Si chiude l’anno scolastico tra poche luci e molte ombre. Mentre il ministro Carrozza promette di rivedere la spending review e di destinare più fondi alla Scuola.
Il suono dell’ultima campanella dell’anno scolastico ha un timbro sgraziato che è a metà strada tra l’amarcord dei giorni passati e l’ansia di quelli che verranno. Le aule si svuotano velocemente e i tuoi alunni ti passano accanto con un guizzo di luce negli occhi che assomiglia al sole baluginante dell’estate.
All’interno delle quatto mura della classe tra irripetibile scritte e sgangherati disegni, che insieme sembrano formare murales inspessiti da sedimenti di anni e anni di scuola, riecheggiano le voci degli alunni e le lunghe spiegazioni dei docenti. È un clima che ricorda la chiusura degli ombrelloni sulle spiagge all’appalesarsi delle prime piogge settembrine, una immagine decadente e fuori luogo. I ricordi si intrecciano, mentre provi a sistemare il tuo registro personale che quest’anno forse guardi con minore ferocia sapendo che andrà mestamente in pensione dal prossimo anno scolastico. I ricordi si aggrovigliano negli spazi della mente e cerchi pazientemente di sbobinare la memoria alla ricerca di quell’episodio, di quell’interrogazione, di quella gita o di quel noiosissimo collegio docenti.
Ogni anno scolastico che finisce è così, con gli stessi immutati gesti, le stesse procedure, la stessa sensazione di tempo che sembra sbriciolarsi tra le mani a formare una polvere che vola via la primo soffio di vento. Anche quest’anno scolastico è andato, qualche collega, fortunato, andrà in pensione. Qualche collega, sventurato, verrà licenziato e aspetterà paziente che la perfida giostra del Provveditorato lo richiami a nuovo incarico. Qualche collega, sommesso, andrà in soprannumero e passerà l’estate nell’attesa di una sistemazione consona e vicina. Per molti alunni l’ultima campanella significherà solo un arrivederci all’anno prossimo. E l’unico tremolante sobbalzo consisterà nell’attesa dei risultati finali, in quei quadri appesi nelle bacheche nei quali scorgere la linea di demarcazione tra il rosso e il nero. Una attesa bicromatica che fa battere il cuore forte forte.
Per altri, lo stridore metallico di quel suono ha rappresentato l’ultimo istante di un viaggio ormai passato e il primo passo di un futuro da costruire. Ai miei alunni ho chiesto di scrivere cosa restasse nella loro mente di questo lungo tragitto cominciato con i pantaloni corti della divisa della scuola materna e concluso col doppio petto dell’imminente Esame di Stato. Nei loro temi ho scorto la freschezza della gioventù e il senso del tempo breve della loro vita. Li ho letti nella consapevolezza che impossessarsi dei ricordi altrui significa irrobustire la propria conoscenza. Li ho corretti con un voyeurismo laico di penetrazione delle reminiscenze che aiutasse a rendermi conscio di una storia collettiva nella quale i vissuti si mescolassero per formarne uno.
Li ho esaminati nella speranza che la Scuola avesse creato finalmente dei cittadini liberi e consapevoli e che le loro idee fossero tali da consentire di affrontare la vita futura con forza e determinazione. Anche quest’anno scolastico è finito tra poche luci e molte ombre. Un anno fatto di tagli al sapere e al personale, di precari sempre più precari, di docenti sempre più anziani, di carte da smaterializzare e registri virtuali, di contratti di categoria vecchi da rinnovare, di referendum per i fondi alle scuole pubbliche, di concorsi per i docenti inutili e di concorsi per i dirigenti bloccati da una miriade di ricorsi. Un anno fatto di mille polemiche e giuste rivendicazioni. Si chiude con una promessa, speriamo che non siano solo parole, del neo ministro Carrozza.
Infatti, ha dichiarato recentemente: "Stiamo lavorando per reperire fondi per l’istruzione e la ricerca, ma i tempi per un provvedimento specifico sono ancora incerti. Faremo squadra con gli altri ministri per reperire fondi per le misure sull’occupazione, ma anche per sfruttare quelli sulla coesione per combattere la dispersione scolastica e favorire la mobilità sociale, oltre a utilizzare una parte di spending review finalizzata a sfruttare risorse per la ricerca e non nell’ottica di spremere sempre la scuola". Nella scuola non vi sono ultime campanelle. Essa è il luogo del tempo che crea il tempo in un continuum meta temporale. È il tempio dei ricordi e del sapere.
Noi tutti attendiamo la prima campanella del prossimo anno scolastico con la speranza che essa sia il segnale d’avvio di un new deal di tutto il comparto dell’Istruzione.
(Fonte foto: Rete Internet)




