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Potranno tagliare tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera

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Il II circolo didattico di San Giuseppe Vesuviano alla premiazione finale del concorso indetto dal MIUR e dall’associazione Libera dal titolo “Diritti in Gioco. Dire, fare… giocare!”.

Il tessuto sociale di una società passa attraverso una scuola efficiente. La scuola materna ed elementare, da sempre, rappresentano il passo iniziale di un percorso formativo, educativo-culturale, che accompagna il discente per tutto l’arco della vita. Sono i mattoni di granito con i quali costruiamo gli argini del nostro sapere e tra i quali faccio scorrere il resto delle nostre conoscenze che pazientemente acquisiamo nel corso del cammino scolastico. Se la scuola è vita, nel senso più pieno e poetico del termine, ebbene gli step della scuola dell’infanzia e della primaria rappresentano il cuore di quella vita chiamata istruzione.

Il grembiule e la maestra, i giochi e l’apprendimento, le socializzazioni e le prime “farfalle” allo stomaco per le interrogazioni sono elementi di un immaginario personale di ognuno di noi che trascende il momento e ci segue, metatemporalmente, nel prosieguo dei nostri giorni. Da De Amicis a Collodi, da Vamba a Molnar, si è creato un patrimonio ieratico-mitologico che col tempo si è fuso col nostro vissuto. Purtroppo. Dietro l’angolo vi è sempre la realtà. E questa realtà ci parla di una scuola materna e d elementare che subisci i colpi della crisi e le difficoltà di tutto il sistema. La scomparsa del tempo prolungato e delle compresenze e la mancanza di un turn-over adeguato delle insegnanti sono colpi bassi difficili da incassare. Spesso, anzi sempre, solo la lungimiranza e l’abnegazione delle maestre permette ai nostri piccoli cittadini di non sentire il disagio dei tagli e del depauperamento del sistema scolastico.

Qualcuno lassù al Ministero dovrebbe ricordarsi che, moltissime volte, dopo il Garigliano, i circoli didattici di scuola dell’infanzia e primaria rappresentano le uniche presenze dello Stato in territori devastati dal degrado sociale, culturale e ambientale. Edifici che assomigliano a delle vere e proprie Fort Knox nei quali si cerca pazientemente e con abnegazione di instradare alla legalità e alla cittadinanza piena centinaia di migliaia di piccoli discenti. Esse sono i pilastri di una nazione. Un bene troppo prezioso che andrebbe solo protetto dallo Stato. In quest’ottica, è davvero lodevole l’iniziativa del II circolo didattico di San Giuseppe Vesuviano, Plesso Marciotti, di partecipare al concorso nazionale “Regoliamoci 2013”, patrocinato dal Miur e dall’associazione Libera di Don Ciotti, dal Titolo “Diritti in Gioco. Dire, fare…giocare!”.

Il II circolo didattico della cittadina vesuviana è entrata nella terna delle vincitrici presentando un progetto di riqualificazione di zone abbandonate o sottoutilizzate per trasformarle in aree di gioco. I piccoli ingegneri hanno progettato un vero e proprio parco verde nel quale hanno allocato, oltre a giostrine e gonfiabili, anche aree di studio, di scoperta della natura e del parco nazionale del Vesuvio, un laghetto, un anfiteatro per recite scolastiche, una pista ciclabile e una zona dedicata all’educazione stradale. Una amara, ma veritiera, riflessione sulla mancanza di spazi pubblici dedicati ai bambini nelle nostre zone. Una accorata richiesta ad avere spazi dedicati e istituti scolastici con un minimo di verde e di spazi esterni per socializzare.

Durante la premiazione, col neo ministro Carrozza e il presidente di Libera Don Luigi Ciotti, i bambini del Plesso Marciotti hanno citato una frase di Pablo Neruda “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera”. La primavera delle loro idee è già una speranza di una estate assolata. L’anno scolastico del II circolo, splendidamente diretto dal Dirigente Scolastico Prof.Antonia Giugliano, si è concluso con una manifestazione musicale che ha visto la partecipazione di oltre duecento alunni, pazientemente accompagnati dalle loro maestre.

I piccoli hanno interpretato il linguaggio emozionale della musica fondendo i linguaggi musicali dei vari paesi europei, facendo parlare non solo le loro voci ma anche i loro corpi, in un lessico di solidarietà e integrazione tra i popoli.
(Fonte foto: Dott. Lucio Canzanalla)

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