La fusione con l’ Ave-Sannio, l’aggregazione alla Città Metropolitana di Napoli o un ritorno a Terra di Lavoro? Si accende il dibattito sul futuro di un territorio da sempre considerato “di confine”.
Il nuovo assetto delle Province, imposto dal Governo Monti, ha suscitato malcontento tra le numerose province italiane che, con un colpo di spugna vedono cancellarsi anni di storia e cultura locale.
Sono stravolte le identità di popolazioni, che hanno sviluppato negli anni un forte senso di appartenenza ai luoghi, grazie ad una memoria collettiva che richiama e rafforza i valori legati al patrimonio culturale. Il Vallo di Lauro, da sempre "la terra di mezzo" (tra l’ Irpinia ed in napoletano), solo nel 1861 fu cancellato dalla Provincia di Terra di Lavoro ed annesso forzatamente alla Provincia del Principato di Avellino, nonostante le proteste dei consigli comunali che consideravano la distanza geografica dal centro irpino ed il diverso patrimonio culturale, un ostacolo alla buona integrazione di questo territorio con l’ Irpinia.
Per questo è rimasto per decenni in uno stato di puro isolamento, scarsamente considerato dalla provincia di appartenenza e purtroppo poco conosciuto al di là dei suoi confini; tutto sommato ha sviluppato una propria identità culturale, facendo leva sulle tradizioni e i costumi, ma restando ancora molto indietro, considerando il ricchissimo patrimonio storico e archeologico che possiede. Oggi purtroppo il Vallo di Lauro (e probabilmente anche il Baianese), vede il suo futuro identitario ancora più compromesso di prima, vista la sua eventuale futura annessione all’ unica provincia Ave-Sannio, che determinerà una "mescolanza" culturale senza precedenti, visto che le due aree, il Sannio e l’Irpinia hanno caratteristiche esclusive e distintive, e così anche il Vallo.
Pasquale Colucci, presidente della Pro-Lauro, valuta così le conseguenze del nuovo assetto politico-amministrativo: "Benevento capoluogo significherebbe un isolamento maggiore della nostra comunità dal capoluogo: dagli interessi amministrativi, dagli adempimenti burocratici presso Prefetture, Questure, ASL. Ma quel che è ancora più grave è che nel ridisegnato e vasto contesto della nuova provincia, si indebolirà ancora di più la nostra già compromessa identità e perderemo ancora di più la forza e la rappresentanza delle nostre istanze. Già adesso esse sono scarsamente considerate se non proprio maltrattate".
Colucci individua la strada per un ritrovato sviluppo dal punto di vista identitario ed economico del Vallo, nella sua aggregazione all’agro nolano, ritornando al contesto precedente all’annessione alla provincia irpina, prospettando così una ricomprensione nell’ area metropolitana napoletana, lì dove si svolgono la maggior parte delle attività del quotidiano della gente del posto: dalle attività commerciali, alla scuola e al lavoro. Lo storico Giuseppe Buonfiglio considerando questa ipotesi, afferma che ciò non darebbe al Vallo quell’ identità in cui spera, ma auspica un ritorno all’ antica Provincia di Terra di Lavoro (Provincia di Caserta) dell’ intero agro nolano.
Il sindaco di Marzano di Nola, Trifone Greco, considera come unica reale soluzione al futuro identitario del territorio l’ accorpamento del Vallo all’agro nolano, dunque alla Città Metropolitana napoletana, premettendo che "Ad Avellino non ci hanno mai davvero reputati irpini"ed afferma che in questo momento il Vallo di Lauro ed il Baianese devono essere uniti e condividere le proprie idee. Il sindaco continua affermando che "Se in Campania fossero presenti ancora figure politiche di forte carisma, probabilmente adesso non staremmo a parlare di questo scippo così mortificante per tutti gli avellinesi".





