E alla fine il predicatore ha detto: Ottaviano è da evangelizzare. Insomma, è un paese in cui si sono spente, con le luci dei lampioni, anche quelle della morale: è un paese che non sa più cosa sia la speranza.
La Madonna Nera è stata ancora una volta, per noi Ottavianesi, Madre e Regina. Ancora una volta ci ha rivelato la verità, ci ha dolcemente costretti a prenderne coscienza: la tenevamo sotto i nostri occhi, ma fingevamo di non vederla, o di vederne solo una parte. Capita, quando la verità è tragica, e bisogna rimuovere il senso di colpa .
Da tempo diciamo tutti che Ottaviano è in coma: e tuttavia la sequenza di immagini che si è dipanata sotto i nostri occhi lungo il percorso della processione ci ha turbati: alla fine abbiamo avuto, in molti, l’impressione che la Madonna ci avesse condotti, con materna fermezza, in mezzo alle rovine materiali, perché vi cogliessimo il segno della devastata nostra interiorità, in cui la speranza è ormai solo polvere. Le immagini sono quelle di un paese informe, senza capo né coda: uno squallore che trasuda dai muri delle case e dai basoli sconnessi. E poi il buio: gli Ottavianesi da giorni non parlano di altro. Il centro storico e il Palazzo Medici, che dovrebbero essere la cartolina della città, li abbiamo trovati immersi in una tenebra assoluta, quale penso che fosse il buio di Ottaviano dopo i bombardamenti del ’43.
Ma è stato tutto il quartiere San Michele – Piazza Annunziata ad accoglierci con un’oscurità che strangolava anche le luci di qualche rara lampada e metteva angoscia nelle nostre riflessioni e nelle nostre parole. Il sindaco avv. Capasso ha visto il tutto. Il sindaco ha scortato la statua della Madonna indossando la fascia tricolore. Qualcuno si è meravigliato. Dimenticando che da 4 anni la Madonna del Carmine è, con San Michele, Patrona di Ottaviano. La processione è stata organizzata con cura. Ma non c’era entusiasmo nella gente: le buone intenzioni franano sotto il cumulo dei problemi, e anche se tenti di dimenticare per un momento lo sconquasso della crisi, questa Ottaviano offesa, umiliata, squarciata nelle viscere, non ti aiuta. Tornare al più presto al Carmine: non volevamo altro. E non era solo per colpa del caldo.
Poi c’è lo Scempio Definitivo. Un signore che nella fila stava davanti a me si chiedeva ad alta voce: un pullman che riesce a passare davanti alla Clinica Trusso – ammettiamo che ci riesca – e poi si immette su via C.O. Augusto, lo Scempio Definitivo, se vuole salire verso il Palazzo del Principe dove gira ? Non c’è, e non ci sarà, lo spazio per la manovra. Io l’ho rassicurato. Non verrà nessun pullman, gli ho detto: e perché dovrebbero venire? Questa strada ha una sola funzione: rappresentare lo Scempio Definitivo Irreversibile. Non può essere il caso il solo responsabile del disfacimento di Ottaviano: un lavoro tanto perfetto presuppone un Progetto, e il Progetto rinvia a una Mente. In questa Mente ci sono tutte le menti di noi cittadini, e ci sono le menti di una squadra di Dèmoni maligni che, chi sa per quale antico odio, hanno voluto infierire contro la nostra città e farla a pezzi, per poi spolparne anche le ossa.
Alla fine della processione, nel cortile del Carmine un predicatore ha ringraziato a nome di tutti la Madonna Nera, e prima di impartire la benedizione , ha espresso giudizi assai duri sulla qualità religiosa dello spirito ottavianese. Ha sentenziato, alla fine del suo discorso, che Ottaviano è un paese da evangelizzare. Non ci ha spiegato perché: restiamo curiosi di conoscere le ragioni della sua asprezza. Gli Ottavianesi osservano, riflettono, giudicano: nessuno ha il diritto di mettere in discussione la vastità e la profondità dei loro pensieri e dei loro discorsi. Se in questi discorsi c’è spazio anche per i palpiti della fede, non so: lo vedano i parroci: sono certo che, nel vedere e nel valutare, essi, i parroci, saranno pronti anche al mea culpa, se risulterà necessario.
Se il predicatore è stato turbato dal sospetto che il silenzio della gente – poca, rispetto agli altri anni – che aspettava lungo il percorso il passaggio della Madonna avesse il colore dell’indifferenza, mi permetto di far notare che talvolta l’indifferenza degli Ottavianesi nasconde un sentimento che la Chiesa considera il più grave dei peccati: la disperazione. Ma non dimentica, la Chiesa, che solo chi percorre la strada della speranza può cadere nel precipizio della disperazione, e può, se Dio l’aiuta, risalire dal precipizio alla strada.
Credo che la processione debba svolgersi di domenica. Credo che la processione del Carmine sia una trave portante della nostra identità civica: se incomincia a scricchiolare anche questa trave, chi resusciterà il paese dal sonno mortale in cui giace ? La processione del Carmine è un rito, e i riti durano nel tempo e svolgono pienamente la loro funzione solo se conservano intatti i modi, i gesti, le parole, la procedura . Perché per trecentocinquanta anni, ininterrottamente, la statua della Madonna è stata preceduta solo da uomini che impugnavano candele accese e da donne “scalze“, mentre tutte le altre donne andavano dietro? Alla prossima.
(Foto: Ottaviano – Edicola Votiva della Madonna del Carmine)


