Il governatore: “Una patologia tutta campana”. E D’Amora, direttore generale Asl Na 3: “Ora è tutto a rischio, anche i farmaci salvavita e la benzina per le ambulanze”.
Sanità campana: non è tracollo, non ancora. Trovate le risorse necessarie per il pagamento degli stipendi di agosto ai dipendenti delle Asl e delle strutture convenzionate. Lo ha reso noto, nel pomeriggio di ieri, Abi Campania, associazione delle banche, a seguito dell’incontro tenutosi con il governatore Stefano Caldoro, i prefetti e i direttori generali delle Asl campane sulla questione del blocco cautelativo dei fondi delle aziende sanitarie dopo una sentenza della Corte Costituzionale. Ed è il presidente Abi regionale, Franco Gallia, a dire: «Si conferma la sensibilità e l’attenzione ai problemi del territorio, risolvendo una questione che ha risvolti, anche sociali, di notevole rilevanza».
Abi Campania sottolinea che «questa problematica, scaturita dall’applicazione di una sentenza, assume una valenza nazionale e non più riconducibile solo al caso territoriale. Pertanto, si pone l’esigenza di trovare delle soluzioni sistematiche e strutturate in modo da evitare che analoghe circostanze si determinino anche in altre regioni». Ma come si è risolto il problema, o meglio, come si è messa una bella «toppa» (temporanea) al problema che metteva a rischio circa dodicimila stipendi di agosto? Presto detto: con anticipazioni di cassa senza oneri. Questa è infatti l’intesa raggiunta tra Regione, Asl e sistema bancario dopo il blocco dei fondi cautelativo messo in atto dal Banco di Napoli in veste di tesoriere dell’ente.
«Abbiamo raggiunto l’intesa per il mese di agosto – ha affermato il presidente Caldoro – per garantire i livelli di assistenza e gli stipendi». Un primo risultato che consente di tirare un sia pur flebile sospiro di sollievo che dovrà portare però ad una soluzione definitiva. Il blocco dei fondi delle Asl è conseguente a una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge sull’impignorabilità dei beni delle Asl. Le banche hanno interpretato in maniera restrittiva la sentenza bloccando tutto. «C’è stata la disponibilità del sistema bancario – ha detto Caldoro – poi Asl per Asl abbiamo raggiunto gli accordi, superando il problema per agosto». «Anche a settembre – ha sottolineato Caldoro – la soluzione sarà la stessa perché non ci sono alternative».
Una «tempesta perfetta» l’ha definita il governatore. Uno tsunami che rischia di demolire l’intero sistema sanitario regionale e che avrà ripercussioni anche sulla cura del malato, come ammette lo stesso presidente della Regione definendola «Una anomalia solo campana». Aspetti poco chiari, aree grigie, una vera patologia che ha contagiato il sistema, quello dei pagamenti a fornitori ed erogatori di prestazioni sanitarie. «Mario Morlacco, subcommissario alla sanità in Campania – ha spiegato ieri il presidente Caldoro – ha fatto riferimento ai casi del Molise dove la situazione debitoria è superiore a quella campana e al Lazio con 3 miliardi di indebitamento». Morlacco «ha evidenziato di non essersi mai trovato di fronte a una situazione come quella campana che ha un blocco sostanziale maggiore rispetto ad altre regioni in cui ha lavorato». Ed è questa situazione che «ha generato aspetti poco chiari, troppe aree grigie».
«Non so quanto ci sia di illegale, ma sicuramente è una patologia tutta campana – ha aggiunto – che ha causato poco controllo e a beneficiarne sono i furbi, non chi ne ha diritto». «La confusione ha generato effetti distorsivi compreso il blocco di cassa attuale – ha proseguito Caldoro – questa anomalia risale a prima del 2010». L’aggressione ai beni delle Asl è differente da caso a caso e a soffrire di più sono la Asl Napoli1, la Asl Napoli 3 e quella di Salerno. «L’attenzione si concentra sull’animale colpito e la cosa ha generato immediatamente contenziosi nuovi e riaperto i vecchi». Il futuro? Le soluzioni? Cosa fare Caldoro lo ha ben chiaro e non è cosa di poco conto giacché il governatore ha parlato di un «intervento di natura strutturale». Le anticipazioni di cassa a cui si farà ricorso per il mese di agosto, sono «un primo passo, ma insufficiente». Stando alle esternazioni di ieri del governatore, sarebbe una situazione del passato ad aver alimentato quest’onda.
Questa «tempesta perfetta», come l’ha definita Caldoro: «Avevamo una legge speciale per le Regioni in piano di rientro che proteggeva il sistema della sanità pubblica dall’attacco di una patologia tutta precedente». Una «patologia che esiste solo in Campania» e che ha richiesto una norma speciale per la sua soluzione e «per evitare che la sanità tornasse a una situazione pre 2010». La norma in questione aveva stabilito il blocco delle azioni esecutive, «tutto ciò che produceva danni al sistema». «Avevamo messo una diga di fronte a massa d’acqua che rischiava di sommergere la città, nessuno discute nel merito la decisione della Consulta». E ha fatto l’esempio della legislazione antiterrorismo e antimafia che «magari sono estremi». «Si tratta di leggi ai limiti della costituzionalità, ma speciali – ha sottolineato – e nessuno sogna di toglierle così come non si tolgono le norme contro o terroristi senza averli sconfitti tutti».
«Normative speciali – ha detto ancora – con la differenza che ci hanno tolto una norma prima di aver sconfitto il male. Bastavano sei mesi durante i quali avremmo sconfitto la patologia». Una «patologia», una «quantità d’acqua che spingeva sulla diga e che abbiamo ridotto del 60% – ha ricordato – Il resto, il 40%, era lì e se dalla sera alla mattina si toglie la diga che avevamo messo, l’acqua arriva sulla città e causa danni notevoli». «Non discuto sulla legittimità della sentenza – ha concluso – ma c’è amarezza perché avevamo compiuto grandi passi avanti, anche sul fronte del recupero nel ritardo dei pagamenti». Un tassello importante lo aggiunge Maurizio D’Amora, direttore generale della Asl NA 3 che ha chiesto un incontro al presidente del tribunale di Torre Annunziata per chiedergli di «poter pagare una volta soltanto e non tre: uno per il procedimento, uno per gli interessi e l’altro per il legale».
In più, aggiunge D’Amora: «lo scorso 22 luglio scorso, ho fatto un provvedimento per la non pignorabilità dei nostri stessi fondi, il giorno successivo il tesoriere ci ha bloccato la cassa». E questo, ha tenuto a precisare, «nonostante ci sia una legge del 1993, la numero 67, la quale stabilisce che i Lea non sono oggetto di pignoramento così come gli stipendi». D’Amora ha inoltre evidenziato che «sono già state registrate richieste di pagamento che si basano su invenzioni». «Si parte dall’idea che esiste una mole enorme di dati frammentati – ha sottolineato – e il fatto che tali procedimenti siano registrati in altre regioni, rende impossibile una verifica degli atti». «Eravamo in linea con i pagamenti, in tre anni e mezzo abbiamo azzerato il debito – ha concluso – ora tutto è a rischio: farmaci, presidi salvavita, benzina per le ambulanze».
(fonte foto: rete internet)


