Chi, appena eletto, zompa dalla minoranza alla maggioranza può trovare qualche nobile scusa. Ma se è giovane e anche capa ‘ e lignamme, avrà per sempre ” ‘a faccia tagliata”.
Quando insegnavo a Massa Marittima, nel cuore dell’ Etruria, i discendenti degli Etruschi mi spiegarono che cosa è una “vescicaia“: è una donna che ha la vocazione a seminare zizzania, pericolosamente: perché le sue sono maldicenze, notizie infondate, fiati di vento, “vescie“, appunto, e cioè rumori esplosi dal didietro.
Ho scoperto, poi, che la lingua napoletana conosce la sorella della toscana “vescicaia”, e la chiama perchia, perchipetula: e, in nome della parità dei sessi, conosce anche il fratello, e lo chiama porco pedetaro, un maiale imbrodolato nel fango che si mette a strombettare per via di culatello. E tuttavia seminare zizzania e fare il porco pedetaro sono cose diverse che mettere “bacchette“. Perché le “bacchette“ si mettono solo in politica. La “bacchetta“ è la notizia non del tutto inventata che il bacchettista immette nelle piazze, e da lì nel circuito paesano del chiacchiericcio politico, per creare uno stato di tensione tra due o più persone, per arroventare un’ostilità già in atto, per provocare: insomma, p’appiccia’ ‘o ffuoco.
Il “bacchettista“ esperto non comunica la “bacchetta“ direttamente all’interessato, ma gliela fa arrivare attraverso canali trasversali, e, oggi, manipolando abilmente i messaggi in rete. Aizzo Francesco contro Filippo immettendo in rete, sotto un nome di battaglia, battute e commenti acidi e ostili su Francesco, che sembrano venire da Filippo o dai sostenitori di Filippo. Viene d’istinto collegare l’espressione “mettere bacchette“ a “mettere il bastone tra le ruote“, che era una pratica cara ai rapinatori , ai “ mariuoli ‘e via nova “: aspettavano lungo la strada i carri che portavano merci al mercato, e ne bloccavano immediatamente le ruote infilando tra i raggi lunghi bastoni.
Ma a ben vedere le due espressioni indicano operazioni assai diverse. Il bacchettista non vuole bloccare né azioni, né movimenti: vuole solo deviarne il corso e confondere le acque. Non escludo che il “ mettere bacchette “ appartenga al gergo della caccia, e si riferisca all’ installazione nel terreno dei perni delle trappole per gli animali. A Ottaviano, in questa campagna elettorale, c’è stato uno spreco di “ bacchette “: e pare che lo scialacquio non sia ancora terminato. Non sanno, gli inesperti, che le “ bacchette “, quando sono troppe, scacano, si sfiammano, scoppiano in mano al bacchettista.
L’” aucellone “, da “ auciello “, uccello, è l’urlone, il gridatore sguaiato che schiamazza nelle piazze, o davanti ai circoli: è il provocatore ad alta voce, che appena passa uno del partito contrario, spara le sue cazzate non in faccia a lui, perché non ne ha il coraggio, ma in aria, alle sue spalle: fa il guappo di cartone, si agita, allucca, si fa rubizzo, devono trattenerlo, se no farebbe sfracelli: “ Ve ne dovete andare; se vinciamo noi, vi facciamo il foglio di via, vi mandiamo al soggiorno obbligato, avete rovinato la nostra città. “. Ma se l’avversario si ferma, si gira, gli ficca in faccia il suo sguardo, e gli dice, a voce secca, “ Hai qualche problema ? “, l’” aucellone “ si ammoscia di botto, si affloscia in un mite sorriso: ma no, non ce l’avevo con te, potevo mai avercela con te ?, tu lo sai con chi ce l’ho…”, e gli stringe la mano, e lo prega: andiamo a prenderci un caffé.
“ ‘ A capa ‘e lignamme“ è il candidato prestanome. Io non mi posso candidare, perché ho avuto problemi con la legge, perché i malvagi dicono che sono un camorrista, perché il medico me lo ha sconsigliato, perché me lo sconsigliano gli amici: perciò, metto al mio posto un pupazzo, una testa di legno, e lo faccio eleggere con i miei voti: in consiglio o in giunta il burattino farà, per un piatto di lenticchie, quello che gli dirò di fare. Oppure sono un ingegnere potente: l’Ufficio Tecnico del Comune mi dà due incarichi al giorno, e mi fa mettere le mani su venti direzioni di lavoro al mese.
Ma il troppo storpia, e ho imparato dalla storia che non bisogna dare nell’occhio: e perciò passo incarichi, direzioni e licenze alle “ cape ‘ e lignamme”, che ci mettono il nome e la firma, e incassano per me. Per un piatto di lenticchie. Mi tengo nell’ombra, faccio lavorare qualche povero cristo, e un giorno potrò pure pretendere che mi intéstino una strada come benefattore della comunità. “‘ O votabannera”, il voltabandiera, il voltagabbana, non cresce solo sotto il Vesuvio, ma è un tipo di uomo diffuso fin dai tempi del Neolitico. Qui parliamo del modello veloce, di un consigliere che, appena eletto nella minoranza, già pensa di trasferirsi nella maggioranza, di accomodarsi nei banchi dei vincitori già nella prima seduta del consiglio: un “ votabannera “ più rapido di Achille, un consigliere disgiunto che fa una capriola vertiginosa.
Può capitare. Se è anziano, non ha bisogno di giustificarsi: chi l’ha votato, ha messo in conto che votava un acrobata: certe tendenze, col passare degli anni, salgono in superficie, come certe vene. Se l’anziano “votabannera“ è anche “ ‘na capa ‘e lignamme“, non solo non avrà bisogno di giustificarsi, ma sarà perfino compatito dall’opinione pubblica: povera capa ‘e lignamme, vedi che brutta figura lo costringono a fare, a quella età. Se il “votabannera“ è giovane, allora gli conviene trovare una motivazione nobile e commovente, e dare notizia del fulmineo cambio di bandiera con un comunicato stampa: meglio ancora, in una conferenza, con il condimento di qualche lacrimuccia. Motivazioni nobili e commoventi ne troverà a sacchi.
La più efficace resta quella di Federico Cocchetelli, l’onorevole della commedia “Il Turco napoletano“: Soffro, ma lo faccio per il bene della patria. Ma se il giovane votabannera fulmineo è anche ‘na capa ‘e lignamme, allora per lui non c’è niente da fare: deve preparare la faccia a una figura di m…a. E non c’è faccia, nemmeno se fosse più bronzea del bronzo, che possa adattarsi completamente a una figura di quella sostanza lì. Il giovane, condannato ad essere votabannera e scicchignacco – ridicolo pupazzo che il puparo si diverte a spingere giù e a tirare su – avrà per sempre “ ‘a faccia tagliata“. Moralmente sfregiata, insomma. Insomma, starà male combinato.
(Foto: quadro di Roberto Fontirossi, Il burattinaio)





