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PER SCEGLIERE BENE IL CANDIDATO DA VOTARE:

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Per votare bene bisogna tenere conto di chi parla del territorio e di come migliorarlo. In particolare: come renderlo attrattivo; come promuoverne le potenzialità; come migliorare la qualità della vita.
Di Amato Lamberti

In Italia, le campagne elettorali per le elezioni amministrative sono sempre più simili a quelle per le elezioni politiche, con il risultato di far passare in secondo piano i problemi concreti delle comunità locali chiamate a rinnovare l”amministrazione comunale, provinciale o regionale. Spostare tutta l”attenzione sugli schieramenti politici contrapposti, recitando tra l”altro slogan (come lavoro, occupazione, sviluppo) usati come bandiere solo da sventolare, favorisce anche una selezione dei candidati alle elezioni amministrative attenta più alla fedeltà e all”appartenenza dei partiti che ai problemi reali della comunità che si intende amministrare e governare.

La conseguenza più vistosa, evidente soprattutto nelle realtà meridionali, è che città, province, regioni, sono amministrate guardando, prima di tutto, alla raccolta di consensi personali, da parte degli amministratori, utilizzabili per fare carriera politica e assumere posizioni sempre più significative nello schieramento politico di riferimento, anche a livello nazionale, oltre che a livello locale. Naturalmente questo significa che i problemi del territorio e delle comunità locali passano in secondo piano perchè al di là di generiche affermazioni di volontà non si parte mai dall”analisi delle esigenze reali per giungere alle risposte concrete e percorribili.

Prendiamo come esempio la provincia di Napoli. Ad un qualsiasi osservatore esterno appare evidente che il problema comune a tutte le città è il disordine urbanistico, il degrado degli edifici privati e quello delle infrastrutture pubbliche, come strade, marciapiedi, aree a verde, alberature stradali, impianti di illuminazione, scoli fognari. Una impressione di disordine, fatiscenza e inciviltà diffuse che colpisce anche l”osservatore più disattento e che contrasta visibilmente con l”immagine di ordine, pulizia, cura dell”ambiente che invece viene fornita dalle città dell”Italia centrale e settentrionale.

È difficile comprendere come sia possibile che nella stessa nazione siano possibili situazioni così diverse. Le leggi sono le stesse, le normative amministrative sono eguali, i fondi a disposizione delle amministrazioni sono regolati, per quanto riguarda trasferimenti statali e regionali e fonti locali di approvvigionamento, dalle stesse norme e regole.

Non si comprende come mai a Modena, a Gubbio, a Pienza, tanto per fare riferimento a Comuni delle stesse dimensioni di quelli grandi e piccoli della nostra provincia, le strade siano in ordine, come le alberature stradali e le aree a verde, senza parlare delle facciate dei palazzi, mentre nella nostra realtà provinciale solo alcune località turistiche di importanti tradizioni, come Sorrento, Capri, Lacco Ameno, Massalubrense, riescono a presentarsi in modo curato e ordinato almeno nei luoghi frequentati dai turisti, mentre realtà di straordinaria importanza storica e archeologica, come Pompei, Pozzuoli, Nola, riescono solo a dare l”idea di inciviltà dilagante a livello pubblico e privato.

Per non parlare dei Comuni dell”area Nord di Napoli, la cosiddetta “corona di spine”, nei quali viene sempre da chiedersi come sia possibile abitare e vivere. Il problema è evidentemente quello dell”utilizzazione dei fondi pubblici non per migliorare la qualità della vita dei cittadini ma per favorire clientele, interessi particolari, magari attraverso la distribuzione di incarichi, consulenze e prebende di varia natura. Di queste cose bisognerebbe parlare quando si rinnovano le amministrazioni locali: come migliorare la qualità della vita dei cittadini; come rendere attrattivo, anche per investimenti esterni, un territorio; quali idee mettere in campo per promuoverne le potenzialità spesso inutilizzate.

Quando ero Presidente della Provincia ho voluto fare un esperimento di valorizzazione delle risorse di un piccolo paese dei monti Lattari, Casola (nella foto il panorama). Una delle risorse economiche era l”allevamento dei maiali e la produzione di una pancetta arrotolata molto nota nel circondario. Proposi al Sindaco una manifestazione dal titolo “Vieni a fare il maiale da noi”, che chiaramente giocava sul possibile doppio senso, ma che si articolava, come manifestazioni analoghe in Umbria, sulla possibilità di attivare un flusso turistico, anche residenziale, interessato ai rituali dell”uccisione e della lavorazione del maiale in un contesto dove sopravvivono antiche tradizioni.

Tutto il paese avrebbe potuto partecipare all”organizzazione e alla gestione della manifestazione. L” iniziativa “Vieni a fare il maiale da noi”, interamente sostenuta dalla presidenza della Provincia di Napoli, ebbe uno straordinario successo, più di trentamila visitatori ed esaurimento di tutte le disponibilità di carne di maiale, salsicce, pancetta, ma anche pane cotto a legna e altre specialità locali. L”anno successivo, sempre la presidenza della Provincia di Napoli, finanziò e sostenne l”iniziativa “Torna a fare il maiale da noi”. Anche questa edizione ebbe uno straordinario successo, superiore a quello dell”anno precedente. L”anno successivo, senza il sostegno dell”amministrazione provinciale, nel frattempo rinnovata, l”amministrazione comunale non fu in grado di riproporre l”iniziativa dandole un carattere di stabilità e continuità, con forti ricadute sull”economia locale non solo di carattere saltuario ed episodico.

Il contributo della presidenza della Provincia che copriva tutte le spese organizzative, compresi manifesti e comunicazioni, era di 2.000 euro. Una cifra risibile che il Comune, per ragioni che non conosco, non ritenne utile investire facendo così terminare una esperienza che poteva aprire prospettive interessanti di sviluppo economico e turistico. È solo un esempio che serve a sostenere la tesi che mi è cara e che ho verificato in tante realtà italiane, purtroppo solo nel Centro-Nord: amministrare significa amare il proprio territorio; far partecipare tutti i cittadini; partire dalle potenzialità anche minute che ogni territorio ha e valorizzarle coinvolgendo tutti in un progetto di crescita e sviluppo collettivo. Solo nel Sud questo percorso è sempre difficile e accidentato. Di chi la colpa?
(Fonte foto: Rete Internet)

CITTÁ AL SETACCIO

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