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Re della terra selvaggia

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In una zona della Louisiana soggetta a tempeste ed allagamenti, la piccola Hushpuppy e gli altri abitanti lottano ogni giorno per sopravvivere e non abbandonare la propria terra.

 Behn Zeitlin è un regista americano che aveva già raggiunto nel 2008 una certa fama con il cortometraggio Glory at Sea, dove raccontava a suo modo la New Orleans post uragano Katrina. Quel tema è diventato quasi un’ossessione per il giovane regista, tanto da indurlo a trasporre paesaggi e riflessioni di quel corto, 4 anni dopo, nel suo primo lungometraggio.

Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild il titolo originale) nasce così dalla volontà di raccontare una tragedia della quale si è avuta testimonianza diretta, arricchendola con spunti di realismo magico. Questa miscela tra documentario ed epica è alla base del successo del film, che nel 2012 ha vinto la Caméra d’Or al Festival di Cannes e il Gran Premio della Giuria al Sundance. Nel 2013 sono arrivate anche 4 candidature ai Premi Oscar, compresa quella per la bravissima Quvenzhané Wallis, l’attrice più giovane mai nominata. Hushpuppy è una ragazzina di sei anni che vive nella Grande Vasca, una conca paludosa della Louisiana martoriata da uragani e allagamenti. Con lei troviamo il padre Wink, violento e irascibile, e un gruppetto di altri personaggi attaccati a quel fazzoletto di terra, nonostante sia quasi impossibile (oltre che illegale) abitarvi.

Il film si snoda in una prima parte nella quale Zeitlin, con la telecamera a mano, pedina la sua piccola protagonista e la vita quotidiana nella Grande Vasca. Il taglio è quasi documentaristico, con scene di caccia, dialoghi essenziali; l’elemento drammatico predominante è il rapporto complicato tra la ragazzina e il padre, mentre le frequenti riflessioni con la voce fuori campo di Hushpuppy – che ricorda le lezioni degli adulti sulla sopravvivenza in un luogo ostile e favoleggia sull’estinzione di creature preistoriche – danno un tono epico alle vicende. Con questi piccoli accorgimenti Zeitlin evita le paludi (reali e immaginarie) del documentario e traspone la vicenda su un piano simbolico dove ritornano i temi eterni della lotta per resistere alle forze della natura e dell’alternanza necessaria tra vita e morte.

La seconda parte si apre con un ricovero forzato degli abitanti della Vasca dopo un uragano. L’allontanamento dal proprio ambiente naturale, per quanto minaccioso, diventa il tema principale e il film si chiude con l’orgoglioso ritorno della protagonista alla terra del padre, dopo alcune sequenze ambientate in una nave/bordello in alto mare, raggiunta a nuoto dalla ragazzina e dalle sue amiche. Su quella nave, un luogo quasi magico lontano dalla terraferma, Hushpuppy incontrerà una donna che potrebbe essere sua madre, scappata anni prima dal marito e da quei luoghi ostili. La ragazzina, combattuta, sceglierà alla fine la sua terra.

Il ricorso alla voce fuoricampo dei protagonisti per dare spazio alle loro riflessioni e un uso libero del montaggio, dove si susseguono senza apparenti legami narrativi scene di vita quotidiana dei personaggi, hanno fatto accostare Re della terra selvaggia a Tree of Life di Terrence Malick. La suggestione del confronto c’è, ma dura un attimo. Il film di Zeitlin è più ancorato allo spazio e al tempo di quanto lo sia il capolavoro di Malick. Tree of Life partiva da un unico evento narrativo – la morte di un ragazzo – per poi trasporsi quasi immediatamente su un piano di riflessione “altro” rispetto a quella vicenda, senza un dove o un quando definiti. Re della terra selvaggia è un film di luoghi e corpi reali, un piccolo racconto epico sulla sopravvivenza nelle paludi della Louisiana, che anche quando ricorre ai simboli non rinuncia alla concretezza fisica di quella terra, dei suoi abitanti, delle loro abitudini e tradizioni.

Il fascino del film è proprio in questo mix riuscito tra testimonianza realistica – l’autore conosce bene i luoghi e il soggetto di cui parla – ed elementi magici. La regia di Zeitlin alterna con un’abilità sorprendente per un giovane all’esordio il linguaggio secco del documentario con momenti di alta poesia visiva. La sopravvivenza e l’attaccamento alla terra, protagonisti del film, sono insieme eventi naturali e imprese mitologiche. La realtà e la fantasia si confondono, come nelle leggende, e la piccola Hushpuppy può rivolgersi così alle persone che scopriranno in futuro la sua storia, la storia della sua terra e delle persone che l’abitavano.

Regia di Benh Zeitlin, con Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Levy Easterly, Lowell Landes, Pamela Harper
Genere: drammatico
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: 7 febbraio 2013
Voto 7/10
(Fonte foto: Rete Internet)

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