Uno studio inglese ha stimato che i genitori, in prevalenza le madri, vengono sottoposti dai loro bambini a più di 250 domande al giorno, con una media di 23 ogni ora.
"Perché cade la pioggia? Perché il sole è giallo? Perché il mio cagnolino non parla come faccio io? Perché le suore hanno il velo in testa e i preti no? Perché devo andare all’asilo? Perché il mio amichetto ha una fratellino più piccolo e io non ce l’ho? Perché la nonna piange quando è felice?" Queste sono solo alcune delle domande che quando sono poste spontaneamente dai bambini spiazzano e lasciano a bocca aperta un gran numero di mamme e papà. La fase dei perché, comune a tutti i bambini, ha inizio intorno ai 3 anni e può avere una durata assai variabile. Delle volte, anche crescendo, i bambini conservano una particolare curiosità verso le cose del mondo.
Uno studio inglese ha stimato che i genitori, in prevalenza le madri, vengono sottoposti dai loro bambini a più di 250 domande al giorno, con una media di 23 ad ora. Questo implica che i genitori debbano essere sempre vigili e attivi per essere pronti, al momento opportuno, di intervenire in maniera adeguata e di rispondere in modo esaustivo alle domande più strane e improbabili che il loro piccolo è sempre in procinto di porgli. Tali domande nascono nel bambino in quanto nella visione dei più piccoli tutto nel mondo ha uno scopo ed è fatto dall’uomo e per l’uomo. Ecco il motivo del perché i bambini fanno domande così "strane" ed assurde a cui spesso non è possibile rispondere: "Perché l’erba è verde? Perché le stelle brillano?"
A questo proposito, Jean Piaget, un famoso psicologo svizzero che ha elaborato concetti e teorie illuminanti nell’ambito dello sviluppo del pensiero nei bambini, riportò nei sui scritti un simpatico aneddoto di suo figlio Lucienne, di cinque anni, che un giorno rivolgendosi al padre chiese perché c’era la neve e prima che Piaget potesse parlare, si rispose da sé, dicendo: "C’è perché i bambini ci possano giocare!". Tale episodio viene riportato da Piaget proprio per dimostrare che ai bambini non interessa tanto la spiegazione fisica di un evento, che è quella che il genitore spesso è tentato di dare, perché i più piccoli sono convinti che tutto abbia senso e tutto sia fatto dall’uomo e per l’uomo.
I perché dei bambini che colgono i genitori più impreparati sono sicuramente quelli che riguardano i grandi dilemmi dell’esistenza, ad esempio le domande sulla vita, l’amore, la morte o il dolore. In questo caso, specie se il genitore stesso non ha certezze rispetto a questi argomenti, trovare il modo giusto per rispondere ai propri figli può essere molto difficile. A seconda dell’età del bambino possiamo cercare di spiegargli il nostro punto di vista utilizzando un linguaggio che tenga conto del livello di sviluppo del bambino e che non rischi di turbarlo ma che preservi il suo benessere psicologico.
L’età dei perché è dunque una tappa del tutto normale nel percorso di crescita di un bambino e risponde al desiderio di conoscenza e di sapere e allo sviluppo delle sue capacità intellettive. È importante però che i genitori prestino attenzione alle domande che il loro figlio gli pone e rispondano coinvolgendo il bambino durante la spiegazione in modo da attivare contemporaneamente le sue capacità di ragionamento e in modo da coltivare e aumentare nel piccolo l’interesse verso la scoperta e la conoscenza di cose sempre nuove.
(Fonte foto: rete internet)






