Le Guardie Ambientali, allertate dai contadini, avevano dato l’allarme attraverso ilmediano.it. Ieri la conferma dal controllo dell’Arpac: “Sepolti nella campagna rifiuti ospedalieri, plastiche, pneumatici, alluminio e sostanze triturate”.
ilmediano.it aveva visto giusto quando, il 18 febbraio scorso, aveva titolato la presenza di un terreno dalla morfologia anomala. La segnalazione di una sospetta megadiscarica abusiva, lunga centocinquanta metri e larga trenta, occultata sotto la campagna era stata dei contadini, che avevano notato una collina incolta in contrada Cappelluccia, e che quindi si erano rivolti alle Guardie Ambientali, un’associazione di volontariato.
Ieri mattina qui, sul limitare di un uliveto, le ruspe dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, appena al primo scavo hanno fatto emergere di tutto: rifiuti ospedalieri, plastiche, pneumatici, lattine. Non è finita. Sotto gli occhi dei vigili urbani e degli ambientalisti il braccio dell’escavatore ha messo a nudo una porzione di terreno che presenta vari strati di differenti colorazioni. Il timore è che oltre ai rifiuti visibili siano stati sotterrati anche scarti pericolosi preventivamente triturati. Lo scavo è durato un paio d’ore. Giusto il tempo per i due tecnici spediti dall’Arpac di prelevare alcuni campioni per l’agenzia, un altro da consegnare al comune di Acerra e uno ai proprietari del terreno, i cui legali erano presenti sul posto ieri.
“Grazie alla collaborazione dei contadini, alla nostra caparbietà e all’ottimo lavoro della stampa è stato possibile smascherare l’ennesimo sfregio alle campagne del Napoletano e, soprattutto, a chi vive in questi sfortunati territori”, il commento a caldo di Alessandro Cannavacciuolo, giovane esponente delle Guardie Ambientali impegnato da anni sulle tematiche dell’ecomafia. L’agro acerrano è terra simbolo del disastro ambientale provocato dallo sversamento dei rifiuti tossici. Proprio di fronte alla zona del ritrovamento c’è l’area archeologica di Suessola, antico insediamento urbano. E’ abbandonata. In condizioni visibilmente peggiori si presenta l’attigua casina Spinelli, una villa di campagna settecentesca che un tempo ospitava centinaia di preziosi reperti osci, etruschi, romani.
Intanto i reperti sono finiti da un pezzo nei musei archeologici di tutto il mondo mentre la casina è un rudere, il tetto sfondato, i muri crollati. Alle spalle c’è una vecchia vasca di macerazione della canapa. Era di proprietà di un ex comandante dei vigili urbani di Acerra. Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta questo invaso è stato utilizzato dall’ecomafia ogni notte. Nel 1994 è stata sequestrata dalla magistratura. Dentro fu trovato di tutto: fusti tossici della vicinissima Montefibre, il mostro chimico della zona, stracci, farmaci, vernici e, soprattutto, migliaia di tonnellate di rifiuti urbani della città di Acerra. La ditta che aveva l’appalto comunale di nettezza urbana li aveva scaricati lì dentro per risparmiare i costi del conferimento in discarica dell’immondizia. I titolari dell’impresa finirono davanti alla Corte d’Assise.
L’accusa: disastro ambientale. Il verdetto: tutti assolti. Il pubblico ministero non riuscì a stabilire il nesso di causalità tra la presenza di quei veleni e l’inquinamento della falda acquifera sottostante. Qualche giorno fa si è concluso un altro processo, che ha visto alla sbarra i camorristi della poco distante Marcianise e i colletti bianchi dello smaltimento locale. Sono stati condannati a pene variabili da quattro a sei anni per traffico illecito. Ma anche in questo caso non è stato possibile stabilire il disastro ambientale. Il reato è andato prescritto. Contro questa “sentenza a metà ” gli ambientalisti stanno organizzando una fiaccolata, ad Acerra.





