Minacciarono ambientalista: sotto processo ex sindacalisti della Montefibre

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Si è aperto il processo contro sei tra ex sindacalisti e collaboratori aziendali dello stabilimento chimico. Secondo l’accusa minacciarono in consiglio comunale Antonio Montesarchio, un ambientalista che si opponeva al progetto Biac.

La procura di Nola ha chiesto e ottenuto il processo per sei tra ex sindacalisti e collaboratori aziendali della Montefibre. Gli imputati sono accusati di aver minacciato un ambientalista.

Il procedimento penale è scaturito da un episodio avvenuto nel consiglio comunale del 21 ottobre 2009, convocato per discutere il progetto “ Biac ”, il piano di una società collegata alla Montefibre finalizzato al trattamento, nell’area dello stabilimento chimico, di circa 800mila tonnellate annue di rifiuti tossici provenienti dai più importanti stabilimenti chimici e petrolchimici italiani. Durante l’assemblea cittadina di tre anni fa un gruppo di dipendenti della Montefibre si sarebbe avvicinato a un ambientalista, Antonio Montesarchio, pronunciando pesanti minacce, anche di morte, almeno secondo quanto sostenuto dalla procura.

Montesarchio, attivista ambientale della zona, peraltro anche lui dipendente in cassa integrazione dello stabilimento chimico, stava assistendo alla seduta dell’assemblea cittadina, insieme al comitato “ donne 29 agosto ”, per manifestare contro il progetto Biac, ben visto invece dai delegati sindacali e dagli altri operai Montefibre a causa delle ricadute occupazionali ( circa dieci in tutto le assunzioni previste nel progetto ). Qualche giorno fa, infine, si è aperto il dibattimento, che si è svolto davanti al giudice di pace di Acerra. Si tratta di un procedimento penale istituito dal Tribunale di Nola il cui capo d’accusa è stato derubricato al livello di minaccia semplice, per cui l’ipotesi di reato può essere dibattuta in una sede giudiziaria “ minore ”, quale, appunto, quella del giudice di pace zonale.

“ Intanto il progetto Biac è passato lo stesso ”- spiega Montesarchio – “ ma io voglio che il processo vada avanti fino in fondo perché noi stavamo protestando per il bene della popolazione locale mentre chi ci ha aggredito stava solo proteggendo interessi dannosi per la salute di tutti noi ”. Il progetto Biac ha poi ottenuto il via libera della Regione Campania. Grazie a questo piano da ormai più di due anni il vecchio depuratore della Montefibre è stato predisposto ad accogliere circa 2400 tonnellate al giorno di reflui pericolosi, provenienti dalle fabbriche chimiche e petrolchimiche d’Italia. Rifiuti liquidi da trattare al ritmo di 100 tonnellate all’ora. Intanto la Montefibre resta del tutto inattiva. 650 addetti, 450 dei quali diretti, si trovano in cassa integrazione dal 2004. Da allora non sono mai più tornati al lavoro.

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