucrare sul piano economico e su quello politico.
(Foto generica, estranea al contenuto dell’articolo)

 

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