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Magneti Marelli, momenti di tensione a Pomigliano

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Non c’è pace per i cassintegrati dell’indotto Fiat. Ieri davanti alla fabbrica della Panda c’è stato un parapiglia tra un poliziotto e un operaio.

La giornata dei cassintegrati Marelli inizia all’alba con il blocco del varco merci dello stabilimento. L’obiettivo è di creare problemi alla produzione del furgone Ducato, realizzato nell’impianto di Belo Horizonte, in Brasile, per il quale la fabbrica di Poggioreale fornisce le plance e i paraurti.

Quindi, poco prima dell’una, grazie all’arrivo di altri operai che nel frattempo si sono uniti al blocco, i manifestanti decidono di recarsi davanti ai cancelli della grande fabbrica automobilistica di Pomigliano. L’idea è di informare l’azienda e l’opinione pubblica che “se non giungono novità di rilievo sul fronte delle nuove produzioni alla Marelli la vertenza potrebbe culminare con una serie di lotte più dure, blocco di Pomigliano in testa”. Il presidio degli operai Marelli punta sul varco 4, dove c’è l’accesso all’altro impianto della società dell’indotto Fiat, che da queste parti impegna poche unità, circa un centinaio. Qui si registra un momento di tensione, un parapiglia tra un agente di polizia e un operaio di Poggioreale.

Il poliziotto stava filmando i lavoratori durante l’iniziativa sindacale ma ciò ha indispettito un manifestante. I due si sono avvicinati pericolosamente. C’è stato un parapiglia culminato con il fermo temporaneo dell’operaio. Dopo un quarto d’ora e i controlli di rito è però finito tutto. L’operaio è stato rilasciato. Nel pomeriggio inoltrato le tute blu della Marelli rientrano all’impianto di Poggioreale, dove viene bloccato per la seconda volta il varco merci. Impossibile scaricare e caricare i materiali in entrata e uscita. Per tutta la giornata. In questo impianto della Fiat si lavora molto poco. Quattro giorni al mese con un organico che non supera i 120 addetti alla volta. Non tutti i cassintegrati si avvicendano nelle lavorazioni.

La rotazione non coinvolge l’intero organico. Ma le preoccupazioni del momento puntano soprattutto sulla scadenza della cassa integrazione, fissata entro la prima metà di luglio. Secondo quanto recentemente dichiarato dal ministro del lavoro, Elsa Fornero, il fondo nazionale della cassa integrazione si è ormai esaurito. L’altra causa, sicuramente altrettanto importante, delle tensioni punta sull’assenza di missioni produttive. Quelle esistenti non possono garantire occupazione alla stragrande maggioranza dei 720 addetti di Poggioreale, ai quali bisogna aggiungere altri 30 lavoratori dell’impresa di pulizia. A questo proposito giovedi scorso si è tenuto un incontro con la Fiat atteso da diversi mesi, sul quale erano state puntate le speranze di rilancio.

Ma l’esito del faccia a faccia tra i sindacati firmatari dell’accordo Panda e il capo delle relazioni industriali del Lingotto, Pietro De Biasi, è stato giudicato “molto deludente” dalle maestranze, che hanno poi deciso di scendere in lotta. Sono state avanzate prospettive di ricollocazione del personale in altre fabbriche, anche dell’indotto Adler. Ma non c’è ancora nulla di definito. “In realtà non c’è nulla proprio”, puntualizzano gli operai impegnati nella vertenza.

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