Dice che il Napoli gli è antipatico: forse è stanco di ordine e di schemi, ma vuole ancora resistere al fascino che su di lui esercita, con le suggestioni del caos, la parola Napoli.
Ho letto l’intervista che il sig. Marchisio ha rilasciato a “ Style “ (10 gennaio): credo che il miglior commento alle parole del Piccolo Lord- lo chiamano così- siano le fotografie di Andrea Pugiotto.
Lo ritraggono come un dandy, in uno spazio che è un reticolo di rette, di quadrati e di triangoli. Perfino il volto, fotografato a tutta pagina, ha la struttura di un triangolo, la cui punta va a incastrarsi tra le punte del collo della camicia a righe parallele bianche e celesti. Marchisio è tutto nella sua chioma e nella sua barba, in cui non trovi un pelo fuori posto: anche i peli che sembrano ribelli fanno parte dello schema, rientrano nella norma dell’ordine. L’ acconciatura a cresta non fa per lui. “ Penso allo sconcerto che creerebbe il mio amico Balotelli se si presentasse pettinato normalmente”. Così dice, ma poi ammette che ogni “ look può diventare anche una prigione “.
Il signor Marchisio è un uomo di misure: le detta anche al sarto, che all’inizio voleva imporgli le sue idee, “ ma non è facile dribblarmi.. ultimamente gli ho chiesto che asciugasse un po’ i pantaloni, soprattutto in basso: era d’accordo.”. Col sarto discute anche dei bottoni: non so se li considera particolari o dettagli. Questo misurato misuratore ha calcolato perfino che, quando gioca, è un principe al 50%, e per l’altra metà è un fabbro, “ a centrocampo si fa anche il lavoro sporco, si mostrano i denti: non sono un raffinato trequartista. “. Secondo i nemici della Juve, qualche arbitro non vede il lavoro sporco dei fabbri juventini: anzi, non vede fabbri, nella squadra, ma solo delicati orefici. Il Marchisio principe si fa fotografare in monopetto e camicia Ermenegildo Zegna, con cravatta Paul Smith Accessories, ed esibisce una pochette Brioni.
Ha rinunciato al procuratore, è un buon gourmet, ha investito i soldi in un ristorante nella “ mia Chieri “, – ma il suo futuro non prevede né tavoli né fornelli-, sostiene la ricerca sul cancro, possiede una Ferrari GTO, una Lamborghini Aventador nera e una Jeep grigia. Il rosso, il nero, il grigio, i rettangoli, i triangoli, le griglie, gli schemi: non ho dubbi, Marchisio è un quadro di Mondrian, forse proprio quello riprodotto in testa all’articolo: lo è fuori del campo, lo è nel campo. Credo che sia un buon giocatore, ma sempre negli schemi: è un giocatore pilotato. Mi ricorda un suo conterraneo, il tenente Cenerini, che nel 1861 venne, con i suoi soldati, dalle nostre parti, a unificare l’ Italia: controllava di persona il peso del pane consegnato dai fornitori ufficiali della truppa, in una relazione sull’eruzione del 1865 usò con ossessiva frequenza l’avverbio “disordinatamente“ e avvertì, sconsolato, i suoi superiori che nulla si poteva fare per bloccare la lava minacciosa e il “disordine“ conseguente.
Quella lava e i vesuviani impegnati a fuggire, o a saccheggiare le case di quelli che fuggivano, se ne strafottevano di Cenerini, dei suoi soldati, del suo ordine. La riservatezza piemontese impedisce al sig. Marchisio di svelare per chi voterà, anche se non nega di ammirare Renzi. Ma non gli impedisce, la riservatezza, di confessare che quando si trova di fronte il Napoli si apre in lui una vena di antipatia: “ scatta qualcosa “. Questa confessione improvvisa fa il sordo rumore di uno strappo nella camicia Zegna: ma non è inattesa.
Ci sono, nell’intervista, altri segni analoghi: l’anomalia della pochette, il giubbotto di pelle nera che il sig. Marchisio considera “ irrinunciabile “, la scena della dichiarazione d’amore alla futura moglie: “… Colpo di fulmine ? Per me sì, la chiamavo, ero pronto a volare, ma lei faceva la sostenuta. Poi una sera mi sono presentato su una terrazza al mare, in ginocchio, con un anello in una mano e mazzo di fiori dall’altra. Ha detto di sì.”. Il riservato piemontese squarcia la riservatezza e ci svela d’essere stato protagonista di una scena da “ Rose rosse “, “ Rose rosse per te, ho comprato stasera..”. La famiglia della moglie è del Sud: “ sono molto più solari, noi piemontesi siamo un po’ ermetici, anche tra parenti. “.
La sua antipatia il sig. Marchisio la riserva, ufficialmente, non alla città, ma alla squadra del Napoli: che non ha molti schemi, anzi, secondo i maligni, ne ha troppo pochi, ma sta lì, sta addosso alla Juve, forse perché Cavani e Hamsik non hanno bisogno di griglie e di disegni per andare in porta: a loro basta il genio ( immagino Hamsik con Borja Valero e con Pizarro…). Volare, in ginocchio, il mare, il giubbotto nero: anche al sig. Marchisio può capitare di aver paura di “ restarne prigioniero “ degli schemi: anche a lui è capitato, almeno una volta, di essere afferrato da un desiderio, improvviso e implacabile come la lava di Cenerini: spezzare i fili delle griglie, le rette della geometria, le soffocanti reti dell’ordine, liberarsi delle simmetrie attraverso l’anomalia dell’assurdo, sciogliersi in un urlo da squarciarsi la gola, come l’urlo di Tardelli in terra di Spagna.
Napoli è la città in cui scrittori, artisti e anonimi testimoni della pena di vivere hanno trovato la via per uscire dal labirinto degli schemi dei Conte e degli Agnelli che ci disegnano le vie che dobbiamo percorrere, e ci dicono come e quando. Penso che il ricordo di questa voglia di gridare, di “sguarrare “ la camicia Zegna, di calpestare il Borsalino e di acconciarsi i capelli a cresta e a treccine sia quel “ qualcosa che scatta “ dentro il signor Marchisio quando sente la parola Napoli. Il peso di una voglia non ancora saziata. E poiché è un piemontese “ ermetico “, mi viene il sospetto che egli dica il contrario di quello che sente e pensa, e che perciò parli di antipatia.
Il filosofo Maurizio Ferraris ci ricorda che “ è meglio disprezzare ciò che vogliamo: è l’unico modo di ottenerlo davvero “. A Napoli dicono che “ ‘o figlio muto ‘o capisce ‘a mamma”. Non perda la speranza, il signor Marchisio: verrà anche per lui il giorno del gol fuori dagli schemi, e dei capelli a cresta, o di un “ vaffanculo “ scagliato, con tutto il cuore, contro la panchina, e di una giornata vissuta nella bellezza del disordine: quel giorno il signor Marchisio sarà pronto per essere battezzato napoletano.
(Foto: Piet Mondrian, Composizione in rosso giallo blu nero, 1919)
