L’ondata di provvedimenti a carattere nazionale ed internazionale a carico del nostro Paese sta raggiungendo veri e propri picchi esponenziali.
L’ondata di provvedimenti a carattere nazionale ed internazionale a carico del nostro Paese, finalizzati al riconoscimento di importanti somme a titolo di risarcimento danni ad esclusivo vantaggio della popolazione detenuta sta raggiungendo, in questi giorni, veri e propri picchi esponenziali.
Solo di qualche giorno fa, difatti, era la notizia della condanna dell’Italia al risarcimento del danno cagionato a taluni detenuti, per la precisione sette, che si dolevano per l’esiguo spazio vitale in cui costretti, giocoforza, a scontare la propria pena detentiva, in aperta violazione della Convenzione per i diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
E’ di oggi, invece, la clamorosa notizia della sentenza emessa da una corte italiana, e precisamente dal Tribunale civile di Firenze, che ha riconosciuto ad un detenuto aretino l’importante cifra di un milione e seicentomila euro per i danni subiti a causa di un’intossicazione dovuta ad un miscuglio di farmaci e sostanze stupefacenti, avvenuta proprio all’interno del Carcere di Arezzo, violando ogni più elementare regola di cautela.
Nei dieci e più anni necessari per addivenire alla sentenza di condanna, i legali del giovane aretino hanno sostenuto che il giovane, detenuto tossicodipendente colpito, nel corso della detenzione, da una condizione clinica di coma, avesse sviluppato una vera e propria anossia celebrale a causa di un mix di farmaci e stupefacenti tale da procurare la paraplegia degli arti inferiori.
Anche se i vistosi problemi di salute furono conseguenza, come acclarato dai consulenti tecnici, di una condotta in parte volontaria, legata alla spontanea assunzione di sostanza stupefacente, non vi è stato dubbio circa l’esistenza, in capo al personale responsabile della struttura, di un obbligo giuridico di impedire la circolazione di detta sostanza all’interno di una struttura carceraria, ancorata per definizione ad una privazione della libertà personale, in uno al rigido rispetto di fondamentali regole di convivenza.
A carico della struttura carceraria, pertanto, una sorta di doppia incriminazione, legata all’erronea somministrazione dei farmaci neuro- deprimenti ed all’omesso controllo in ordine all’assunzione, da parte del detenuto, di sostanza stupefacente all’interno del carcere.
Al soggetto ristretto in carcere, pertanto, devono essere garantiti non solo i ben noti diritti fondamentali, ma soprattutto una vera e propria tutela di carattere protezionistico la cui violazione, in base all’innovativa pronuncia del Tribunale di Firenze, rischia di essere pesantemente sanzionata con risarcimenti record, capaci di depauperare le già gravate casse dello Stato italiano.
(Fonte Foto:Rete Interent)




