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Omicidio di Pasqua, è caccia ai testimoni e agli attentatori

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Dopo l’attentato alla casa dell’omicida le forze dell’ordine stanno tentando di approfondire le circostanze che hanno portato alla morte di Salvatore Sagliocco.

Si tenta di svelare l’identità dei testimoni oculari dell’omicidio di Pasqua e degli attentatori che hanno incendiato le mura esterne della casa dell’omicida. Indagini che hanno ripreso vigore dopo il panico scoppiato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, le fiamme che si levano dall’interno di un palazzo del rione Gescal, ad Acerra, il fumo, le urla degli abitanti, l’intervento dei vigili del fuoco. Poco dopo le 23 di giovedì qualcuno ha infatti tentato di incendiare la casa di Salvatore Manna, il 52enne che la sera della domenica di Pasqua ha ucciso con otto coltellate ai polmoni Salvatore Sagliocco, un muratore 40enne che aveva chiesto al fratello di Manna, Antimo, la restituzione di un portafogli rubato a un bracciante albanese.

Una richiesta culminata in tragedia. Nel quartiere Gescal di Acerra scorre la sensazione che qualcuno voglia punire chi ha tolto la vita a Sagliocco, magari mettendo a repentaglio la stessa vita di tutti i componenti della famiglia Manna. Il liquido infiammabile è stato cosparso sulla porta principale e su quella secondaria dell’abitazione dell’omicida, attualmente detenuto a Poggioreale. Fortunatamente l’incendio non ha avuto conseguenze disastrose. Secondo quanto trapelato finora nella casa che ha subito l’attentato non c’era nessuno quando si sono sprigionate le fiamme. La scala in cui è stato appiccato l’incendio, che fa parte di un enorme caseggiato, è abitata da una dozzina di famiglie.

Alla fine tanta paura ma danni tutto sommato contenuti. Sono rimaste danneggiate la porta d’ingresso della casa di Manna e quella secondaria, parte dei muri del pianerottolo e parte del pavimento. Nel frattempo si respira un clima pesante tra i palazzoni grigi delle case popolari di via Deledda. I Manna abitano al primo piano mentre la famiglia Sagliocco alloggia appena tre piani più sopra. Salvatore Sagliocco, l’uomo ucciso a coltellate da Salvatore Manna, abitava lì, insieme ai genitori e ai fratelli, prima di trasferirsi da solo, a poca distanza, in un condominio residenziale distante poche centinaia di metri dal luogo in cui sei giorni fa è stato assassinato. Qui ha convissuto con la compagna, Angela Fatigati, dalla quale aveva avuto un bambino, che ora ha sette anni. Ma l’odio serpeggia insistente nelle case popolari.

Il manifesto funebre di Salvatore Sagliocco affisso sul muro dell’ingresso della palazzina della Gescal è stato stracciato. Intanto, sempre in base a una serie di autorevoli indiscrezioni, nella casa dei Manna sarebbe rimasto a vivere soltanto Antimo, fratello di Salvatore, il 52enne reo confesso dell’omicidio, l’uomo che ha colpito ripetutamente alla schiena Sagliocco con un coltellaccio da cucina sul pianerottolo dove l’altra notte qualcuno si è scatenato appiccando il fuoco. Gli altri componenti della famiglia Manna, la mamma di Salvatore e Antimo, e una figlia di Salvatore, se ne sarebbero andati via, molto lontano, a Milano. A ogni modo Salvatore Manna è in carcere. Ha detto ai giudici di aver agito per legittima difesa.

Dalle indagini è emerso che la sera della domenica di Pasqua Salvatore Sagliocco si sarebbe presentato a casa dei Manna accompagnato da altre due persone. Obiettivo: chiedere la restituzione del portafogli sottratto a un bracciante albanese in un centro scommesse ubicato accanto al duomo di Acerra. Il momento in cui Antimo Manna preleva l’oggetto, che conteneva 120 euro, è stato filmato dal sistema a circuito chiuso del negozio.
(Fonte foto:www.ilmattino.it)

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