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Pasquale di Palma, autobiografia di un comunista

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Le memorie del militante sommese del Pci, scomparso quest’anno a ottanta anni, vengono raccolte in un volume curato da Luciano Esposito. Si raccontano tanti episodi di una vita dura e difficile con episodi, volti e nomi della storia locale recente.

È una vita difficile, ma ricca di umanità, quella che traspare dalle memorie di Pasquale Di Palma: un piccolo volume, intitolato “Memorie di vita e di fede politica”, con la prefazione di Luciano Esposito, che raccoglie la testimonianza del compianto militante comunista di Somma. Nato nel 1928, per molti anni segretario della sezione comunale del Pci, consigliere comunale e provinciale, Di Palma è scomparso quest’anno, prima di poter presentare il suo libro. Si tratta di un racconto scarno, ma molto utile per ricostruire fatti e colori dell’area vesuviana nel corso del Novecento.

Utile soprattutto per non dimenticare gli stenti e le angustie della vita contadina: un passato a volte mitizzato dai cultori della tradizione, che invece in queste pagine viene ricordato in tutta la sua crudezza. Si parte dal nonno paterno che acquista un piccolo pezzo di terra, e questo è quanto gli basta per essere assassinato: ucciso per «invidia», in un’epoca dove un fazzoletto di terreno può fare la differenza tra la vita e la morte. Poi si legge del piccolo Pasquale che abbandona la scuola dopo essere stato castigato duramente per aver offeso il Duce.

Così, a dieci anni Pasquale inizia a lavorare nei campi. È appena adolescente, quando un carretto per il trasporto della frutta si ribalta scaraventandolo a terra, e lui riporta una frattura alla mandibola. All’ospedale Pellegrini, dove viene ricoverato, vede arrivare i feriti cascati dagli alberi di noci, e le vittime di ogni tipo di incidente. E poi altri morti e feriti durante la guerra: Di Palma ricorda le masserie e le frazioni dove si abbattono i bombardamenti alleati (una pioggia di bombe colpisce il terreno dove attualmente sorge il Parco Castello), e inoltre elenca le vittime delle rappresaglie tedesche, dei cannoneggiamenti, delle mine e degli incendi.

Con il dopoguerra, inizia il suo impegno politico tra i comunisti. La sezione di via Gramsci viene inaugurata alla presenza di Maurizio Valenzi, e comincia un periodo di violenti conflitti politici, con attentati e ancora vittime. Di Palma, che nel frattempo si è trasformato in muratore, racconta di discriminazioni legate alla sua militanza nel partito. Ma dappertutto trova anche datori di lavoro e funzionari benevoli e disposti ad aiutarlo, anche perché conquista una reputazione di lavoratore preciso e affidabile. E c’è anche un sacerdote, don Franco Massa, parroco della chiesa di San Domenico, che accetta di celebrare il matrimonio con la sua Anna: diversi parroci sommesi si erano invece rifiutati, esecrando l’orientamento politico dello sposo, evidentemente empio agli occhi degli uomini di Chiesa.

Insomma, davvero un piccolo spaccato di un mondo che non c’è più. Ma per alcuni aspetti, si riscontrano dei temi ancora attuali. C’è il militante umile e rigoroso, che nonostante le ristrettezze economiche e i rovesci della fortuna (ad esempio la casa gravemente danneggiata dal terremoto dell”80), rifiuta le offerte di lavoro dei notabili del paese e tira dritto per la sua strada, opponendosi al clientelismo e alle speculazioni edilizie. Negli anni Settanta, come consigliere comunale e membro della Commissione edilizia, Di Palma si impegna nel varo del Piano regolatore e si attiva per farlo rispettare. Racconta, ad esempio, di aver fornito un contributo decisivo per lo sviluppo della zona “167” destinata all’edilizia popolare, nell’area di Mercatovecchio attualmente occupata da parchi residenziali.

Ci sono poi momenti carichi di tensione, ad esempio, all’inizio degli anni Sessanta, la stagione di lotta contro l’apertura della discarica nella proprietà “La Marca” sul monte Somma: anche questo, un momento segnato da violenze e agguati, ma anche da un crescente consenso raccolto nella popolazione. Consenso che trova il suo apice nel ’70, quando, candidato al Consiglio provinciale, Di Palma raccoglie circa 7mila voti nel suo collegio. Quel che è sicuro, molti vesuviani, e non solo, potranno riconoscersi in queste pagine dense di fatti, persone e anche fotografie. O addirittura, in molti casi, trovare citato il proprio nome.
(Nella foto, tratta dal volume, Pasquale Di Palma, a sinistra, accanto a Giorgio Napolitano nel 1981).

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