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Sant’Antuono, Sant’Antuono, il nuovo dove sta?

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Stanno tutti in cerchio e si tengono per mano: i candidati nuovi e quelli già usati. Giro girotondo: come è bella l’immunità. Io assolvo te e tu assolvi me. Alla faccia degli elettori.

Secondo la tradizione, nel “fucarone“ di Sant’ Antonio Abate si riduce in cenere il vecchio e si forgia il nuovo. I politici, invece, tutti in cerchio intorno al falò, mano nella mano, fanno il girotondo e pregano che durino in eterno l’immunità e i privilegi dei parlamentari. Alla faccia nostra. Nel resto del mondo molti di “lor signori“ non metterebbero nemmeno la punta del naso fuori di casa, o di cella. E invece qui, da noi, si candidano e si ricandidano tutti: ladri, collezionisti maniacali di tangenti e di buste, camorristi associati, mafiosi colti, ‘ndraghetisti di prima e seconda generazione. Tutti già assolti. Dai loro colleghi. Dal partito. Dai probiviri. Ci sono, ovviamente, le facce pulite e le tasche pulite. I vergini. Però dice Crozza che l’esame ai candidati nuovi bisogna farglielo non prima, ma dopo che sono stati eletti. Dopo che si sono riparati dietro lo scudo dell’immunità.

Da destra a sinistra la nenia è sempre la stessa. “Il mio reato si è estinto. L’ autista preso per mafia? Lo conoscevo come tanti“ dice il candidato del PD, già senatore di Alcamo, Nino Papania (La Repubblica, 17 gennaio). Nella pagina precedente va in scena “Mirello“ Crisafulli, capo dei Democratici di Enna, accusato di abuso di ufficio “per una strada che raggiunge la sua villa“: ci scherza su: “manco avevo l’ufficio“. La giornalista ricorda che “è altro ciò che gli si imputa, e sta tutto in un’ inchiesta sulla mafia. Benché archiviata, quell’inchiesta getta ombre.”. Ma le ombre si dissolvono nella luce delle parole di Luigi Cocilovo, presidente dei garanti di Sicilia, che difende a spada tratta i candidati siciliani del PD, “peraltro, dice, piazzatisi in testa alle primarie per consensi”. C’è un “peraltro“ di troppo: un maligno potrebbe chiedersi se quel piazzamento è una prova d’accusa o di difesa.

Enzo Amendola, coordinatore regionale del PD in Campania, è per natura impastato d’entusiasmo: non so perché, ma mi ha dato sempre l’impressione di uno che viva, beato lui, nel Paese delle Meraviglie. La sua dichiarazione è uno squillo di tromba: “Non vedo l’ora del confronto, faremo una campagna all’attacco“. Un napoletano verace non dovrebbe dire queste cose, per scaramanzia: anni fa, anche il prode Achille Occhetto in una campagna elettorale contro Berlusconi usò metafore guerriere: e perse la guerra. Ma forse proprio per sostenere l’impeto dell’ Amendola l’on. Bersani ha paracadutato a Napoli, nel listino dei sicuri eletti, il generale Mauro Del Vecchio, “nato a Roma, residente a Milano, eletto nel Lazio nel 2008 e il cui legame con il territorio napoletano consiste nell’aver partecipato ai soccorsi per il terremoto dell’’80 “ (La Repubblica, 17 gennaio)

É stata ricapultata nel listino bloccato di Napoli anche tale Luciana Pedoto , “già eletta a Napoli nel 2008 e da allora mai più vista a qualche iniziativa politica”. Si vede che non voleva perdere tempo, che la sua battaglia per Partenope la combatteva altrove. L’entusiasmo del sig. Amendola, che, se non mi sbaglio, venne allevato alla politica dall’on. Bassolino, è alimentato dalla presenza, nelle file avversarie, del sig. Nicola Cosentino, del PDL, già sottosegretario all’Economia, accusato di associazione camorristica e maneggio di capitali illeciti, e destinatario di due richieste di custodia cautelare in carcere. Un cittadino comune accusato di tali reati i poliziotti andrebbero a prenderselo con i mitra spianati e i cani allertati: il sig. Cosentino, invece, è stato “assolto “, “salvato“ – non so trovare il termine adatto – l’una e l’altra volta dai colleghi parlamentari.

L’on. Caldoro, che governa la Regione Campania, dice che è un errore ricandidare il suo compagno di coalizione, ma l’on. Fini “teme“ che il sig. Cosentino verrà ricandidato, “poiché ha servito una fetta del territorio in Campania, ma chissà quale.”. Corre in aiuto del sig. Cosentino il sig. Amedeo Laboccetta, coordinatore del PDL a Napoli, membro della Commissione Antimafia, il quale, dopo aver ricordato che quando arrivò la prima richiesta di arresto, fu proprio l’on. Fini a esortare i deputati a dire di no, garantisce: ”Cosentino è sempre stato dalla parte giusta e comunque sempre contro il malaffare.” (La Repubblica, 17 gennaio).

Direbbero gli psicologi del linguaggio che c’è un “comunque“ di troppo, che sotto questo “comunque“ il parlante Laboccetta ha sepolto, ma non del tutto, il ricordo di qualche guaio giudiziario suo proprio e un pensiero secondario sul sig. Cosentino: ma gli psicologi non sono il vangelo: talvolta dicono cazzate. Il sig. Cosentino verrà ricandidato. Per due ragioni. Perché lo vuole la cultura del garantismo, e perché ha i voti. Lo dice apertamente il sig. Denis Verdini: “Dove andiamo senza di lui in Campania?“ (La Repubblica, 15 gennaio). Il sig. Denis Verdini, a cui l’on. Berlusconi ha affidato il compito di fare l’esame del sangue ai candidati del PDL, è indagato “per gli appalti G8, false fatture, associazione.” (La Repubblica 14 gennaio). Il che potrebbe suggerire una battutaccia a un comico di avanspettacolo. Il giro è chiuso.

Quasi chiuso. Il quasi riguarda il sig. Alfonso Papa, onorevole uscente del PDL, magistrato, “arrestato – sono parole sue – il 20 luglio del 2011 con 26 capi di imputazione. Già il 7 novembre la Cassazione dichiarava l’illegittimità del mio arresto. Oggi sono sostanzialmente sotto processo per due episodi di concussione relativi a pernottamenti alberghieri il cui valore complessivamente arriva a 3500 euro.”. Sostanzialmente. (Troppi avverbi di troppo, in queste dichiarazioni). Perciò, conclude il sig. Papa: “se Cosentino venisse ricandidato, e io no, ci sarebbe quantomeno una fragilità nel rigore logico di tale scelta.” (La Repubblica, 15 gennaio). Ma io se fossi un selezionatore di candidati, non ricandiderei un magistrato che si fa processare per una concussione di 3500 euro. Per pernottamenti in albergo. E non mi appellerei alle ragioni dell’etica: non apprezzo i moralisti e sono un garantista: a patto che tutti siano garantiti in tutto, e non solo lor signori.

Il campionario delle dichiarazioni dimostra ampiamente cosa pensa di noi il girotondo dei politici. Per superficialità, per ignoranza o per arroganza molti di essi non fingono e non dissimulano più, quando si rivolgono a noi, lettori e elettori: direbbero gli psicologi del linguaggio che di noi se ne strafottono. Quanti candidati strafottenti potrà compensare la candidatura, mettiamo, di una Rosaria Capacchione?

Andare a votare? Per poi sentirsi come un chiachiello? Chiachiello è intraducibile insulto napoletano: il suono della parola riproduce il chia chia che fa sotto le scarpe la lota, la fanghiglia ormai quasi tutta dissolta in acqua nera.
(Foto: F. Zandomeneghi, I poveri sulle scale del convento dell’ Aracoeli a Roma, 1872)

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