Lunedì, all’ufficio regionale del Lavoro, ultima occasione per un accordo sulla procedura di mobilità destinata a 19 operai della newco. Ma tutti i sindacati hanno già detto di no alla Fiat. La Fiom: “La Regione fa il gioco di Marchionne”.
Il mancato accordo tra azienda e sindacati è sempre più probabile per cui appare quasi altrettanto probabile l’attuazione dei licenziamenti unilaterali da parte del Lingotto.
Dunque, lascia ben poco margine ai dubbi la prospettiva di un no definitivo del sindacato alla procedura di mobilità avviata dalla Fiat, il 31 ottobre scorso, per un numero di addetti della newco equivalente ai 19 operai cassintegrati iscritti alla Fiom, per i quali il tribunale di Roma ha ordinato il rientro al lavoro nei capannoni di Fabbrica Italia Pomigliano. Una sentenza contro le discriminazioni sindacali a cui è seguita la dichiarazione di esuberi strutturali da parte del Lingotto. Intanto dopodomani, lunedì, ultimo incontro tra le parti, all’Ormel, l’ufficio regionale del Lavoro. Se in quella occasione non si troverà un’intesa la Fiat potrà dare il via ai licenziamenti unilaterali, entro il 14 maggio. Ma la Fiom è inviperita.
L’Ormel ha convocato tavoli separati. Alle 11 e 30 i funzionari della Regione arbitreranno il confronto tra la dirigenza della newco e i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del conseguente contratto dell’auto: Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Il faccia a faccia tra azienda e metalmeccanici della Cgil è stato invece convocato due ore dopo, alle 13 e 30. “La Regione – stigmatizza Maurizio Mascoli, della segretaria regionale Fiom – seguendo una procedura del tutto scorretta non ci aveva convocato per il penultimo incontro, tenuto il 4 gennaio scorso. E ora – la stizza del dirigente sindacale – fa come la Fiat: ci convoca separatamente”. Secondo gli addetti ai lavori la Regione sarebbe stata costretta a organizzare in questo modo l’ultima riunione all’Ormel perché la dirigenza Fiat ha sempre voluto incontrare soltanto i sindacati firmatari del contratto dell’auto, preferendo inviare i suoi legali ai faccia a faccia separati con la Fiom.
A ogni modo sembra scontato il no ai licenziamenti. “E’ una responsabilità che non posso prendere”, dice Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic. “Non ci sono le condizioni per condividere i licenziamenti – aggiunge Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – tanto più se si tratta di licenziamenti che riguardino gli ultimi assunti, perché in questo caso non ci sarebbero neanche gli ammortizzatori sociali. Io comunque sono ottimista – conclude Sgambati – credo che l’azienda stia ponderando molto questa nostra posizione”. Sono circolate varie voci circa i criteri di selezione della manodopera che la Fiat potrebbe estromettere: carichi di famiglia, anzianità di servizio e ultimi assunti. Ultimi assunti che sono proprio i 19 operai iscritti alla Fiom, rientrati al lavoro il 10 dicembre scorso, dopo anni di cassa integrazione.
“Certamente una delle opzioni – fa sapere la Fiat da Torino – è quella degli ultimi assunti, ma sarà necessario aspettare lunedì. L’unica cosa sicura è il no del sindacato”. Che il segretario della Fim di Napoli, Giuseppe Terracciano, ribadisce: “ No ai licenziamenti: occorre trovare strumenti previsti dal sistema contrattuale per cui chiedo alla Fiat di ritrovare saggezza e alla Fiom di abbandonare la via giudiziaria”. Martedì 15 gennaio udienza al tribunale di Roma sul ricorso Fiom per l’annullamento della procedura di mobilità.
