Nell”intervista rilasciata da Mario Monti alla Radio Vaticana e all”Osservatore Romano, si trovano molte ragioni che hanno ispirato (ben prima del Governo Tecnico) l”iniziativa della Scuola all”impegno socio-politico e alla cittadinanza attiva…
Sabato 14 gennaio il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti è stato ricevuto in Vaticano da Papa Benedetto XVI. È stato intervistato, in quella visita, dalla Radio Vaticana e dall’Osservatore Romano. Un’intervista interessantissima, sotto il profilo ecclesiale e socio-politico.
Alla domanda se “la crisi economica dell’Occidente sia causata anche da una crisi etica e di valori” Monti ha risposto dicendo che «nessuno è in grado oggi di stabilire quando finirà l’attuale crisi economica e finanziaria, poi diventata sempre di più crisi sociale. È meno conosciuta, ma non meno grave, per le “povertà nascoste” che pure ha causato: emarginazione, perdita di speranza, denatalità, disgregazione delle comunità, delle famiglie, delle realtà associative. La giustizia e la pace sono la risposta più efficace alla perdita di senso che la crisi economica ha, in modo latente, provocato nella quotidianità delle persone. La crisi, per essere superata in tutti i suoi gravi profili, richiede quindi di guardare in avanti con coraggio, con speranza, ma anche di riscoprire le proprie radici».
Gli hanno chiesto, poi, se “la classe dirigente italiana fosse consapevole che è in atto una frattura tra il Paese reale e il Paese legale”. E lui ha replicato dichiarando che «il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha riconosciuto nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia una tappa fondamentale per un compiuto esame di coscienza collettivo. Il che significa innanzitutto interrogarsi sul valore della convivenza civile e sulla credibilità delle Istituzioni. I rappresentanti delle Istituzioni sono chiamati ad assolvere al proprio compito secondo quanto sancito nella nostra Costituzione: “con disciplina e onore».
«I cittadini hanno diritto di chiedere condotte trasparenti e credibili, ma non è convogliando i malesseri sociali su facili via di fuga che si ristabilisce un ordine ragionevole e un rapporto corretto tra opinione pubblica e Istituzioni. Essere credibili cosa significa? Io credo che significhi soprattutto anteporre il bene comune a ogni interesse di parte. Il senso dello Stato si misura sulla volontà e sulla coerenza di ciascuno di tradurre la coscienza e il sentimento per la democrazia in regola di vita, esigente per se stessi e solidale per gli altri».
Gli intervistatori gli hanno posto, infine, una delle domande più interessanti del colloquio. Gli hanno chiesto, cioè, come vede “questo rinnovato protagonismo dei cattolici nella vita sociale, a servizio del bene comune”. E Monti ha risposto così:
«Il magistero del Papa e la sua personale, forte testimonianza, il contributo importante della Santa Sede e della Conferenza episcopale italiana sono elementi propulsivi e critici di fondamentale rilievo. Di fronte al bene comune non si può fuggire. Poco dopo la sua elezione, Benedetto XVI usò un’espressione ancora più chiara: “Non fuggire, per paura, davanti ai lupi”. Penso che anche di fronte alla tempesta così prolungata che stiamo vivendo, dobbiamo coltivare sapientemente – e anche pazientemente, direi – la speranza. Alla crisi, cittadini e Istituzioni non devono rispondere fuggendo come di fronte ai lupi, ma restando saldamente uniti».
«Con le parole del Santo Padre possiamo dire: “con i mezzi della nostra ragione dobbiamo trovare le strade”. Il che non significa affatto relegare la fede ad una nicchia di intimistico personalismo: al contrario, significa riaffermarne l’autonomia rispetto alla politica, non renderla – sono parole di Joseph Ratzinger – un “mero corollario teorico ad una determinata visione del mondo”».
All’ultima domanda, su “quali vie la Chiesa può dare il proprio specifico contributo a sostenere lo Stato”, il Presidente Monti ha affermato: «Nella formazione, nell’integrazione, nella responsabilità civile e morale, il contributo della Chiesa è davvero prezioso. Il Santo Padre ha chiaramente affermato che “la distinzione tra l’ambito politico e quello religioso” serve a tutelare la libertà religiosa e a riconoscere la responsabilità dello Stato verso i cittadini. Il Presidente Napolitano ha dichiarato che “il senso della laicità dello Stato abbraccia il riconoscimento della dimensione sociale e pubblica del fatto religioso”. Mi riconosco pienamente nel criterio della distinzione e della reciproca collaborazione. Certamente la fede è un valore, innanzitutto da vivere e da condividere secondo lo stile e la sensibilità propria di ciascuno, dentro un perimetro di libertà comune a tutti».
«Considero di estrema e immutata attualità le parole scritte da Joseph Ratzinger nel 1968: “Tanto il credente quanto l’incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede. Nessuno può sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede. E chissà mai che proprio il dubbio non divenga il luogo della comunicazione”».
In questa ottica si sta muovendo anche la Chiesa di Nola. È stata inaugurata la Scuola all’impegno socio-politico, aperta a tutti. Gli studenti sono 150, molti giovani. Bellissima partecipazione e voglia di “imparare” ad essere cittadini attivi, a servizio del bene comune nel e per il nostro territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

