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Mandatopatia: una bella tradizione italica

Lavori pubblici pagati profumatamente e mai eseguiti: o eseguiti male e solo in parte, ma pagati due volte. Ditte che esistono solo al momento dell’incasso. La storia italiana si ripete, da sempre: e non si stanca di ripetersi.

La mandatopatia scoperta al Comune di Nola, «tanto semplice quanto devastante nei suoi esiti», è il frutto di un eccesso di fiducia riposto dagli amministratori in funzionari infedeli e della mancanza di un’attività di controllo sul loro operato. Un Ufficio interno, con funzione ispettiva, avrebbe debellato sul nascere qualunque capriccio di malversazione. I signori Tuttologi potranno dire che ho scoperto l’acqua calda, è vero, ma è sempre bene accendere, sotto gli occhi, oculati e lungimiranti, dei nostri amministratori una lanterna affinché vedano chiaro, anche in pieno giorno.

Fin qui nulla di strano, tutto il mondo è paese e in ogni paese convivono galantuomini e farabutti che fanno riempire pagine di cronaca, a continuazione delle belle tradizioni italiche. Mutate le cose che devono essere cambiate, un analogo caso avviene a Nola, nel marzo del 1809, epoca in cui la Sottintendenza sollecitava il Comune a riaccomodare la Regia Strada che da Nola mena a Sant’Erasmo e indi alla Torre, Somma e Napoli. "Averla accomodata, precedentemente, non con il brecciame ma con delle "sfabricine", ha fatto si che avesse bisogno di nuove restaurazioni". Il timore che venissero ad impedirsi i traffici delle merci dalla Puglia dirette alla Torre e da Nola alle contrade vicine che "tutti per questa strada hanno a passare", e le premure manifestate dagli Amministratori all’autorità superiore, consigliarono al Sottintendente di autorizzare l’esecuzione dei lavori, benché la spesa non figurasse tra quelle preventivate in bilancio dal Comune (ASC, Intendenza borbonica, Nola, fs. 1083).

Ci hanno insegnato che il Regno delle due Sicilie fu conquistato da Garibaldi alla testa dei Mille, ma non ci hanno detto che i Borboni furono costretti alla resa per la corruzione che dilagava fra i funzionari del Regno.

Uno dei più clamorosi casi di corruttela per lavori fatturati e mai eseguiti fu scoperto da Garibaldi che, dopo aver conquistato la Sicilia, sbarcato a Reggio Calabria, per facilitare la marcia verso Napoli cercò la Gran Via delle Calabrie. La strada, pur figurando sulle mappe, non era mai stata costruita nella realtà, per cui il Generale fu costretto a raggiungere le coste campane via mare. Conquistata Napoli, chiese lumi all’Amministrazione sul mistero della Gran Via e scoprì in archivio mappe, progetti, appalti a ditte, collaudi dei lavori fatti da ingegneri di opere mai eseguite e, dulcis in fundo, mandati riscossi da ditte mai esistite.

Neanche la monarchia sabauda fu esente da scandali finanziari, come quello della Banca Romana, Istituto di emissione, che nel 1893 stampò una quantità di moneta doppia rispetto a quella autorizzata, per foraggiare oscuri faccendieri e personalità politiche influenti. Lo scandalo fu d tali dimensioni da determinare lo scioglimento del Parlamento e il ricorso a nuove elezioni generali.

La fantasia italica non mancò ai governanti del secolo successivo: nel 1938, a Roma, Hitler, passando in rassegna le forze armate italiane, vide una miriade di carri armati, dei quali solo quelli della prima fila erano reali, tutti gli altri erano di cartapesta. Anche alcuni edifici erano stati eretti con lo stesso materiale, tanto da ispirare a Trilussa l’epigramma: Roma de travertino / rifatta de cartone / saluta l’imbianchino / suo prossimo padrone.

Nell’Italia repubblicana fu il Ministro dell’Agricoltura Fanfani ad essere burlato, con la stessa tecnica, da funzionari infedeli, durante una visita in Calabria. Si era in tempo di pace ed al posto dei carri armati si usarono le mucche di un ente statale, trasferite frettolosamente di notte da una stalla all’altra, affinché il Ministro trovasse le stalle sempre affollate a dimostrazione degli effetti benefici dei provvedimenti assunti dal Governo per il patrimonio zootecnico calabrese. Si dice, però, che il perspicace Fanfani, insospettito da una mucca dalle corna storte, scoprì l’imbroglio. Quando si dice "curt e’ male ‘ncavato".

Oggi le belle tradizioni italiche vengono imitate persino dall’ Unione Europea, l’unico Stato ibrido ad avere un Parlamento con due sedi, in due città diverse: Bruxelles e Strasburgo. Una volta al mese i 754 deputati dell’Unione, seguiti da assistenti, portavoce e funzionari, si trasferiscono dalla prima alla seconda sede, per quattro giorni al mese, in occasione della seduta plenaria. I faldoni dei documenti viaggiano a parte, su Tir speciali. Considerando che il segretariato generale dell’istituzione è a Lussemburgo, si può dedurre che le attività del Parlamento europeo sono ripartite su tre città. Onde evitare equivoci, avvisiamo chi avesse voglia di incontrare un parlamentare europeo, di precisare chiaramente la sede dell’incontro.

Il mantenimento attivo di queste sedi costa più di un miliardo a legislatura e un inutile inquinamento atmosferico per le emissioni di anidride carbonica dovuta alla spola di persone e documenti tra le sedi (Europa – Istituzioni e organi). Un bell’esempio di uso razionale delle risorse dei cittadini per soddisfare i bisogni della collettività. Ciò, in periodo di crisi, fa sorridere e ci autorizza a pensare che è la classe politica sprecona a volere una burocrazia senza controlli dove possono, facilmente, annidarsi cleptocrati. Il Corano al paragrafo 5:38 prescrive il taglio della mano ai ladri pubblici. In Italia, un simile sistema penale metterebbe in crisi i produttori di guanti.
(Fonte foto: Rete internet)

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