Alcuni sindaci si dimettono scatenando molte polemiche. Aumenta la necessità di rendere più trasparente la politica contemporanea: pubblichiamo i loro curriculum difendendo la sacralità del voto.
In tutta la nazione vari presidenti delle provincie e decine di primi cittadini hanno deciso di approfittare del momento propizio e di lasciare le proprie cariche per tentare la scalata al Parlamento.
La legge lo consente, e c’è chi chiama questo modo di agire “legittima aspirazione”. Insomma, nulla di anomalo, almeno formalmente. Anche in Campania, il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, ha deciso di dimettersi. Stessa decisione, a quanto pare, per il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, il sindaco di Giugliano, Giovanni Pianese ed il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso. Tutti insieme, appassionatamente, hanno lasciato la loro poltrona prima della fine del mandato. La notizia, che in queste ore viene divulgata dai media, sembra non aver colto di sorpresa i tanti che non notano nulla di anomalo in questo procedimento.
La rubrica Osservatorio Sociale, non è nata con lo scopo di esprimere giudizi né con la volontà di polemizzare in modo poco costruttivo su quelle che sono le dinamiche politiche della nostra società regionale. Va specificato però, che laddove fa notizia la scelta delle dimissioni di taluni politici, la scelta di non definire quanto questa procedura possa far sospettare atteggiamenti poco corretti è una scelta non condivisa da molti, che attraverso i social network, blog, forum tematici, o semplicemente al bar, commentano con disapprovazione questo modo di fare. Scopo di questa rubrica è anche quello di dare voce a quella parte di cittadinanza che disapprova metodologie di questo tipo.
Quando un politico decide di candidarsi, prestabilisce un programma con cui cerca di raccogliere consensi da parte dei cittadini. Questo rapporto tra candidato ed elettore, che in Campania e in tutta Italia perde sempre più credibilità, si fonda su una teorica fiducia che il cittadino dimostra attraverso il voto. Tra le varie cose che molti dimenticano, c’è che per raggiungere un livello di democrazia tale da consentire il diritto di voto, l’intera nazione ha lottato, negli anni, spesso con il sacrificio di vite umane. Così come questo concetto non deve essere dimenticato dal votante, allo stesso modo non deve essere dimenticato dal votato. A prescindere dalle approvazioni giuridiche che stanno autorizzando le dimissioni in questo periodo, quando un politico viene eletto crea un contratto morale tra se stesso e i cittadini, impegnandosi a rispettare il programma elettorale per tutti gli anni che prevede il periodo di insediamento.
Questo contratto, nella sua sacralità, viene spezzato laddove iniziano a crearsi impedimenti che possano sfavorire la qualità della vita dei cittadini del territorio interessato. Abbandonare un mandato, spezzando quindi questo contratto, questo protocollo di fiducia tra cittadino e amministratore, è un atto che, pur essendo consentito dalla legge, non rispetta una grande porzione di cittadini, non dando il giusto valore morale alla scelta che anni prima hanno fatto i votanti. I motivi per cui un sindaco o un presidente di provincia decide di lasciare la propria poltrona per ambire ad una poltrona più comoda, probabilmente non sempre nasce da una cattiva fede del politico, ma di sicuro però, lascia trasparire una mancata considerazione di quella grande fetta di pubblico che ha investito il proprio benessere attraverso il voto, con cui viene giustamente preteso il rispetto e l’adempimento dei doveri durante tutto il mandato dell’eletto.
In un periodo in cui la politica sta totalmente cancellando la fiducia dei cittadini attraverso atti poco trasparenti, andrebbe probabilmente ideato un metodo per stilare ogni minimo atteggiamento compromettente, affinché il cittadino possa poi conoscere con chiarezza e totale trasparenza il curriculum professionale di colui che dovrà essere votato. Nell’epoca in cui internet funge anche da database pubblico, sarebbe possibile provvedere creando delle pagine on-line di un archivio virtuale in cui sia possibile stilare un profilo completo ed esaustivo con i pro e con i contro di ogni singolo componente di partito.
Evitando di fare di tutta un’erba un fascio, le dimissioni di questo periodo essendo legali e comunque frutto di una discutibile democrazia contemporanea, non vanno confuse con problemi quali precedenti penali di vario genere, indagini in atto su infiltrazioni mafiose, peculato, ecc, che piuttosto, potrebbero essere gravosi elementi da pubblicare nei profili sopramenzionati. Un’idea semplice, ma che forse potrebbe ridare credibilità alla politica nazionale. Uno staff di esperti giuridici e psicologi sociali o semplicemente di persone adeguatamente formate per la funzione ma totalmente super partes e al servizio della collettività, potrebbe garantire questi profili esaustivi, attraverso la creazione di un sito virtuale sottoforma di motore di ricerca, in cui sarebbero presenti tutti coloro che entrano a far parte del mondo della politica.
Ad ogni cittadino basterà digitare nome e cognome del politico, per poi entrare nella scheda personale dell’attore pubblico, in cui sarà presente con precisione, oltre la foto, ogni minimo elemento di interesse collettivo, dai forum con i pregi riconosciuti dall’utenza, alla raccolta di considerazioni conseguenti ad errori commessi, dai sinossi teorici degli ideali del politico, passando alle cariche e gli impegni profusi negli anni dal politico digitato, dettagliando il suo percorso di studi e tutti i procedimenti legali intercorsi negli anni di vita pubblica e privata, fino ad allegare articoli giornalisti e saggistica in cui viene citato il politico.
Pagine pubbliche di dossier personalizzati, con elencazioni precise e interpretazioni democratiche, affinché con un colpo d’occhio l’utente possa conoscere davvero ogni dettaglio positivo o negativo di colui che avrà deciso di votare. Per fare ciò però, andrebbe inevitabilmente svolta una totale derattizzazione degli esecutori parassiti all’interno del sistema governativo italiano, e quindi bisognerebbe mandare a casa moltissime persone, e affinché si possano mandare a casa tutte queste persone, c’è bisogno di una mentalità reattiva condivisa e di un senso più vivo di appartenenza alla nazione. Un senso sempre più passivo e sempre più vittima della disillusione e degli scarsi benefici economici in dotazione alla gente comune.
Una trasparenza dovuta soprattutto ai giovani, che non sempre conoscono pregi e malefatte storiche dei politici contemporanei. Finché i politici potranno mangiare nella totale inconsapevolezza dei cittadini, e agire indisturbati grazie a leggi create ad hoc, nulla potrà davvero mutare.
(Fonte foto: Rete Internet)

