Secondo il giudice per le indagini preliminari l’ex sindaco affidò il servizio ad Alfa Comecol spinto dall’emergenza. Restano le irregolarità sulla documentazione presenta dalla ditta per essere pagata.
65 pagine di intercettazioni, argomentazioni, ricostruzioni. L’ordinanza di applicazione e di rigetto di misure cautelari personali e il decreto di rigetto di sequestro preventivo firmati dal gip Roberta Zinno della procura di Nola rispetto alle indagini sul servizio di gestione dei rifiuti al Comune di Ottaviano contiene aspetti decisamente rilevanti.
Una persona è ai domiciliari (l’amministratore dell’Alfa Comecol) e quattro sono indagati (l’ex sindaco Mario Iervolino, l’ex consigliere Francesco Ciniglio, un dirigente-intermediario della ditta e un funzionario del Comune, Giovanni Del Giudice). Ma per Iervolino, Ciniglio e il funzionario del Comune era stato chiesto l’arresto da parte del pm Maria Cristina Amoroso. Una richiesta respinta e, dall’ordinanza, si capisce bene il perché. In particolare l’ordinanza con la quale l’ex sindaco Iervolino affida alla Alfa Comecol la gestione del servizio non viene considerata illegittima. Enerambiente, la ditta che precede Alfa Comecol, aveva rinunciato all’incarico e in piena emergenza Iervolino decide di affidare il servizio all’azienda senza passare per la gara d’appalto.
Scrive il gip “nelle more della predisposizione di apposita nuova procedura di gara, l’urgenza di assicurare, per la salvaguardia dell’igiene del territorio comunale e della salute pubblica, indubbiamente compromesse dall’inadempienza della ditta affidataria e da cause di forza maggiore (danneggiamento automezzi), l’immediato espletamento del servizio di raccolta e di trasporto dei rifiuti, dunque, a parere di questo giudice decisamente sussisteva”. E ancora: “L’imprevedibilità (…) degli eventi che avevano determinato la situazione di emergenza (…) rendeva senz’altro legittimo, sotto il profilo della contigibilità e dell’urgenza, l’utilizzo del potere extra ordinem”.
Chiarita la posizione dell’ex sindaco, il gip diventa molto più severo con gli altri, soprattutto per quel che riguarda la questione della falsa documentazione presentata dall’Alfa Comecol al Comune pur di essere pagata, a partire dai Durc fasulli: “Si è inteso favorire la società (…) rispetto ai pagamenti non supportati da alcuna documentazione ma anche rispetto a quelli eseguiti sulla base di durc di tipologia diversa da quella prescritta”. E conclude: “Di tale ultima irregolarità Ciniglio e Del Giudice sono da ritenersi senz’altro consapevoli”. Ma anche per loro viene negato l’arresto. Allo stesso modo, il gip concorda sulla tendenza di Ciniglio a gestire posti di lavoro, ma esclude che l’ex consigliere e il sindaco ne abbiano tratto vantaggi politici o economici. In un’intercettazione Ciniglio dice: “su 51 lavoratori 18 li abbiamo messi a lavorare noi. Gente di 50 anni che ho messo a lavorare io e non avevano neanche la possibilità di mettere il piatto a tavola”.
E se il pm ipotizza un patto tra affari e politica per “mantenere i posti di lavoro assegnati da detti politici nel tempo, fattore di indubbio rilievo elettorale”, il gip Zinno risponde “che tale potesse essere l’utilità auspicata dai politici nell’affidamento del servizio all’Alfa Comecol è dato che, pur essendo più che plausibile, non può dimostrarsi aver formato oggetto del contestato sinallagma corruttivo”.




