Nella serata del 24 febbraio è andata in scena l’85° edizione degli Academy Awards, con una cerimonia più tranquilla del solito e senza grossi sussulti.
L’Oscar 2013 riserva poche sorprese agli spettatori; al Dolby Theatre tutto è andato secondo previsioni. Le delusioni maggiori arrivano per Lincoln, vincitore di soli due premi (migliore attore e migliore scenografia) dopo l’abbuffata di nomination, mentre Vita di Pi di Ang Lee è il film più premiato con quattro statuette (migliore fotografia, colonna sonora, regia ed effetti speciali).
Le attese erano altissime per la conduzione di Seth McFarlane, geniaccio irriverente e autore delle serie di culto I Griffin e American Dad. Tutto sommato la serata è filata liscia, senza scorrettezze o momenti memorabili da parte del conduttore, più compassato e a disagio del previsto. Così gli unici momenti “frizzanti” a restare nella memoria saranno l’intervento in video di Michelle Obama a premiare il miglior film e la comica caduta sui gradini del palco dell’attrice Jennifer Lawrence. Passiamo in rassegna i premi più importanti. La statuetta per il migliore attore protagonista poteva essere impacchettata e spedita a Daniel Day Lewis già da qualche settimana; troppo superiore la performance dell’attore britannico per pensare ad una qualsiasi altra soluzione.
Con questa meritata affermazione, l’inglese arriva al record di tre premi (gli altri per Il Petroliere del 2008 e Il mio piede sinistro del 1989). Il premio alla migliore attrice protagonista era meno scontato, ma le reali alternative erano poche; la giovanissima Wallis e Naomi Watts erano note di colore in un premio che si giocava a due tra Jessica Chastain e Jennifer Lawrence, la vincitrice finale con tanto di caduta. Nelle ultime ore si vociferava di una possibile sorpresa con l’affermazione della strepitosa Emmanuelle Riva (Amour), ma probabilmente la rincorsa al duo di favorite è iniziata troppo tardi.
Pochi dubbi c’erano anche sul miglior film. Argo di Ben Affleck è stato il caso cinematografico dell’anno negli States e sull’onda del consenso di critica e pubblico, dell’affermazione ai Golden Globe e di una tendenza recente a premiare film “politici”, le speranze per gli altri erano scarse. Gli unici oppositori accreditati di una qualche chance erano Spielberg (già vincitore di 4 Oscar in carriera) e Haneke, quest’ultimo per una soluzione a sorpresa e d’autore che ci si aspetta sempre dall’Academy e non arriva (quasi) mai.
L’altra possibile opzione – Ang Lee per Vita di Pi – è stata ricompensata con l’Oscar alla migliore regia. Per il regista taiwanese è la seconda affermazione dopo il premio nella stessa categoria per I segreti di Brokeback Mountain del 2006. Tutto come previsto anche per gli attori non protagonisti. Tra gli uomini, in una lista che comprendeva nomi pesanti già premiati con varie statuette, ha prevalso Christoph Waltz (Django Unchained) a soli tre anni di distanza dalla prima affermazione, sempre sotto la direzione di Tarantino (Inglourious Basterds). Ancora più scontato il riconoscimento ad Anne Hathaway (Les Misérables).
Se per il film straniero non c’erano dubbi (Amour), due piccole sorprese sono arrivate dai premi alla sceneggiatura. La migliore sceneggiatura originale è stata giudicata quella di Django di Tarantino, film visivamente spettacolare che non aveva certo nei dialoghi il suo punto di forza; per la sceneggiatura non originale il favorito d’obbligo sembrava Tony Kushner (Lincoln), ma il premio è andato a Chris Terrio (Argo). I film più premiati sono stati Vita di Pi (4 Oscar su 11 nomination), Les Misérables (3 su 8), Argo (3 su 7), Lincoln (2 su 12), Skyfall (2 su 5) e Django Unchained (2 su 5), in un’edizione anche troppo lineare sia nella qualità dello spettacolo sia nelle scelte finali.
(Fonte foto: Rete Internet)





