Una nota del Consiglio Episcopale della Diocesi di Milano consiglia con chiarezza di evitare ogni coinvolgimento fra organismi ecclesiali e politica in vista delle prossime elezioni.
All’avvio di una lunga campagna elettorale che culminerà con le elezioni dei vari organi Istituzionali (locali e nazionali), ma soprattutto del Parlamento della Repubblica italiana, il Consiglio Episcopale della Diocesi di Milano, da sempre in prima linea nell’attenzione alle dinamiche socio-politiche, ha offerto alcune indicazioni al mondo cattolico, per vivere questo tempo con responsabilità.
Innanzitutto un richiamo all’impegno. Così hanno scritto: “Di fronte alla tentazione molto diffusa del disimpegno e del disinteresse sui temi del bene comune e delle scelte che lo realizzano e governano, è necessaria e urgente l’opera educativa delle comunità cristiane affinché solleciti tutti alla partecipazione attiva e responsabile a questi appuntamenti elettorali attraverso: un’adeguata informazione su programmi e candidati, l’esercizio del proprio voto, l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di laici cristiani nell’attività amministrativa e politica. A nessuno deve sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto responsabilmente espresso: con esso si concorre a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della propria realtà locale”.
In secondo luogo un richiamo alla politica: “ In un momento in cui il perdurare della crisi economica sta generando paure e insicurezze che rendono più fragile il legame tra i cittadini, occorre che la politica sappia elaborare risposte all’altezza della situazione, capaci non soltanto di farci uscire dal periodo di difficoltà, ma di migliorarci. Per questo i cattolici faranno riferimento ai principi irrinunciabili dell’insegnamento del Magistero della Chiesa sulla famiglia, aperta alla vita, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sul rispetto per la vita dal suo concepimento al termine naturale, sulla libertà religiosa, sul diritto alla libertà di educazione dei genitori per i propri figli, sulla tutela sociale dei minori e delle vittime delle moderne forme di schiavitù, sullo sviluppo di un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, sulla giustizia sociale, sul ruolo da riconoscere ai principi di solidarietà e di sussidiarietà, sulla pace come valore supremo a cui tendere”.
Infine un invito ai candidati: “Tutti i candidati, a maggior ragione i cattolici, si impegnino per ridare fiducia al Paese e ai suoi abitanti, presentando programmi e proposte realmente tese a costruire il bene comune: non prevalga la tentazione del disfattismo. Dai cattolici in particolare ci si attende l’impegno per rafforzare la credibilità di un impegno speso al servizio della politica: siano esemplari per rigore morale, attenzione alla gente, spirito di servizio, professionalità, capacità non solo di rifiutare ogni forma di corruzione ma anche di anteporre il bene comune ai propri anche legittimi interessi di parte”.
A me sembrano, queste, riflessioni serie ed irrinunciabili. Ad osservare attentamente quanto, in questi tempi, sta accadendo nel mondo della politica, anche il mondo cattolico deve guardarsi da un rischio: quello di farsi strumentalizzare dal politico (o pseudo tale!) di turno. Così come lo stesso mondo cattolico non deve manipolare la politica né per potere terreno, né per ottenere interessi di parte. Oggi più che mai ritornano attuali le parole di don Milani: “Il problema tuo è uguale al mio. Sortirne insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”. E il cristiano, impegnato in politica, deve educarsi ed educare al dono, non all’amore di sé. Pena la irrilevanza evangelica nella società.
(Fonte foto: Rete Internet)

