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Le streghe di Benevento, tra mito e e leggenda

La figura delle streghe nella tradizione culturale.

La figura della strega, già a partire dalle favole, luogo letterario dove si cristallizzano le tradizioni popolari, è sempre stata associata a qualcosa di oscuro e sinistro, avente connotazione sostanzialmente negativa, dispregiativa. Tale archetipo suscita paura, fantasie e ricordi ancestrali, da Circe a Medea, da Diana ai miti celtici resuscitati nel Medioevo, l’immagine della strega è sempre complessa e affascinante: dalle streghe profetiche di Macbeth alle janare, le famose streghe di Benevento.
In realtà la strega è la guaritrice del villaggio, colei che conosce profondamente la Natura, i suoi cicli e le proprietà curative delle erbe, una donna selvaggia che vive seguendo la sua indole, tipicamente lunare, essendo semplicemente se stessa e mettendo a disposizione degli altri i suoi saperi.

La categoria, tuttora viva e prolifera, pensiamo alle moderne wicca, distingue tra una magia positiva e benefica, il cui fine è da ricercare nella protezione dalla cattiva sorte e dagli eventi nefasti, dall’altra magia, quella malefica o nera che persegue scopi malvagi e vendicativi.

Il termine janara deriva da “Dianara“, ossia sacerdotessa di Diana oppure da “ianua” cioè porta, perchè secondo la leggenda popolare si era soliti collocare accanto all’uscio una scopa, così la strega, costretta a contare i fili della scopa, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce ne avrebbe rivelato la sua essenza malvagia.
Le streghe di Benevento, secondo le fonti, si riunivano al calar del sole sotto gli alberi di noce, lo “Jovis glans”, la ghianda di Giove, simbolo di fecondità e fertilità.

La leggenda narra del “noce stregato” più famoso del mondo, quello di Benevento, che fu sradicato dalla nuova religione che andava affermandosi, il Cristianesimo. L’albero però ricrebbe e le riunioni continuarono ancora a lungo, anche dopo il 1600, quando il noce originario morì..
Ancora oggi la superstizione popolare sconsiglia di riposare o addormentarsi sotto un albero di noce, se non ci si vuole risvegliare con un forte mal di testa.
Perseguitate dall’Inquisizione, le streghe venivano messe al rogo e, prima ancora, sottoposte alle ordalie, antiche pratiche giuridiche secondo le quali, la colpevolezza o l’innocenza dell’accusata, veniva decretata dal superamento, o meno, di dure prove e interpretandone i segni, desumendo da essi l’insindacabile “giudizio divino”.

Nel caso del reato di stregoneria, le prove più comuni erano quelle dell’acqua e quella del pane. In quest’ultima, ad esempio, un pezzo di pane o di formaggio, chiamato “boccone maledetto”, veniva posto sull’altare della chiesa. L’accusata veniva portata all’altare e recitava una preghiera, con l’effetto che Dio avrebbe inviato l’arcangelo Gabriele a bloccare la sua gola e farlo soffocare se colpevole, o la lasciava in vita se innocente, cosa che, naturalmente, non avveniva quasi mai.
L’accusa di stregoneria poteva essere rivolta alle donne che uscivano di sera da sole, chi era dedita al giardinaggio o alla lettura, chi aveva un rapporto affettuoso con gli animali, in particolar modo i gatti, e per altre motivazioni che rientrano, al giorno d’oggi, nelle consuete attività quotidiane.

Mito e leggenda, credenze e realtà si intrecciano fino a confondersi, accrescendo la curiosità e il mistero che ruota attorno all’immagine della strega, un universo carico di simbolismi, che è al contempo cosmico e particolare, infatti in ogni paese è possibile trovare racconti e leggende che abbiano come protagoniste le streghe, annullando, in tal modo, i confini del tempo e dello spazio.

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