Di come ci mangiamo le nostre parole e ne vomitiamo esoticamente altre.
Ah! Come rimpiangiamo quelle belle comunioni di una volta, quando si festeggiavano in casa o s’andava al ristorante col nonno e la nonna; l’estate incalzante, il tempo bello, le giornate s’allungavano e la vita si apriva alla bella stagione con un sapore tutto nostrano di felicità e di giornate libere per la scuola finita.
Saremo ormai vintage, come si suol dire oggi con un falso anglicismo (dall’omografa parola francese che tendeva a indicare i vini d’annata) ma le feste alla moda, quelle col catering e l’esperto in banqueting e l’handfood, non le digeriamo proprio più.
Oggi non esiste più il ristoratore di una volta, quello che ti preparava il festino per il matrimonio, quello con l’assaggio, qualche mese prima dell’evento, accompagnati da mammà e papà, che con solerte attenzione e misura dei loro averi, degustavano con parsimonia e contenuto entusiasmo le libagioni del futuro sodalizio.
Oggi non esiste più neanche il complice e un po’ ruffiano maître di un tempo, quello che sapeva consigliare senza offendere l’amor proprio dei commensali, facendoli credere esperti e saziandoli fino all’anima. Adesso invece c’è il wedding planner, il personal trainer degli sposi! Una persona addirittura formata, da presunti formatori, per evitarti lo sforzo, non solo di organizzare quello che ti peserà sul bilancio familiare dei futuri anni a venire, ma ti risparmierà anche il gravoso impegno di pensare che forse la vita non è tutta lì.
Solo una cosa non è cambiata, anzi quella è vertiginosamente aumentata, ed è la cifra da esborsare da parte di chi finanzierà nozze e annessi, perché il dare a vedere agli altri che si può, qui da noi, non tramonta mai, neanche in tempo di crisi.
Peccato che anche in questo caso, i presunti esperti di oggi, non saranno altro che lo scimmiottamento di qualche personaggio da film o della loro trasposizione televisiva e non distingueranno uno sherry da un cherry (uno è un vino rafforzato e l’altro un liquore alla ciliegia) o un brut da un demi-sec ma saranno dei sedicenti party planner o dei cake designer perché così vorrà la nostra smania di nuovo, anche se questo sarà sinonimo di vuoto; e non fa nulla se manderanno a farsi friggere secoli di alta pasticceria partenopea, perché ormai la norma vuole che la torta, più che buona, debba essere bella, appariscente e attraente come la sposa, ma si sa, che le torte e le spose di oggi sono come ‘e mellune e ‘na vota, possono uscire rossi ma anche bianchi e po’ cu chi t’a vuo’ piglià!?

